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5 dicembre 2007
Fonte: Il Giornale.it

Il Ministro Bersani Suscitando le ire dell’ad di Sorgenia, Massimo Orlandi, che ne ha fatto un caso. Ma suscitando anche l’allarme di altri gruppi energetici interessati alla costruzione di rigassificatori. E mettendo il governo di fronte a un dilemma: più metano o più dividendi?

Spieghiamoci. L’Italia ha bisogno di gas: lo importa con gasdotti da Russia, Algeria, Libia e Olanda. Ma non è sufficiente. Così il ministro Bersani spinge per costruire rigassificatori che permettono di importare metano via nave anche da altri paesi. Ce ne sono in progetto e in costruzione sette. Operativo uno solo: quello di Panigaglia, vicino a La Spezia, dell’Eni, che ha presentato un progetto di ampliamento. Questa primavera il collega dell’Ambiente, Alfonso Pecorario Scanio, ha cercato di giocargli uno scherzetto, chiedendo che per i nuovi rigassificatori fosse necessario anche il piano regolatore portuale, che di fatto avrebbe bloccato ogni nuovo impianto. Ma Bersani lo ha respinto con perdite. Per costruirli basta la «valutazione di impatto ambientale».

E adesso Padoa-Schioppa ci ritenta, con lo stesso sistema, ma con ben altri intenti. Il ministero dell’Economia, che è azionista di controllo di Eni ed Enel, ha presentato un emendamento alla legge finanziaria 2008 «che di fatto rende difficoltosissima l’autorizzazione dei progetti di rigassificatori dei nuovi operatori sul mercato», mentre nel contempo «semplifica l’ampliamento di un impianto esistente appartenente all’operatore dominate controllato dallo Stato», cioè l’Eni, denuncia l’ad di Sorgenia, Orlandi, precisando che si tratta di «un caso evidente e incredibile di conflitto di interessi».

Forse Orlandi si lascia trascinare un po’ dalla polemica e tira in ballo anche l’Enel, che con ogni probabilità verrebbe invece danneggiata perchè verrebbe bloccato il suo nuovo impianto di Porto Empedocle. Ma, stando a fonti romane ben informate, non va molto lontano dal bersaglio: l’emendamento presentato dal ministero dell’Economia, sostiene Orlandi, è «un freno alla liberalizzazione a danno dei consumatori e (soprattutto, ndr) degli operatori alternativi, che hanno programmato grandi investimenti credendo alle dichiarazioni di intenti del governo in materia di liberalizzazione del mercato del gas».

Sorgenia, assieme a Iride, ha in progetto un rigassificatore da 12 miliardi di metri cubi l’anno (con un investimento tra 800 milioni e un miliardo), che andrebbe ad aggiungersi a quello di Panigaglia dell’Eni e a quello Edison (da 8 miliardi di metri cubi l’anno) che a fine 2008 entrerà in attività al largo di Rovigo.

E di qui la tesi, forse non peregrina, di Orlandi: Padoa-Schioppa fa questo gioco per sostenere l’Eni, ma soprattutto i suoi dividendi, che sono preziosi per il bilancio del Tesoro. L’Eni dispone dei gasdotti già in attività e dell’unico rigassificatore (che potrà essere ampliato), anche se dal prossimo anno entrerà in gioco Edison con il suo. Per i nuovi gasdotti bisognerà attendere fino al 2012, se tutto andrà bene.

A quel punto nuovi rigassificatori potrebbero creare veramente concorrenza dando del gas in più, perchè con i nuovi gasdotti l’Italia sarebbe a posto per un po’ di anni. Sempre che Tps non si metta di traverso. O che Bersani non reagisca e che anche Padoa-Schioppa non debba battere in ritirata come Pecoraro Scanio.

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