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Perché circolano ancora questi stereotipi?

Non confondiamo gli hacker con i cracker

Abbiamo cercato la parola hacker nel nuovo dizionario DISC, "il primo dizionario che (…) cura le definizioni in termini non stereotipati" (come ama autodefinirsi). E' emersa l'equiparazione degli hacker ai vandali!
21 settembre 2003 - Alessandro Marescotti

Prendete in mano un nuovo dizionario e cercate la parola hacker. Sul mio c'è scritto: "Hacker: dilettante appassionato di informatica, che usa la sua competenza soprattutto in modo improprio e illegale, introducendo anche virus capaci di danneggiare la memoria dei computer cui accede; in italiano: pirata informatico. Derivato da to hack "fendere, fare breccia". Parola nata nel 1989". Poco sotto: "Hacking: pirateria, vandalismo nell'informatica". Queste definizioni sono tratte dal Dizionario DISC edito dalla Giunti e curato da Francesco Sabatini (ordinario di Storia della lingua italiana nell'Università di Roma e accademico della Crusca), da Vittorio Coletti (ordinario di Storia della lingua italiana nell'Università di Genova e socio nazionale dell'Accademia della Crusca) nonché da Paolo D'Achille (professore di Linguistica italiana dell'Università di Roma) che ha curato i neologismi. Ma chi sono veramente gli hacker? Proviamo a leggere Manuel Castells, uno dei maggiori studiosi della società dell'informazione. Fa infatti parte dell'Advisory Board (Consiglio Consultivo) sulle tecnologie dell'informazione del Segretario generale delle Nazioni Unite e svolge la sua attività di insegnamento tra le università della California e di Barcellona. Le informazioni che troverete qui di seguito sono tratte dal libro "Galassia Internet", tradotto in italiano da Feltrinelli. Castells scrive: "La cultura hacker gioca un ruolo fondamentale nella costruzione di Internet", e aggiunge che "la si può considerare il terreno fertile delle innovazioni tecnologiche più importanti realizzate attraverso la cooperazione e la libera comunicazione". Poco dopo spiega: "Gli hacker non sono ciò che raccontano i media. Non sono esperti informatici irrequieti, ansiosi di crackare codici, penetrare illegalmente nei sistemi o portare caos nel traffico informatico. Quelli che si comportano così sono chiamati "crackers" e di solito vengono respinti dalla cultura hacker" (p.49).
Ma la differenza fra hackers e cracker sul mio dizionario non appare in quanto la parola cracker è così definita: "Sfoglia salata, dura e croccante di gusto simile al pane. Derivazione di to crack "rompere"; parola nata nel 1956". Torniamo agli hacker. Manuel Castells cita Eric Raymond, uno dei principali esperti dell'universo hacker, che dice: "Esiste una comunità, una cultura condivisa, di programmatori esperti e maghi del networking che fa risalire la propria storia ai decenni passati, ai primi minicomputer time-sharing e ai primi esperimenti di ARPANET". Raymond fa risalire la nascita del termine hacker agli esperimenti realizzati nel laboratorio di intelligenza artificiale del MIT. Gli hacker realizzarono poi, afferma Castells, dei "network autorganizzati in grado di trascendere il controllo istituzionale". Steve Levy parla degli hacker come soggetti capaci di cooperare attorno a progetti di "programmazione creativa", si veda il suo libro "Hackers: gli eroi della rivoluzione informatica" (ShaKe, Milano, 1996).
Bill Gates, fondatore della Microsoft, ha bollato gli hacker come pirati e ciò che leggiamo sul dizionario DISC è esattamente ciò che il re del software avrebbe scritto. Ma il significato dei neologismi informatici non può coincidere con gli stereotipi graditi alla multinazionale Microsoft. Speriamo che un ottimo dizionario come il DISC rimedi nella prossima edizione.

Note:

Articolo scritto per la rivista "Mosaico di pace"

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