Nepal: di Gagan Thapa e d'altri slogan

Una vignetta sul Kathmandu Post di oggi, 9 agosto 2005, mostra un ministro con il vestito tradizionale Nepalese, topi e giacca nera occidentale sopra che indica la folla sotto la sua finestra e dice a due reporters nel suo ufficio 'Solo perchè tutte quelle persone,studenti, contadini, insegnanti, impiegati statali, turisti,diplomatici parlano, voi giornalisti non dovete scrivere della repubblica!'
12 agosto 2005
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Fonte: International Nepal Solidarity Network www.insn.org insnitalia@yahoo.it

Ieri la seconda udienza del processo a Gagan Thapa ha assunto connotazioni politiche, molto diverse dalla prima di cinque giorni fa. Per la prima volta in una corte Nepalese gli avvocati difensori di Gagan ieri hanno chiaramente messo in discussione la costituzionalità di re Gyanendra come presidente del Consiglio dei Ministri dopo la presa di potere del 1° Febbraio dicendo anche che un re con potere esecutivo non può pretendere l' immunità da critiche. Shambu Thapa, presidente della Nepal Bar Association (Ordine degli Avvocati Nepalesi) ha affermato che un re che abbia assunto una posizione non riconosciuta dalla Costituzione deve essere pronto ad affrontare le critiche della popolazione. Inoltre ha aggiunto che è un diritto congenito del popolo cantare slogans contro un 're esecutivo' e quindi Gagan non può essere colpevole solo per aver esercitato questo diritto. Secondo la Costituzione del 1990 infatti la monarchia è un'istituzione e non può avere potere esecutivo. Nonostante ciò la Corte Speciale ha esteso di altri cinque giorni la detenzione di Gagan per permettere ulteriori indagini. Anche la Commissione Internazionale dei Giuristi (ICJ) pero' ha condannato con un secondo comunicato del 2 agosto il modo in cui la legge viene usata qui in Nepal per ridurre al silenzio le critiche contro il presente governo. Gagan ha commentato dicendo che coloro che lo hanno accusato in un futuro prossimo saranno molto probabilmente loro ad essere in carcere. Ha inoltre richiesto ai giovani e alla società civile di unirsi ed andare avanti per ottenere una repubblica. Gagan continua a dividere la cella con altri nove criminali comuni, un nigeriano, un ghanese, un coreano ed altri nepalesi tra cui uno che ha estorto un sacco di soldi ad un manager dell'Everest Bank con la minaccia di raccogliere donazioni per i Maoisti. Di mattina quando arrivano i giornali che raccontano del suo processo i compagni di stanza lo supportano dicendo che diventerà il futuro presidente del Nepal. La cella però è piccola, non ci sono finestre ma solo un piccolo ventilatore e ora Gagan sta soffrendo a causa di problemi respiratori. Non gli è ancora stato concesso un incontro privato con i famigliari che riesce a vedere solo dalle sbarre per pochi minuti. Nel frattempo in questi giorni le voci di dissenso continuano ad aumentare. Nei principali campus universitari di Kathmandu molti studenti hanno issato bandiere nere di protesta chiedendo il rilascio di Gagan e degli altri studenti ancora in carcere. Le manifestazioni hanno assunto anche toni violenti. Durante scontri con la polizia molti studenti sono stati picchiati con i bastoni e arrestati. Tre giorni fa durante una marcia con le torce di sera, vicino al Mahendra Ratna Campus, Thahachal, terminata con scontri tra polizia e studenti, bastoni contro sassi, Dhiren Babu Chand e Bikul Ghimire, sono stati arrestati. Dopo due giorni di carcere sono stati rimessi in libertà perchè non avevano precedenti penali. Il processo a Gagan comunque sta avvenendo con il sostegno massiccio degli studenti che accompagnano a piedi il furgone della polizia che porta Gagan alla corte con canti e slogan, lo sostengono quando entra ed esce dal portone della corte e aspettano in silenzio sotto il sole di questa estate nepalese per tutta la durata dell'udienza per continuare ad incitarlo prima che riparta per Hanuman Dhoka. Nonostante la tensione queste dimostrazioni di solidarietà sono sempre avvenute in forma pacifica. Gli slogan che gli studenti alzano sono gli stessi che Gagan ha urlato e per cui ora è in carcere. Dicono Nepali bidhiarti euta showr Darbar bitrai chhore chor (gli studenti nepalesi sono una voce sola dentro al palazzo sono tutti ladri) Gyane chor Desh chhod Gyan(endra) ladro Lascia il paese Shreepench hami galaunchau Desh hami chalaunchau Toglieremo la corona Mobiliteremo il paese Mai come in queste settimane la gente, anche nelle conversazioni quotidiane, parla di repubblica. Il clima è così diverso rispetto a cinque mesi fa. Allora il primo consiglio che un intellettuale Nepalese con cui ho parlato per cercare di capire quello che stava succedendo dopo il coup mi ha dato è stato quello di non parlare assolutamente contro il re con persone che non conoscevo. A me era sembrata fantascienza ma la minaccia era reale e anche i miei amici parlavano apertamente di politica solo con persone che conoscevano bene. Venerdì 5 agosto a New Baneshwor invece il secondo incontro di massa organizzato dal Movimento di Cittadini per la Democrazia e la Pace ha riunito più di venti mila persone sotto una pioggia monsonica. La condanna contro il colpo del 1° Febbraio è stata dura e chiara. Krishna Pahadi, veterano difensore dei diritti umani ha detto 'dal momento che il governo del re è pieno di criminali, non possiamo aspettarci nulla di meglio'. Dr. Mathura Prasad Shresta, esponente di rilievo della società civile ha sottolineato che nessuno, incluso il re, sta sopra il popolo, aggiungendo che 'la nazione può esistere senza il re ma non senza il popolo'. Il coordinatore del movimento, Dr Devendra Raj Panday ha dichiarato che la gente continuerà a scendere il piazza finchè il re non rispetterà la sovranità popolare. Molti poeti, intellettuali ed artisti hanno recitato poesie e cantato canzoni in favore della democrazia e della sovranità del popolo. La polizia arresta chi canta slogans contro il re e paradossalmente il re usa gli stessi mezzi per affermare il suo potere. Lo scorso febbraio circolavano per la capitale caroselli di derelitti che sventolando bandierine nepalesi cantavano Hamro raja Hamro desh Il nostro re è Il nostro paese facendo venire i brividi alla gente che aveva vissuto durante il Panchayat, erano gli stessi slogans. Donne vestite di stracci con bambini in braccio alle tre del pomeriggio: come poteva essere se non una performance pagata poche rupie dai supporters del re? Non era sicuramente la gente che con costumi impeccabili e sari sfarzosi faceva la fila davanti al Palazzo Reale il giorno del compleanno della regina per portarle done. Da mesi poi Kathmandu è tapezzata con cartelloni giganti variopinti, dipinti a mano, in nepali con cartellone gemello in inglese a fianco per la comunità internazionale e i turisti di passaggio. I messaggi sono una beffa per chi vive qui in Nepali, stile propaganda di massa. Chi gli puo' fare causa? Alcuni dicono Non abbiamo altro interesse se non quello di restaurare una pace sostenibile ed esercitare in modo significativo (?!!) la democrazia. Solo una significativa (?!!) democrazia multipartitica puo' essere un mezzo ufficiale di governo del popolo. Tutti gli organi dello stato devono rimanere all'erta onorando e sostenendo i diritti umani. Firmati 'Sua Maesta' Re Gyanendra' Ma voci dal passato sono emerse con forza anche a New Baneshwor venerdì scorso. A chiudere la manifestazione c'era Ramesh, il poeta del popolo, conosciuto e amato fin nei villaggi più dispersi del paese. Quando va a cantare nei villaggi la gente fa anche due, tre giorni di strada a piedi per unirsi alla sua voce. E' lui che ha scritto e cantato le canzoni che hanno accompagnato il movimento per la democrazia del 1990, e dopo le prime note di Gaun Gaunbata utha (Gente dai villaggi alzatevi), unendo il ricordo del passato e le speranze per il futuro la gente del movimento era tutta in piedi, a ballare e cantare a squarciagola parole che non hanno bisogno di commento e che sono insufficienti però ed esprimere l'emozione del momento Gente dai villaggi alzatevi, gente dai paesi alzatevi Alzatevi per cambiare la faccia di questo paese Chi ha in mano una penna, prenda la penna e si alzi Chi sa suonare uno strumento musicale, prenda lo strumento e si alzi Chi ha gli attrezzi di lavoro, li prenda e si alzi E chi non ha niente, prenda la propria voce e si alzi A Kathmandu il vento di cambiamento sta soffiando sempre più forte. Stamattina un astrologo mi ha detto che ci vorranno altri sette anni di sofferenze prima che la pace ritorni in questo paese. Non sono d'accordo, e infatti non mi sono fatta dire niente sul mio futuro. mm, Kathmandu 9 agosto 2005 Per informazioni:

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