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Lettera aperta a Romano Prodi sul nucleare italiano

PRODI, IL NUCLEARE e IL CENTRO SINISTRA

6 novembre 2005 - map noscorie trisaia

Gentile Presidente Prodi

Abbiamo accolto con entusiasmo le sue affermazioni sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili in alternativa al nucleare, nella recente convention dei Verdi a Roma.

Purtroppo però assistiamo a continue dichiarazioni d’intesa tra esponenti della sinistra e della destra

per un ritorno del nucleare in Italia.

Tutti sanno benissimo che il nucleare non è sicuro, antieconomico nella costruzione, gestione e manutenzione degli impianti. Esiste il problema delle scorie che nessuno vuole e che i produttori del nucleare vorrebbero smaltire in qualunque modo (nei siti unici, in quelli provvisori, in mare o abbandonati nelle miniere o nei paesi africani).

I parlamentari che definiamo “nuclearisti” (e ve ne sono, molti) si strizzano l’occhiolino e cercano intese bipartisan in materia di produzione elettrica da fonte nucleare (vedasi esponenti dei DS, della Margherita, AN, UDC, Lega e Forza Italia).

Essi fanno finta che Scanzano non sia mai esistita e non ne comprendono ancora la “lezione ” per la nostra democrazia in difesa dei diritti di tutti.

Essi fingono di non conoscere quanto accade nella Francia “nucleare”, tanto decantata per la vicinanza ai nostri confini. Proprio in Francia, poco menzionata per gli incidenti accaduti negli ultimi anni nelle centrali nucleari, nella cittadina francese di Bure si è intenzionati a costruire il sito unico nazionale. Bure si è già mobilitata e può diventare la Scanzano Francese. I cittadini della comunità francese non vogliono, infatti, sacrificarsi per gli “interessi nucleari nazionali.”. Ben conoscendo i rischi connessi allo smaltimento delle scorie nucleari.

Il ministro Scajola ha recentemente annunciato la nascita dell’Ansaldo Nucleare, forte dell’esperienza maturata da quest’azienda italiana nelle centrali rumene. Per fare questo già si promettono forti incentivi pubblici attraverso la SACE, nonostante il Referendum del 1987 non consenta ad imprese italiane e al nostro Stato attività finalizzate alla produzione nucleare.Non crediamo che quest’annuncio sia una “trovata pubblicitaria”: è chiaro che l’industria nucleare italiana si sta attrezzando per entrare in un business non indifferente dal punto di vista degli investimenti che saranno pagati prevalentemente dai contribuenti, che hanno detto già di no a questa forma d’energia pericolosa e costosa in qualità di cittadini.

Le riserve di uranio avranno vita breve (secondo alcune stime circa 40 anni). Investire in questo settore significa solamente finanziare gli investimenti della lobby nucleare intenzionata a fare affari con le tasse fatte pagare ai cittadini italiani.

Solarizzando invece 100.000 tetti si possono ottenere i KW di una centrale nucleare, senza scorie e con azionariato diviso alla fonte, tra i cittadini e non dalle multinazionali.

Dopo l’Ansaldo Nucleare esiste la famosa Sogin, a cui sono ancora affidati, nonostante i clamori dovuti anche al suo ruolo di holding d’affari, ampi poteri di gestione sul nucleare nazionale e internazionale. La Sogin ha il compito di mettere in sicurezza gli impianti e le scorie dei siti esistenti. Ora, forte della contribuzione pubblica, pagata da tutti attraverso la bolletta elettrica, la Sogin ha mandato a riprocessare il combustibile nucleare italiano in Inghilterra. Tale grave situazione aumenterà e non diminuirà i rifiuti prodotti dal riprocessamento che dovranno tornare in Italia con l’interrogativo di cosa potrà servire il combustibile “riprocessato”. Nel frattempo si prende tempo per mettere in sicurezza il materiale esistente, come nel caso della Trisaia di Rotondella.Non si rimanda indietro il materiale nucleare non Italiano d’Elk River, mentre restano i pericoli per l’incolumità delle popolazioni che vivono sul territorio.

Si parla di trasformare i siti contaminati italiani in “prati verdi", ma nel frattempo s’intende allocare in non meglio definiti e noti “siti provvisori-definitivi” il materiale nucleare italiano, compreso il combustibile riprocessato all’estero, tra cui sembra essere candidato anche il Centro della Trisaia di Rotondella (Matera, Basilicata).

Crederemo ad una “ricerca di un nucleare pulito” e non radioattivo solo quando sarà chiaro e trasparente il futuro dei residui radioattivi italiani, soprattutto quelli ad alta intensità, quando sarà chiaro l’interesse, anche militare. E’ proprio il nucleare militare che ci spaventa, dall’uranio impoverito, alle bombe sporche, ai sommergibili nucleari che solcano i nostri mari. Il nostro sud è succube di basi e militari, ultima in elenco la base Nato di Taranto.

Come gente del sud noi vogliamo costruire ponti verso il Medioriente e non muri e punti d’attacco, per un mediterraneo di pace e di sviluppo così com’è accaduto nella Magna Grecia.

Su quest’aspetto, i cittadini di Scanzano, della Basilicata e del Sud non accetteranno “inciuci “ nel centro sinistra. Saranno vigili e attenti affinché decisioni così delicate ed importanti, non solo per la salute di tutti ma per la democrazia non siano prese, dopo Scanzano, sulla testa dei cittadini. Siamo certi che Lei saprà interpretare questi sentimenti ed aspirazioni degli italiani che non vogliono che oggi rientri dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, ipotecando così lo sviluppo futuro di generazioni.


Movimento Antinucleare Pacifista

NOSCORIE TRISAIA

E.mai: nonucleare@email.it

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