Newsletter numero 18
INDICE I fatti Darfur, 1 / Slm: «Il Ciad non è la causa della guerra» Darfur, 2 / Bashir: «Non ci sono stupri sistematici» Darfur, 3 / Ali Kushayb sarà processato in Sudan Ciad / Sospesi gli aiuti umanitari nell'Est per insicurezza Sudan / I paesi Acp sostengono Bashir Rd Congo / Attacchi Lra, cinquemila profughi in Sudan I documenti Il conflitto in Ciad secondo l'Icg La Campagna Chi siamo I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna) Darfur, 1 / Slm: «Il Ciad non è la causa della guerra» Il 12 ottobre Abdel Wahid Al-Nur, tra i fondatori del gruppo ribelle Slm (Sudan Liberation Movement) e leader della fazione che non ha firmato l'accordo di pace del 2006 con il governo di Khartoum, ha dichiarato che «la soluzione della crisi del Darfur non dovrebbe essere mescolata con le relazioni tra Ciad e Sudan. La cause profonde e le conseguenze del conflitto sono in Sudan: il Ciad non è assolutamente una delle cause di questo conflitto. Noi rifiutiamo il collegamento fra i due conflitti, quello in Sudan e quello in Ciad». Il governo di Khartoum, dallo scoppio della guerra nel 2003, ha sempre accusato il governo di N'Djamena di sostenere i ribelli in Darfur. A sua volta, il Ciad accusa il Sudan di armare e finanziare i ribelli nell'est del Ciad. Darfur, 2 / Bashir: «Non ci sono stupri sistematici» Il presidente sudanese Omar el Bashir ha negato – durante una intervista alla televisione inglese Channel 4 – che in Darfur avvengano stupri sistematici in larga scala sulle donne che vivono nei campi profughi. Secondo Bashir queste donne «sono sotto l'influenza dei ribelli e alcune sono addirittura imparentate con i ribelli»; e anche se «ci possono essere stati casi isolati», questi «sono crimini normali che accadono in qualsiasi Paese del mondo. Non ci sono stupri di massa». Gli stupri in Darfur sono stati documentati da decine di rapporti di organizzazioni non governative. Luis Moreno- Ocampo, procuratore della Corte penale internazionale che accusa Bashir di crimini contro l'umanità e genocidio, è convinto che «lo stupro è una parte integrale del modello di distruzione che il Governo del Sudan sta infliggendo ad alcuni determinati gruppi in Darfur». Darfur, 3 / Ali Kushayb sarà processato in Sudan Il ministro sudanese della giustizia Abdel Basit Sabdarat, durante una visita al Cairo, in Egitto, ha dichiarato all'agenzia Associated Press che Ali Mohamed Ali Abdel- Rahman, noto come Ali Kushayb, comandante delle milizie janjawid ritenute responsabili di molti crimini in Darfur, «è agli arresti, a disposizione del governo; Kushayb verrà processato da un tribunale sudanese». Kushayb è ricercato dalla corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità. Al Cairo, i ministri della Giustizia dei paesi della Lega Araba si sono incontrati il 12 ottobre per discutere delle accuse della Cpi al presidente Bashir. Il ministro Sabdarat ha precisato che «la mediazione della Lega Araba per risolvere la crisi in atto con la Cpi procede come previsto». Ciad / Sospesi gli aiuti umanitari nell'Est per insicurezza A causa del clima di insicurezza e degli attacchi subiti molte organizzazioni non governative attive nell’est del Ciad hanno sospeso «temporaneamente» nei primi giorni di ottobre le proprie attività a sostegno degli sfollati interni e dei profughi del confinante Darfur (Sudan occidentale), che vivono nei campi situati nell'Est del Paese. Secondo l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu (Ocha) sono stati almeno 120 gli attacchi subiti dall'inizio dell'anno, ad opera dei movimenti armati antigovernativi ma soprattutto dei gruppi di banditi attivi a cavallo della frontiera. Circa 37.000 sfollati vivono nei campi di Dogdore e Ade (al confine col Sudan). Sudan / I paesi Acp sostengono Bashir I paesi membri dell'organizzazione Acp (che raggruppa stati di Africa, Caraibi e Pacifico), riuniti in Ghana per il sesto vertice dell'organismo, il 7 ottobre hanno espresso la loro solidarietà al presidente sudanese Bashir, chiedendo la sospensione dei procedimenti penali a suo carico e della richiesta di mandato di cattura presentata dal procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Moreno Ocampo. Rd Congo / Attacchi Lra, cinquemila profughi in Sudan Il 2 ottobre Jean Paul Dietricht, portavoce della missione Onu in Rd Congo, ha dichiarato che «otto villaggi dell’area di Dungu sono stati attaccati nelle ultime due settimane dai ribelli ugandesi dell'Esercito di resistenza del signore (Lra) e la situazione è sicuramente preoccupante». Lo stesso giorno l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati ha confermato l'arrivo in Sud Sudan (nella zona di Yambio) di almeno 1.200 civili fuggiti a piedi dalle aree attaccate dalla ribellione ugandese. I vertici dell'Lra hanno però negato gli attacchi. Nella settimana i profughi congolesi sono diventati cinquemila. Commentando la presa di posizione del Tribunale penale internazionale che ha ribadito la richiesta di arresti di Joseph Kony, capo dell'Lra, John Baptist Odama arcivescovo cattolico di Gulu (in Uganda), ha dichiarato: «Si dovrebbe creare un clima propizio perché Kony sia messo nella posizione di rispondere positivamente alle iniziative di pace (…); la pace sarebbe stata anzi già firmata se il Tribunale non avesse insistito così tanto sulla questione degli arresti di Kony». I documenti Il conflitto in Ciad secondo l'Icg È datato 24 settembre 2008 l'ultimo rapporto dell'International Crisis Group sul Ciad. Il documento intitolato Tchad: un nouveau cadre de resolution du conflict presenta la crisi politica interna, esacerbata dalla vicinanza con il Sudan, la quale si è acuita dopo gli scontri dello scorso febbraio, che hanno portato i ribelli molto vicini al colpo di stato, annullando di fatto i deboli accordi stipulati nell’agosto 2007 tra governo e opposizione. Oggi il paese, che è in mano al presidente di etnia zaghawa Idriss Deby, al potere dal 1990, è soggetto a un costante aumento di tensione e di insicurezza. A causa delle ingerenze internazionali, delle risorse petrolifere e della posizione geografica, l'Icg inserisce il rapporto sul Ciad nella sezione dedicata alla regione del Corno d’Africa. Gli autori del testo pongono particolare attenzione al rapporto tra Ciad e Sudan. Deby davanti alla comunità internazionale «vorrebbe porsi come elemento chiave nella strategia occidentale finalizzata al contenimento di Khartoum»; al contempo, sul fronte interno, la necessità è quella di affrontare il malcontento del suo clan di origine darfuriana e di controllare l'est del paese, che ospita i campi profughi del Darfur, continuamente soggetti ad attacchi dei ribelli. Il documento illustra una proposta di azione politica per tentare una risoluzione della crisi, partendo da una riformulazione degli accordi politici dell’agosto 2007. Si auspicano una decentralizzazione dell’autorità statale, una riforma del settore sicurezza, una serie di riforme giudiziarie che combattano la corruzione e la violazione dei diritti umani. «I ciadiani e la comunità internazionale devono capire che senza una credibile politica di negoziati che conduca a processi di riforma in ambito amministrativo ed economico, il Ciad continuerà a essere condannato a un crisi permanente». Un secondo campo di intervento - a giudizio degli autori - deve focalizzarsi sulla negoziazione tra opposizione e governo tentando di arrivare ad un cessate al fuoco permanente. Come ultima traccia di azione l'International Crisis Group evidenzia la necessità di considerare la dimensione regionale del conflitto prevedendo l’intervento di un facilitatore (individuato nel governo senegalese) sotto la supervisione dell’Unione Africana. (Il documento si può leggere su internet: www.crisisgroup.org/home/index.cfm?l=1&id=5694) . (a cura di Cristiana Paladini e Mauro Plate) La Campagna Sudan Chi siamo La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per informazioni: www.campagnasudan.it
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