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Lecce in bici. Non solo questione di piste ciclabili

5 dicembre 2006 - Andrea Aufieri
Fonte: L'Ora del Salento - 02 dicembre 2006

La Ghost Cycle comparsa a Lecce, recentemente rimossa dai Vigili urbani


Una manifestazione in bici non autorizzata per le vie di Lecce (Critical mass – Massa critica) avvenuta lo scorso 23 novembre, ma destinata a ripetersi; una bicicletta tutta dipinta di bianco (Ghost Cycle) comparsa la notte prima all’incrocio tra viale Gallipoli e viale O. Quarta, laddove qualche settimana addietro è avvenuto un incidente che ha causato il ferimento grave di un ciclista: la sensibilità di alcuni cittadini sembra focalizzarsi in modo acuto sul problema della fruibilità in bici della città.

Un’attenzione quanto mai opportuna, visto l’imminente impiego di fondi P.O.R. da parte dell’amministrazione comunale per la realizzazione di piste ciclabili o il loro adeguamento sulla normale rete di viabilità urbana.
Antonio Licciulli è docente presso il dipartimento d’Ingegneria dell’innovazione, coordinatore regionale della Federazione italiana amici della bicicletta (FIAB), vicepresidente dell’associazione di volontariato “Cicloamici”: con lui cerchiamo di controllare le coronarie dei ciclisti leccesi e di comprendere le suddette manifestazioni.

“Ci definiamo dei “cicloecologisti”- esordisce- amici dell’escursionismo in bici e della difesa ambientale, promuoviamo un impegno molto forte nel valorizzare l’ecosistema urbano. Crediamo che per rendere sicura una città a piedi e in bici, ma anche in auto, occorra riformare profondamente l’atteggiamento attuale, cercando di coinvolgere anche gli amministratori in questa nuova visione di sviluppo urbano”.
In occasione della biciclettata “istituzionale” svoltasi in città per pubblicizzare l’imminente arrivo di fondi, è stato distribuito del materiale informativo che ha fatto strabuzzare gli occhi un po’ a tutti, figurarsi ai ciclisti, e il commento arriva puntuale: “Se i giornali titolano “Esco in bici, ma prima faccio testamento”(Il Nuovo Quotidiano di Lecce), questa è la diretta conseguenza di un’enfasi forse eccessiva del Comune nel dichiarare piste che non ci sono, perché poi la gente avverte di più il contrasto e sente il problema. Il pieghevole distribuito in quella giornata non è rintracciabile su internet, come non vi sono comunicazioni ulteriori sull’istituzione di un Bike Office di orientamento per i cittadini: questi sembrano segnali di un’operazione fatta velocemente. Basta leggere l’introduzione, indirizzata ad un “caro ciclista”, mentre noi riteniamo che ci si dovesse rivolgere ai cittadini e alle loro abitudini, perché è ovvio che i ciclisti siano già alfabetizzati”.

Sul sito dei “Cicloamici” (http://www.cicloamici.it) si leggono le richieste che essi inoltrano all’amministrazione: l’incentivazione alla mobilità dolce, permettendo a studenti e cittadini di muoversi in sicurezza, una maggiore attenzione dedicata alla prevenzione e più severità nel sanzionare la condotta imprudente di guida degli automobilisti, poi infrastrutture per la sicurezza, come attraversamenti sicuri, piste ciclabili urbane ed extraurbane, rallentatori, modifiche della carreggiata.
Si sollecitano, inoltre, provvedimenti per la moderazione del traffico quali la creazione di zone 30, rotatorie e il presidio dei tratti di strada ad alta mortalità con controlli di polizia, fotocamere, videocamere.

Anche per le piste esterne alla città si chiedono maggiore cura e manutenzione, in particolare per la pista che arriva a San Cataldo: “Abbiamo denunciato la scarsa sicurezza della pista e lo stato di degrado in cui vessa, impraticabile, avendo persino subito il furto dei pannelli solari che vi erano stati impiantati. Siamo contenti, comunque, che il Comune ci abbia ascoltati in merito alla questione. Va detto, inoltre, che gli altri percorsi esterni alla città non sono piste come quella per San Cataldo, ma itinerari cicloturistici, cioè strade secondarie meno trafficate ma non sempre sicure.
L’intera Puglia è ideale per il ciclotiurismo, grazie all’esistenza di reticoli di strade secondarie, adesso quasi del tutto vuote: alla Regione e agli Enti locali abbiamo presentato la proposta di segnalare appositamente questi reticoli con la denominazione di Vie verdi”.

Giungiamo infine alla spiegazione dei recenti fenomeni avvenuti in città, come la Critical mass: “Si tratta di un incontro spontaneo di numerosi ciclisti, i quali, in virtù del numero, non possono avere timore di affrontare il comune traffico veicolare, come invece accade ai ciclisti singoli, creando magari qualche disagio agli automobilisti.
Ciò che va compreso di queste manifestazioni è che la dignità del ciclista, ora tenuta in bassissima considerazione, è da rivalutare in pieno: se è considerato importante il protocollo di Kyoto, lo deve essere anche il cittadino ciclista”.

Sui numerosi incidenti in città e manifestazioni annesse: “Nel 2006 a Lecce gli incidenti che hanno coinvolto ciclisti è aumentato in modo esponenziale.
La Regione ha istituito di recente un nucleo sulla sicurezza stradale, ma i dati e le competenze attuali sono scarse, nel frattempo si è deciso di sensibilizzare la cittadinanza facendo comparire la Ghost Cycle recante il cartello con la scritta: “Qui è stato investito un ciclista”.
La Ghost Cycle è comparsa per la prima volta a San Francisco, anonima e senza autorizzazione dal Comune, poi è stata legittimata dall’abitudine. Esiste perché tutti abbiano coscienza della pericolosità del traffico, perché resti una traccia della dignità usurpata al ciclista.
Noi abbiamo fatto la prima volta questo a Brindisi, dove c’è stata una vittima, ma non l’abbiamo firmata: dopo un po’ è stata rimossa perché distraeva i passanti, ma è stata riposizionata da poco in una collocazione non troppo appariscente”.

I ciclisti urbani si organizzano, dunque, e forse è arrivato il momento di ascoltarli.

Note:

http://www.cicloamici.it/
http://www.cicloamici.it/massa_critica_lecce.htm
http://massacriticalecce.splinder.com/
http://www.criticalmass.it/
http://www.ghostcycle.org

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