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Creative Commons, una rivoluzione lunga 5 anni

Il 16 dicembre 2002 facevano il loro esordio le licenze alternative ideate da Lawrence Lessig. Iniziava una nuova fase nella gestione della creatività e dei diritti d'autore nell'era digitale. Parla Juan Carlos De Martin
13 dicembre 2007 - Marco Trotta
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Domenica prossima compiranno cinque anni. Ere geologiche per la società dell'informazione. Eppure anni importanti se il progetto in questione sono le Creative Commons (CC) che hanno cambiato sensibilmente il modo di discutere e praticare il diritto d'autore. La prima versione delle licenze, infatti, è stata infatti resa pubblica il 16 dicembre 2002 dall'omonima associazione nata nel Massachusetts. L'idea era semplice quanto geniale: creare un spazio tra il classico copyright, quello del "tutti i diritti riservati", e il pubblico dominio, dove l'opera è a disposizione di tutti. Uno spazio alternativo nel quale autori e fruitori possono scegliere tra un ampia gamma di diritti: copiare, distribuire, creare opere derivate, per fini commerciali o meno.
Il passo successivo è stato creare un sito (www.creativecommons.org) dove scegliere le opzioni preferite e ottenere una etichetta, leggibile in maniera chiara anche dai non esperti di materie giuridiche, da apporre sulla propria opera elettronica, sito, documento o cd che sia. Un problema di libertà, come ha più volte sottolineato Lawrence Lessig, ideatore del progetto e di diversi libri tra i quali Cultura Libera (ed. Apogeo), ma anche di tutela di quella creatività resa possibile dalle nuove tecnologie.
Esattamente due anni più tardi sbarcheranno in Italia grazie all'interessamento del Cnr e della Facoltà di Scienze Giuridiche dell'Università di Torino. Ma soprattutto grazie all'impegno di persone come Juan Carlos de Martin, professore associato e responsabile di CC Italia, nonché, da pochi giorni, coordinatore di "Communia", una nuova rete europea sul pubblico dominio digitale (www.communia-project.eu). "In realtà il lavoro più importante è stato fatto durante il 2003 - racconta De Martin - c'era bisogno di tradurre e adattare le licenze alla giurisprudenza italiana. Un impegno faticoso, ma non impossibile perché nonostante le differenze tra i sistemi giuridici, gli accordi internazionali assicurano dei principi di base. Le CC hanno cercato una localizzazione per permettere anche agli artisti, e nella loro lingua, di poter tutelare le loro opere con gli stessi principi". Grazie a questa scelta oggi esistono nel mondo 40 progetti di CC locali, principalmente gruppi di lavoro che partecipano al dibattito e aggiornano le licenze quando vengono modificate negli Stati Uniti. "Di volta in volta - continua De Martin - troviamo i termini giuridicamente più adatti. Inoltre promuoviamo convegni e produciamo documenti informativi per il sito".
Un lavoro prettamente tecnico, anche perché le indicazioni di Lessig erano di non creare associazioni che promuovessero in prima persona iniziative politiche. Cosa che invece è lasciata alla libera iniziativa dei membri, con alterne fortune. Come nel caso della campagna Scarichiamoli (www.scarichiamoli.org) che mirava a far approvare una legge per rendere disponibili sotto CC tutte le opere realizzate con fondi pubblici. O come quando nella bozza del nuovo contratto di servizio della Rai entrò la proposta pubblicare l'archivio sotto CC (come fa la Bbc, d'altronde), poi tolta dal testo finale.
Potrebbe invece rivelarsi positivo l'accordo tra Siae e l'associazione Free Hardware Foundation sulla scia di un analogo progetto olandese, per permettere l'utilizzo di licenze alternative, come le CC, anche ad un iscritto alla Siae, cosa ora impossibile. "Nei dibattiti ai quali partecipiamo - continua De Martin - preferiamo lasciare fuori la politica e parlare di utilizzi. E i risultati si vedono: dal 2004 a oggi per esempio sono usciti molti libri sotto CC, di Feltrinelli come di Stampa Alternativa. Stessa cosa accade per gli inserti culturali de La Stampa. E, ancora, molte etichette e artisti emergenti, blog e siti di informazione come Punto Informatico. Perfino alcuni siti del ministero della Ricerca e della Polizia di Stato". Non mancano, ovviamente, le novità per il 2008. "Ai primi dell'anno uscirà la nuova licenza, la 3.01, che marcherà in maniera ancora più forte la differenza tra un opera e gli utilizzi derivati".

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