Conflitti

Ecco dove sono intrappolati

Guerra in Libia, il grido dei migranti dai centri di detenzione

Oltre 600 persone a Quaser Bin Gashir da due giorni senza cibo ed elettricità. Tra loro più di 100 bambini, donne incinte e 7 in allattamento.
8 aprile 2019
Redattore Sociale

La guerra mette a rischio i più deboli Da due giorni sono senza acqua, cibo ed elettricità. E attraverso whatsapp lanciano un appello disperato: “Aiutateci o moriremo”. Sono le persone detenute nel centro di Qaser Bin Ghashir, vicino Tripoli: oltre 600 in tutto, tra cui almeno 112 bambini, 7 donne che allattano e 4 incinte. A fare da tramite l’avvocata per i diritti umani Giulia Tranchina, basata a Londra, ma in contatto diretto con un ragazzo minorenne. “Da venerdì la situazione è precipitata - racconta Tranchina a Redattore sociale- . Sono disperati ma non sono ancora stati tirati fuori di lì. Le forze di Haftar hanno preso possesso del centro di detenzione: da sabato mattina fino a ora le persone sono senza luce, l’acqua va con la pompa quindi non ne hanno nè per bere nè per lavarsi. Non hanno cibo. Mi dicono che ieri i soldati sono andati via, abbandonandoli”.

L'SOS di Medici Senza Frontiere

Il centro di detenzione di Ain Zara, dove pochi giorni fa il segretario generale delle Nazioni Unite ha constatato “la sofferenza e la disperazione” di rifugiati e migranti, si trova ora nel pieno degli scontri, con quasi 600 persone vulnerabili, compresi donne e bambini, intrappolate al suo interno. Testimonianze arrivate da un altro centro suggeriscono che alcune persone vengano costrette a lavorare per i gruppi armati. MSF chiede che tutti i rifugiati e migranti detenuti in Libia siano evacuati dalle zone a rischio appena possibile e, in attesa del loro rilascio, che vengano garantiti la loro sicurezza e i loro bisogni essenziali. Il conflitto attuale non fa che evidenziare ancora una volta che la Libia non è un porto sicuro dove la protezione di migranti e rifugiati possa essere garantita.

Il centro è in una situazione di sovraffollamento: si parla di circa 600 persone, erano 450 fino a due mesi fa, poi sono arrivate almeno un altro centinaio di persone tra migranti arrestati a Tripoli e persone portate dai trafficanti. Nella sezione maschile si vive in condizioni estreme, ha spiegato all’avvocata uno dei migranti che si trova attualmente nel centro. “Ci sono molti bambini e minorenni, ci sono anche diverse donne. I bambini e i neonati sono nella sezione femminile - aggiunge -. Quello che chiedono è di aiutarli, di andarli a salvare: è un appello che rivolgono innanzitutto all’Unhcr, ma il personale locale, contattato da uno di loro, ha detto di non potersi avvicinare al centro per ragioni di sicurezza”. I soldati hanno comunicato alle persone che a breve potrebbero essere spostate, ma la paura è che questo sia solo l’inizio di una nuova agonia. Hanno paura di essere portati via per essere torturati di nuovo: “non ci lasceremo vendere un'altra volta” - ripetono - “non vogliamo ricominciare di nuovo questo inferno in un altro centro di detenzione. Moriremo qui”. Tranchian è in contatto con i migranti di Quaser Bin Gashir da agosto: "le persone vivono in questo centro da almeno un anno masono in Libia da molto prima, sono stati tutti riportati indietro dalla Guardia costiera libica e sono tutti registrati dall’Unhcr. Il rischio è che se provano a spostarli possa accadere qualcosa di brutto - spiega Tranchina - Temono che vogliano farli fuori o trafficarli di nuovo”.

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Aggiornamenti del 18 aprile 2019 

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