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Speciale/ Red Hat Linux va in pensione

Per focalizzarsi unicamente sul più lucroso mercato enterprise, Red Hat si appresta a lasciar perdere le distribuzioni di Red Hat Linux, e arriva a consigliare Windows per i desktop. Ma la reazione all'annuncio è tutt'altro che positiva
6 novembre 2003 - Punto Informatico

Releigh (USA) - Con una mossa timidamente preannunciata all'inizio dell'anno, Red Hat si prepara a mandare in pensione quella famiglia di sistemi operativi, Red Hat Linux, nata nel lontano 1994 come distribuzione di Linux per uso generale e poi progressivamente spinta verso il mercato consumer.

Negli scorsi giorni l'azienda dal cappello rosso ha notificato ai propri utenti registrati le date in cui cesserà il supporto e l'aggiornamento di Red Hat Linux, precisando inoltre che non verranno rilasciate nuove versioni del prodotto.

La manutenzione e la correzione della famiglia di sistemi operativi Red Hat Linux verrà interrotta a partire dal 31 dicembre 2003 per le versioni 7.x e 8.0 e a partire dal 30 aprile 2004 per la versione 9. In questo arco di tempo le versioni gratuite di queste distribuzioni rimarranno disponibili per il download, mentre le versioni a pagamento - le stesse che Red Hat vende su CD ad un prezzo compreso fra i 40 e i 150 dollari - verranno progressivamente ritirate dal mercato.

L'obiettivo di Red Hat è quello di focalizzare ogni suo sforzo nello sviluppo e nel supporto della propria linea di soluzioni enterprise, la stessa che di recente ha visto l'arrivo di Red Hat Enterprise Linux 3. È questa la piattaforma verso cui Red Hat spera ora di spingere buona parte di quegli utenti business che oggi utilizzano una qualche versione della propria distribuzione mainstream. Per facilitare la migrazione dei propri utenti la società ha creato il Red Hat Linux Migration Resource Center e ha lanciato una promozione, valida fino alla fine di febbraio, che prevede lo sconto del 50% sull'acquisto di Red Hat Enterprise Linux WS o ES Basic.

Per tutti coloro che non sono disposti a saltare verso una distribuzione il cui costo, per la versione base, è di poco inferiore ai 200 dollari, Red Hat propone il passaggio a Fedora, un giovane progetto finanziato dalla stessa società di Releigh con lo scopo di costruire una distribuzione completa, general purpose e completamente basata su applicazioni free software. Per l'azienda dal cappello rosso Fedora, di cui è stata appena rilasciata la release Core 1, ha un duplice compito: quello di offrire agli "esuli" di Red Hat Linux un'erede naturale della propria distribuzione mainstream, e quello di dar vita ad un bacino di tecnologie e talenti a cui eventualmente attingere per migliorare la propria famiglia di sistemi operativi enterprise.

Diversi utenti, gridando al tradimento, hanno accolto la mossa di Red Hat fra i fischi.

"Gli utenti di Red Hat meno preparati (all'annuncio di Red Hat, N.d.R.) sembrano scioccati dall'idea", si legge in un post apparso su NewsForge.com.

"Abbiamo diverse installazioni Red Hat nella mia azienda - scrive Federico "BFish" a Punto Informatico - e ne stavamo preparando una ventina con Red Hat Linux 9.0, più Samba 3.0 e LDAP, per sostituire Novell. Potete immaginare il nostro stato d'animo nell'apprendere la decisione di Red Hat. E adesso chi si fida più a installare una distribuzione se poi diventa tutto a pagamento?".

L'altro interrogativo molto frequente fra coloro che hanno scritto a PI è "cosa faccio ora dei miei server con Red Hat Linux?".

Fedora, sostengono in molti, non può essere considerata un'alternativa a Red Hat Linux, e questo sia perché non è ufficialmente supportata da Red Hat - e dunque nessuno può garantire la necessaria tempestività nello sviluppo delle nuove versioni e nel rilascio delle patch - sia perché attualmente va ancora considerata in fase di sviluppo.

Queste sono alcune delle ragioni che nei prossimi mesi potrebbero spingere un non trascurabile numero di utenti di Red Hat Linux verso distribuzioni alternative come Mandrake, Debian, Slackware o Gentoo.

Se dunque nella comunità di Linux c'è chi boccia senza appello la nuova politica di Red Hat, gli analisti sembrano invece lodarne le strategie di marketing: in particolare, questi ricordano come la scelta di Red Hat di focalizzarsi sul mercato enterprise l'abbia portata, alla fine dello scorso anno, a registrare i suoi primi profitti in bilancio. Al contrario, - fanno notare gli stessi osservatori - quelle aziende che fino ad oggi hanno scommesso tutto sul mercato desktop di massa hanno dovuto rinunciare ai propri progetti, ridimensionarli drasticamente o diversificare il proprio business: è questo ad esempio il caso di MandrakeLinux che, per rimediare ad una situazione finanziaria critica, dallo scorso anno ha cominciato a vendere versioni server del proprio sistema operativo. È altrettanto vero, tuttavia, che con il recente rilascio della versione 9.2 di MandrakeLinux, la società parigina abbia introdotto un'edizione, la Discovery, specificamente dedicata agli utenti consumer.

A differenza di MandrakeSoft, Xandros, Ximian, Lindows.com e altre società che stanno cercando di spingere Linux sul mercato consumer, Red Hat sembra convinta del fatto che per il Pinguino non c'è ancora spazio nei salotti. Questa convinzione traspare cristallina da alcune recenti dichiarazioni dello stesso CEO e president di Red Hat, Matthew Szulik.

"Devo dire che per il mercato consumer Windows continua probabilmente ad essere la linea di prodotti più adatta", ha affermato Szulik. "È mia opinione che per il classico consumatore, prendendo in considerazione i driver di periferica e forse anche altre funzionalità tradizionali, la tecnologia di Linux debba maturare ancora un po'".

Szulik ha fatto l'esempio del padre novantenne che dovesse andare ad acquistare in un negozio un computer con Linux.

"So bene cosa succederebbe", ha detto il boss di Red Hat. "Tenterebbe di installarlo e, o non ne avrebbe un'esperienza positiva, o finirebbe per mettere un bel po' sotto pressione il servizio di assistenza".

La ritirata di Red Hat dal mercato di massa potrebbe lasciare campo libero a Novell, un colosso che grazie all'acquisizione di Ximian e a quella, imminente, di SuSE, sembra avere risorse sufficienti per riproporre l'assalto a Windows anche nel settore consumer.

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