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Se l’articolo dell’Espresso del 01/06/2005 suscita sconcerto e sgomento ancor di più, deve suscitare la mancata applicazione della legge per la tutela della salute dei cittadini. Infatti, i cittadini devono essere tutelati per legge da ogni possibile pericolo causato o provocato dall’uomo. Abbiamo denunciato sui quotidiani locali molti mesi fa la mancata applicazione del decreto legislativo 320/95 e di recente anche l’applicazione del DPR 25.2.2005 che definisce “le linee guida per la predisposizione dei Piani d’Emergenza di cui il Decreto Legislativo 17.8.1999, n. 334”.

Per quanto riguarda le informazioni riguardo ai piani d’emergenza nucleare, dighe e “Porto nucleare” di Taranto nulla è dato sapere. Nulla ancora è stato fatto ed i cittadini non sanno cosa fare in caso d’incidente e/o contaminazione nucleare (discariche abusive permettendo). Abbiamo chiesto instancabilmente trasparenza e chiarezza sui misteri della Trisaia, visto che ad ogni commissione parlamentare sui rifiuti, tutte le volte che la seduta discuteva del centro nucleare della Trisaia le relazioni erano sostituiti dagli “omissis”.

Gli incidenti nucleari del centro della Trisaia e le inchieste giudiziarie sui traffici di materiale nucleare non hanno mai dato tranquillità alla popolazione ed al diritto di vivere serenamente sul proprio territorio. Da una vecchia gestione “targata Enea” siamo passati ad una gestione Sogin della Trisaia. Sogin dal canto suo promette un “decomissioning” e un “prato verde” della Trisaia, ma dimentica di mostrarci, con progetti alla mano, che fine farà effettivamente l’impianto di riprocessamento dell’ITREC. Ad ogni convegno i tecnici Sogin “raffreddano” le attese per un ritorno delle barre d’Elk River negli Stati Uniti (anzi la SOGIN vuole portare nel 2006 quelle di Casaccia in Trisaia ).
Restano poi le famose “fosse” o SIROI, di cui ignoriamo ancora il contenuto e tutto quello di cui non si è ancora parlato. La SOGIN in questo modo non garantisce di certo la trasparenza. SOGIN non va oltre la propaganda che rientra nella “comunicazione aziendale”, sempre meno credibile, grazie ai pieni poteri a lei conferiti dal governo per attività nucleari che questa società svolge anche all’estero (riprocessamento materiale nucleare, decomissioning dei sommergibili russi e la ricerca spasmodica di un deposito unico per le scorie in Italia, etc).

Inoltre si profila una decomissioning a prato verde della Trisaia della durata di circa 15 anni, quando in Francia per smantellare un’intera centrale nucleare riescono a farlo in appena sette anni. Abbiamo più volte chiesto senza risultato i controlli della matrice ambientale ed alimentare per un attento monitoraggio ambientale per tutelare ambiente e popolazioni ( da diffondere su stampa o su internet).La SOGIN, l’ENEA o altri Enti regionali (ARPAB, Istituto Zooprofilattico) non hanno mai divulgato queste informazioni. Le indagini epidemiologiche sul territorio sono sollecitate da più parti: dalla Trisaia, da Pisticci, da Melfi. Per avere dati credibili ora, visto il tempo perso, diventa più difficile (visto che per un’indagine epidemiologica seria occorre tempo con dati raffronto oggi purtroppo inesistente).

E’ chiaro che il problema della salute dei cittadini non riguarda solo quelli intorno al centro della Trisaia, quelli della Valbasento, ma anche quelli della Val d’agri con i pozzi di petrolio (di cui si decantano solo i benefici), quelli nei pressi di Fenice e in tutti quei luoghi dove esistono fattori di rischio industriali e su parte del territorio lucano dove l’incuria e l’illegalità ambientale l’ha fatta da padrona. In merito all’area dei Calanchi abbiamo chiesto da tempo che fosse istituito un parco regionale, proprio per scongiurare che fosse considerato dai boss “terra di nessuno” dove smaltire illegalmente rifiuti d’ogni tipo, compresi quelli nucleari o dal governo per allocare il nuovo sito di smaltimento delle scorie. Di là da semplici impegni sulla carta la Regione Basilicata non è andata. Auspichiamo che ora la Regione vi provveda con urgenza, per non dire dopo che avremo dovuto e potuto pensarci prima.
Allo stato attuale potrebbero crearsi altre emergenze ambientali con le nuove centrali, raffinerie, inceneritori che si vogliono realizzare nel territorio regionale. Stranamente ogni volta che si sistema un mattone si scopre che i territori sono già compromessi ed altamente inquinati, non ultimo il caso della Centrale del Mercure nel parco nazionale del Pollino(sequestrata dalla magistratura ). I cittadini vogliano essere tutelati. Non abbiamo bisogno di attendere la seconda tornata del deposito nazionale delle scorie per chiedere che Basilicata sia rivoltata come un calzino. E’ necessario che sia fatta prima trasparenza ma soprattutto giustizia su tutto quello che non è stato fatto dagli enti preposti e da chi era responsabile della salute pubblica in questi anni.

Nel caso mancano le competenze organizzative e tecniche, e non si riesce a controllare il territorio, possiamo convenzionarci con i Nuclei Ecologici Ambientali delle forze dell’ordine (vedi carabinieri, forestale, finanza), utilizzare le nuove tecnologie (comprese quelle satellitari ) per un controllo complessivo del territorio.

La Basilicata non è la “terra di nessuno”, per questo è necessario che le Istituzioni facciano scelte coerenti di sviluppo e di controllo del territorio, evitando che possibili Boss della malavita si approprino la nostra terra per allocarvi i cicli sporchi dell’industria che nessuno vuole sotto casa. Auspichiamo che il presidente De Filippo, le amministrazioni provinciali, comunali e tutti gli enti preposti svolgano al meglio il proprio lavoro, con trasparenza ma soprattutto con giustizia.

Movimento antinucleare pacifista
NOSCORIE TRISAIA
E-mail: nonucleare@email.it

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