CyberCultura

Musica, video, film e giochi i contenuti che si pagano

25 novembre 2003
Redazione
Fonte: Affari & Finanza - La Repubblica
Il via libera è arrivato, ovviamente, dagli Stati Uniti dove l’Internet gratis non è praticamente quasi mai esistito. E il segnale più netto che in Rete stava maturando un’utenza disponibile a pagare è stato quello di Yahoo!, la società di directories che dopo aver puntato sulla pubblicità online ha virato sui servizi paganti ottenendo un incredibile successo. L’offerta nel corso degli ultimi dodici mesi si è ampliata a dismisura, sempre tralasciando i siti di commercio elettronico come Amazon e eBay che rappresentano un modello diverso, ed è quasi sempre collegata all’accesso a banda larga.
Se si possiede un collegamento veloce, da almeno 400 kbit\s, allora si è disponibili ad acquistare video, musica, giochi. A sugellare l’apertura della nuova era di Internet è stato però Steve Jobs con il suo sistema di vendita di brani musicali, iTunes, l’unico che è riuscito a convincere le grandi major a mettere a disposizione un catalogo degno di interesse per i navigatori. In tre giorni e mezzo, dal lancio della versione Windows avvenuto lo scorso 17 ottobre, gli utenti hanno scaricato un milione di canzoni pagando 99 cents di dollaro a pezzo, replicando il clamoroso successo registrato dalla prima versione del sistema, quella riservata ai proprietari di sistemi Apple. Analoghe offerte sono partite in altri paesi europei dove i prezzi si aggirano tra 70 centesimo e un euro, a seconda dei brani e dei sistemi di acquisizione dei file digitali. Negli Stati Uniti dono diverse le offerte online di copie di films mentre oltre un milione di navigatori è abbonato al servizio di streaming video offerto da RealNetworks (9,95 dollari al mese) che permette di vedere filmati Cnn, partite di baseball, basket. Secondo le stime degli istituti di ricerca alla fine del 2002 gli internuati che avevano pagato per acquistare contenuti online erano 47,1 milioni per una stima di fatturato di 3,8 miliardi di dollari. Ovviamente si tratta di una gamma diversissima, dai siti di finanza come Thestreet.com o Multex a Playboy, il cui successo è stato talmente rilevante da diventare uno dei fenomeni di studio più interessante per gli operatori della Rete.

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