L'Africa italiana: il ghetto di Rignano
Capanne costruite con assi di legno e cartone, rivestite da grandi fogli di plastica, nelle quali trovano posto anche una ventina di persone. Se si hanno abbastanza soldi, però, si può anche riuscire a comperare porte e finestre dismesse con le quali realizzare le pareti. In questo non luogo, raggiungibile solo se si conosce a fondo la geografia della capitanata abitano 700 braccianti agricoli stagionali provenienti per lo più dalle varie nazioni africane. In inverno circa 200 immigrati rimangono al ghetto.
Chi è nel ghetto già da giugno affitta strisce di terra dai contadini, costruisce le baracche e poi affitta i posti letto a chi arriva dopo. Spesso oltre al posto letto c’è anche la possibilità di usufruire della cena, sempre se la si paga, ovvio. Chi arriva dopo deve pagare, per dormire, per il pasto, per usufruire del "passaggio” in macchina verso i campi o le città vicine.
Se pensate che dopo le proteste dello scorso anno nelle campagne leccesi il caporalato sia finito, vi sbagliate. Qui le figure che fanno da intermediari sono due, il “capo-nero”, una sorta di caposquadra, e il “capo-bianco” il vero e proprio caporale. Il “capo-nero” a volte vive nel ghetto, a volte si occupa anche della costruzione de delle abitazioni e di affittare i posti-letto. Si occupa del trasporto e realizza le squadre di lavoro con braccianti per lo più della sua stessa nazionalità.Il capo-bianco è un italiano è il “superiore” del “capo-nero” lo contatta per chiede la “squadra” quando c’è bisogno e contratta il prezzo con i contadini. Ma a trarre i veri profitti da queste squadre di lavoratori a cottimo sono le aziende che trasformano il pomodoro. Grazie alla bassa remunerazione di braccianti ricattabili, circa 3,50 euro a cassone, possono continuare ad avere bilanci in positivo per le proprie aziende.
Nella notte tra l’11 e il 12 agosto una candela ha dato fuoco alle pareti di cartone di una delle baracche. Da lì l’incendio si è propagato velocemente e molti ragazzi hanno preso la casa. C’è chi nell’incendio ha perso tutto, dai vestiti ai documenti. I pompieri, allertati immediatamente dagli stessi residentri del ghetto non sapevano come raggiungere il posto e hanno avuto bisogno di diverse indicazioni. Già dal giorno successivo però molti degli abitanti del ghetto erano lì a ricostruire le fondamenta, a scavare buche e a erigere scheletri di case. Ma solo chi non aveva perso i soldi nell’incendio ha potuto permettersi la ricostruzione immediata.Al Ghetto di Rignano, due volte alla settimana, arriva un autobus di Emergency che offre assistenza sanitaria gratuita ai braccianti. Ogni pomeriggio, dal lunedì al venerdì, il campo di lavoro “Io ci sto”, organizzato da Padre Arcangelo Maira, missionario scalabriniano, porta nel ghetto decine di volontari che insegnano italiano, offrono indicazioni “legali” e trasmettono, da una tenda, “Radio Ghetto” 97.0 . La radio, con il passare delle settimane, è diventata un luogo dove i migranti possono parlare delle proprie storie, scegliere la musica da ascoltare, parlare la loro lingua e, perché no, anche divertirsi e ballare.
La scuola di italiano è sempre molto partecipata, appena tornati dai campi i ragazzi si mettono in fila, prendono una penna e il loro quaderno e cominciano a scrivere, ad ascoltare, a parlare. C’è chi vive in Italia da diverso tempo ed è in grado di esprimersi bene, c’è anche chi dell’italiano non riesce a capire molto, forse per tutti quei suoni strani come “gli”, “ghi”, e “gi” o per quella maniera strana che abbiamo di trattare gli immigrati. La Regione Puglia si occupa di far arrivare l’acqua e la nettezza urbana foggiana di tanto in tanto passa a recuperare l’immondizia accumulata. La frequenza con cui passano il camion dei rifiuti è comunque scarsa, per questo è molto facile trovare dei roghi di rifiuti nel campo.Della settimana trascorsa nel campo ricorderò gli occhi dei miei “studenti”, stanchi e stremati dalle troppe ore passate sotto il sole a raccogliere pomodori, ma con ancora la voglia di masticare una lingua nuova. Nemmeno il terreno sollevato dal vento sarà difficile da scordare. Terreno che non andava via nonostante la doccia, nonostante il sapone, quella terra di nessuno che si appropria di chi può.
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