Newsletter numero 19
INDICE I fatti Kordofan, 1 / Uccisi sei lavoratori cinesi Kordofan-Unity, 2 / Uccisi tre tecnici petroliferi sudanesi Darfur, 1 / Imboscata contro i caschi blu: due morti Darfur, 2 / Conferenza di pace a Khartoum, senza i ribelli Darfur, 3 / Splm e Jen instaurano relazioni politiche Sud Sudan / Rientrati 1,7 milioni di sfollati I documenti Sud Kordofan: il prossimo Darfur? L’impatto del conflitto sul commercio in Darfur La Campagna Appuntamenti Chi siamo I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna, Reuters) Kordofan, 1 / Uccisi sei lavoratori cinesi Un gruppo di rapitori in Sudan ha ucciso sei lavoratori cinesi che erano tenuti in ostaggio. La conferma è giunta il 27 ottobre dal ministero degli Esteri del Sudan. «Cinque sono stati assassinati. Due invece sono riusciti a fuggire e sono stati feriti lievemente», ha detto all'agenzia Reuters il portavoce del Ministero, Ali al-Sadig. Nelle mani dei rapitori in un primo momento erano rimasti altri due ostaggi. Il 31 ottobre la polizia sudanese ha trovato il cadavere di uno dei due, mentre l'altro è stato trovato vivo. Il 19 ottobre i sequestratori avevano catturato i nove lavoratori cinesi nel Kordofan del Sud nel terzo episodio del genere in un anno. Il rapimento era avvenuto vicino a un giacimento petrolifero, dove i cinesi stavano eseguendo un lavoro in appalto per conto della Greater Nile Petroleum Operating Company (Gnpoc), un consorzio guidato dalla cinese Cnps, che comprende anche la società indiana Ongc, la malaysiana Petronas e la società di stato sudanese Sudapet. Il Kordofan del Sud è una regione ad alto rischio dove molti gruppi locali hanno protestato per non avere ricevuto un'equa parte degli introiti petroliferi della regione. Secondo il sito di Gnpoc, il consorzio produce oltre 300.000 barili di greggio al giorno nei block 1, 2 e 4 del Sudan. Il Sudan produce circa 500.000 barili di greggio al giorno e la Cina è il primo investitore straniero. La notizia della strage era stata anticipata dalla rete televisiva Al Jazeera. I nove erano stati rapiti insieme a due autisti sudanesi. I rapitori avevano liberato uno dei due autisti affidandogli un messaggio, nel quale reclamavano una quota dei proventi petroliferi della regione. Il governo di Khartoum ha accusato i ribelli dello Jem (uno dei principali gruppi armati attivi in Darfur) di essere gli autori del rapimento e delle uccisioni. Lo Jem ha negato. Altre fonti locali indicano come colpevoli elementi di gruppi armati di etnia massirya, che già in maggio avevano rapito quattro lavoratori indiani e il loro autista sudanese impegnati nelle attività petrolifere nei pressi di Heglig, sempre nel Sud Kordofan. Kordofan-Unity, 2 / Uccisi tre tecnici petroliferi sudanesi Il 29 ottobre tre tecnici petroliferi sudanesi che lavoravano per la compagnia petrolifera yemenita Yemeni Htc sono stati uccisi dopo un'imboscata, nello stato di Unity, mentre viaggiavano tra i campi petroliferi di Heglig in Sud Kordofan e Mayom County nello stato di Unity. Due tecnici yemeniti sono dispersi: sarebbero stati rapiti. I responsabili del crimine sarebbero, secondo fonti locali, gruppi armati baggara. Darfur, 1 / Imboscata contro i caschi blu: due morti Il 30 ottobre una pattuglia di caschi blu sudafricani della missione congiunta Onu/Ua in Sudan è stata attaccata da uomini pesantemente armati a bordo di una tecnica vicino al campo di sfollati di Kassab, vicino a Kutum, nel Darfur settentrionale. Un casco blu è stato ucciso e un altro soldato, una donna, è stata ferita. A Kassab vivono circa 25mila sfollati. I caschi blu stavano sorvegliando un pozzo. Darfur, 2 / Conferenza di pace a Khartoum, senza i ribelli Il 16 ottobre il governo sudanese ha aperto nella capitale Khartoum una conferenza di pace sul Darfur, a cui hanno partecipato delegati provenienti da Egitto, Eritrea, Qatar, Unione africana, Lega araba. Salva Kiir Mayadrit (leader dell'Splm, vicepresidente del Sudan e presidente del Sud Sudan) e Minni Minnawi (il leader della fazione del gruppo ribelle Slm che nel 2006 ha firmato la pace con Khartoum) hanno partecipato ai lavori aperti dal presidente Omar el Bashir. Minnawi, consigliere di Bashir per il Darfur, era rientrato nella capitale solo in settembre, dopo quattro mesi di assenza come segno di protesta per l'insufficiente implementazione degli accordi di pace. Alla conferenza hanno partecipato anche il leader storico del partito Umma, Sadiq al-Mahdi, e una delegazione del Dup. Mancavano invece i rappresentanti del partito di Hassan el Tourabi. I movimenti ribelli in guerra con il governo di Khartoum non hanno partecipato alla conferenza e Abdel Wahid Al-Nur, leader dell'Slm, ha dichiarato che essa è solo una mossa del presidente Bashir per far credere all'opinione pubblica internazionale che sia in corso un processo di pace per il Darfur, mentre sul terreno si continua a combattere e a morire. Darfur, 3 / Splm e Jen instaurano relazioni politiche A fine ottobre i leader dello Jem (uno dei principali gruppi ribelli del Darfur) e quelli dello Splm (il partito del Sud Sudan ora parte del governo di unità nazionale) si sono incontrati per due giorni in una località segreta del Sudan, non distante dal confine con il Ciad, e hanno deciso di rafforzare le loro relazioni politiche. La delegazione dell'Splm comprendeva il segretario generale Pagan Amum, il suo vice Yasir Arman e il rappresentante dell'Splm a Washington, Ezekiel Lol Gatkuoth. Quella dello Jem era guidata dal leader del partito, Khalil Ibrahim. I rappresentanti dello Splm hanno successivamente visitato un campo di profughi sudanesi in Ciad e sono stati ricevuti a N'Djamena dal presidente Idriss Deby. Sud Sudan / Rientrati 1,7 milioni di sfollati Secondo lo Iom (l'Organizzazione internazionale delle migrazioni) circa 1,7 milioni di sfollati sudsudanesi sono rientrati nelle loro terre di origine dalla firma dell'accordo pace (gennaio 2005) a giugno 2008. Gli sfollati e profughi del Sud Sudan causati dalla ventennale guerra civile erano stimati in circa quattro milioni. Secondo le stime dello Iom gli sfollati sarebbero rientrati soprattutto nel Bahr el Gazal settentrionale (circa 400mila) e nel Kordofan meridionale (quasi 300mila). Circa il 60% delle famiglie tornate sono guidate da donne sole, e il 59% di coloro che sono rientrati hanno tra i cinque e i 17 anni. Circa il 17% degli sfollati sono tornati a casa a piedi. I documenti Sud Kordofan: il prossimo Darfur? Lo scorso 21 ottobre International Crisis Group ha pubblicato un nuovo rapporto sulla situazione sudanese focalizzando l’attenzione sul Sud Kordofan ed evidenziando come i trattati di pace, in questa regione, siano a rischio. Il documento di 31 pagine intitolato Sudan’s Southern Kordofan problem: The Next Darfur? è disponibile online www.crisisgroup.org/home/index.cfm?id=5738&l=1. Gli autori presentano lo stato del Sud Kordofan (al confine tra Nord e Sud Sudan, grande tre volte l’Olanda) come una regione dove le interazioni tra etnie arabe ed africane, principalmente nuba e missirya, sono state sempre molto rilevanti e descrivono la sua società come «profondamente polarizzata e divisa». «Negli anni Novanta i nuba presero le armi per unirsi all'Splm, contemporaneamente il governo di Khartoum cooptò i missirya e le altre tribù di etnia araba per proteggere i giacimenti di petrolio nella zona, alimentando una divisione tra le due etnie». Ora i due gruppi sono armati, organizzati militarmente e sentono un «progressivo abbandono» da parte di chi li aveva sostenuti durante il conflitto per poi disattendere le promesse fatte, quali il ritorno dei profughi, l’avvio di progetti di sviluppo, la creazione di un’amministrazione locale… Il documento analizza gli elementi di malcontento e di rivendicazione dei nuba e dei missirya documentando come, nella regione, la tensione stia salendo, sia a causa alle numerose morti a seguito di dispute irrisolte, riguardanti la proprietà delle terre e i diritti di pascolo, sia agli sforzi compiuti dal Ncp e dall'Splm per aumentare la rivalità tra le due etnie e garantirsi il supporto di queste in vista delle prossime elezioni. Per affrontare questa situazione gli autori pongono molta enfasi sulla riconciliazione tra i due gruppi, sul suo significato e sulle possibili strade per ottenerla. «La riconciliazione di questi due gruppi è un compito coraggioso ed essenziale, e non deve leggersi solo come il tentativo di prevenire un conflitto locale. L’evoluzione del processo di pace in una regione di confine tra Nord e Sud Sudan come è il Sud Kordofan, infatti, è in questo momento essenziale per valutare la viabilità dell’intero processo di pace in Sudan e permetterebbe di capire se l'accordo globale di pace del 2005 offre un quadro di riferimento utile per la risoluzione di conflitti dove le parti non sono profondamente legate né al Ncp né al Splm (questo avviene in Sud Kordofan come in Darfur)». Per rendere efficace questa riconciliazione vengono suggerite alcune raccomandazioni alla comunità internazionale e al governo locale. «Sono necessari aiuti economici per organizzare un dialogo interetnico che punti a rafforzare la riconciliazione e a produrre un’agenda comune». Inoltre «la missione Onu e gli altri membri della comunità internazionale hanno un ruolo fondamentale per la stabilizzazione del nuova regione. L’ Unmis non dovrebbe limitarsi a registrare gli incidenti e le violenze, ma seguendo l’esempio dell’Jmc (Joint Military Commission), stabilitosi sui Monti Nuba dopo il cessate il fuoco del 2002, dovrebbe divenire un partner attivo nella prevenzione dei conflitti collaborando con le autorità delle diverse etnie». (A cura di Mauro Plate) L’impatto del conflitto sul commercio in Darfur Feinstein International Center, un centro di ricerca universitario del Massachusetts (Usa), ha pubblicato in giugno una ricerca condotta da Margie Buchanan e dal Abdulla Fadul sull’impatto del conflitto nel commercio in Darfur. Il lavoro analizza come la guerra abbia profondamente modificato il mercato locale incidendo non solo sulle condizioni di vita ma anche sul tipo di relazioni e sulla struttura sociale esistente. «Il commercio non solo è sempre stata la linfa vitale dell’economia dei tre stati che compongono la regione del Darfur, ma anche una delle principali modalità con cui i differenti gruppi etnici hanno interagito». «Il normale svolgimento delle attività commerciali è stato profondamente sconvolto dai cinque anni di conflitto tra il governo del Sudan e i movimenti ribelli»: sono cambiati le strade percorse dalle merci, l’importanza di alcuni beni e persino il profilo dei commercianti. I ricercatori, che si sono basati per la stesura del documento su interviste a commerciati delle tre principali aree urbane della regione (Al Fashir, Al Geneina, Nyala), analizzano nel dettaglio la trasformazione dei luoghi di scambio, le cause dell’aumento dei costi di trasporto, gli ostacoli che si incontrano nelle operazioni di compravendita, le dinamiche e le distorsioni venutesi a creare con l’immissione sul mercato degli aiuti umanitari e mettono in luce i rischi dei traffici non controllati all’interno dei campi profughi. «La rete dei mercati tradizionali è stata distrutta o fortemente danneggiata, la maggior parte dei mercati rurali sono stati abbandonati a causa delle violenze in atto nella regione, i pochi rimasti in funzione hanno dovuto adattarsi alle condizioni ostili dettate dall’insicurezza, dal brigantaggio e dalla riduzione della produzione». Anche i mercati delle zone urbane, una volta, luogo di importante scambio sia con il Ciad sia con tutto il resto del Sudan sono stati fortemente ridimensionati. «Il mercato di Al Genina è sempre più frequentato da commercianti ciadiani che vendono zucchero o tè e comprano dalle persone dei campi profughi le razioni degli alimentari distribuite dai programmi internazionali di aiuto». Allo stesso tempo si assiste ad un fenomeno difficile da monitorare: i traffici di merci nelle aree a grande concentrazione di profughi, in genere controllati dai capi dei campi profughi, stanno diventando la modalità privilegiata per vendere beni rubati, compresi bestiame e veicoli. «Se il 30% dei commercianti è fallito negli ultimi cinque anni lo si deve all’isolamento, alla mancanza di strade, all’aumento dei rischi legati alla presenza di banditi, al moltiplicarsi di dazi da pagare ai checkpoint, alle numerose tasse “informali” per ottenere protezione militare e al venir meno delle forme di credito informale tra commercianti che, prima della guerra, erano state di ausilio allo sviluppo delle attività di scambio». Il documento offre, infine, alcuni suggerimenti alla comunità internazionale per agire positivamente sul contesto. Secondo gli autori è necessaria una più regolare e rigorosa analisi per comprendere come gli interventi umanitari influenzano il mercato locale di prodotti chiave per il sostentamento della popolazione e come il commercio possa essere maggiormente stimolato attraverso l’organizzazione di forme di credito più affidabili. (a cura di Mauro Plate) La Campagna Sudan Appuntamenti In occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani la Campagna italiana per il Sudan organizza alcune attività e iniziative di sensibilizzazione e informazione. Venerdì 21 novembre – Cremona Ore 17.30 - Presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi, presso Cisvol Cremona. Partecipano: Acli Cremona, Gruppo Lente. Sabato 22 novembre – Modena Ore 14.30 - Marcia per i diritti umani. Partenza dal monumento dei Caduti per la libertà. Partecipano: Comitato diritti umani casa della pace Modena. Ore 19.00 – Spettacolo teatrale Con buona pace, presso spazio Tenda, Viale Molza. Lunedì 24 novembre - Lucca Ore 17.45 - Presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi, presso la libreria Baroni. Partecipano: Centro di cooperazione missionaria e Amani Nyayo. Lunedì 24 novembre – Napoli Ore 16.30 - Conferenza e presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi presso la sala provinciale, chiostro di Santa Maria la nuova. Partecipano: gruppo Mani Tese Napoli, con il patrocinio di Provincia di Napoli, assessorato alla pace, Seconda municipalità. Martedì 25 novembre – Pavia Ore 15.00 - Conferenza e presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi. Partecipa: Università degli studi di Pavia. Martedì 25 Novembre – Mirandola Ore 21.00 - Presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi, presso il castello dei Pico. Partecipano: Comune di Mirandola, gruppo Mani Tese Finale Emilia. Mercoledì 26 Novembre – Padova Ore 20.45 - Presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi, presso la sala anziani, Municipio di Padova. Partecipa: Ipsia Padova con la collaborazione di Medici con l’Africa-Cuamm, Missionari Comboniani e il patrocinio del Comune di Padova. La presentazione si inserisce nelle iniziative del programma Diritti + Umani. Giovedì 27 Novembre – Milano Ore 18.00 - Presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi. Partecipa: Altreconomia. Sabato 29 Novembre – Modena Ore 9.30–16.30 - Convegno Il Corno d’Africa a 60 anni dalla dichiarazione Universale dei diritti umani. Presso sala dell’ex oratorio, Palazzo dei Musei. Partecipano: Provincia di Modena, Fondazione cassa di risparmio di Modena, Università di Modena e Reggio Emilia – facoltà di lettere e filosofia, Comune di Modena. Ore 17.30 - Presentazione libro Darfur. Geografia di una crisi presso la libreria Feltrinelli di Modena. Partecipano: Provincia di Modena, Fondazione cassa di risparmio di Modena. I relatori delle iniziative saranno: Mudawi Ibrahim Adam, presidente dell’associazione Sudan social development organization, partner dei progetti di Campagna italiana per il Sudan. Mariam Yassin, direttore esecutivo di Iida, Women's Development Organization. Diego Marani, giornalista e curatore del libro Darfur. Geografia di una crisi. Bruna Sironi, Campagna italiana per il Sudan. Esperti sui temi dell’Africa e dei diritti umani tra cui Maria Cristina Ercolessi, Claudio Baraldi, Achille Lodovisi, Paola Degani, Raffaele Masto, Domenico Affinito, Massimo Zaccaria. Per ulteriori informazioni su orari e relatori di ciascun evento: www.campagnasudan.it. Chi siamo La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per informazioni: www.campagnasudan.it.
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