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Gare d'appalto per i termovalorizzatori andate deserte, discariche già piene o chiuse dalla magistratura

Tutti gli ostacoli sulla road map dei rifiuti

Quello che non si è riuscito a fare in 14 anni De Gennaro lo farà in 100 giorni. Il supercommissario ha snocciolato gli interventi da compiere come una vera e propria strategia di guerra, ma ha glissato su uno dei punti fondamentali dell'emergenza.
22 gennaio 2008 - Francesco Pilla
Fonte: Il Manifesto

Rifiuti a Napoli Quello che non si è riuscito a fare in 14 anni De Gennaro lo farà in 100 giorni. Il supercommissario ha snocciolato gli interventi da compiere come una strategia di guerra, ma ha glissato su uno dei punti fondamentali dell'emergenza: chi la gestisce dopo il 30 aprile, a fine incarico? Come ha affermato Prodi, i poteri dovrebbero tornare a regione, province e comuni. Ma gli enti territoriali si devono avvalere di un gestore che attualmente risulta essere ancora la Fibe-Impregilo. La stessa azienda indagata per truffa per aver speso 2 miliardi e mezzo di euro senza venire a capo della crisi. Le gare per trovare un nuovo gestore sono andate fino a questo momento deserte, la prossima è prevista tra 10 mesi. Le uniche due multinazionali - la Sm di Brescia e i francesi della Veolia - che si sono presentate in un primo momento, potrebbero tirarsi indietro.

Attualmente si sono addirittura dette «incapaci» di garantire l'apertura del termovalorizzatore entro il 2009 e non si sono presentate alla gara di fine dicembre, posticipata al 28 gennaio, con un appalto di circa un miliardo di euro. E questo non è un particolare per essere credibili e sostenere la «svolta». De Gennaro ha individuato l'anello debole della catena: gli impianti di cdr che producono ecoballe non a norma - anche questi oggetto della megainchiesta sulla Fibe. Saranno svuotati per 15 giorni, il tempo necessario ad adeguarli e far ripartire la macchina. Ma poi da chi saranno amministrati? Su questo De Gennaro non ha voluto rispondere. La road map che ha tracciato oggi appare difficile quasi come il processo di pace in Medio Oriente. Le vecchie discariche che verranno riempite di «talquale», anche se siti di stoccaggio temporaneo, sono state fino a questo momento tutte un fronte di rivolta. Non solo. La maggior parte sono state poste sotto sequestro dalla magistratura e il supercommissario ha usato i suoi «poteri» per «liberarle». Difesa grande-Ariano Irpino è stato lo sversatoio della Campania per 8 anni, chiuso dalla procura nel 2004 con il rinvio a giudizio per dieci persone dell' Asi-Dev, la società mista costituita dall'Asi di Avellino e la De Vizia Transfer, anche per rapporti poco chiari con la criminalità organizzata. Nelle proteste per la riapertura lo scorso luglio gli abitanti hanno preso a calci e pugni l'auto dell'allora commissario Guido Bertolaso, e già preparano le barricate.

A Montesarchio, nel beneventano, dopo due anni di proteste, nel 2006 il sito è stato sequestrato per disastro ambientale. Tra gli imputati figura l'ex-commissario Corrado Catenacci. L'area prevedeva uno stanziamento per la riqualificazione. I sindaci dell'area si stanno mobilitando. A Marigliano il sito è di proprietà della Regione. Circa 40 mila metri quadrati che, con Nola e Acerra, rientra in un'area ridenominata «il triangolo della morte» perché epicentro degli sversamenti illegali delle ecomafie. Il sindaco Francesco Corcione ha già scritto a Napolitano. Quindi c'è Villaricca, la discarica che ha chiuso da appena sei mesi per saturazione. Il sindaco Topo è dubbioso sulle capacità del sito. Mentre da Serre Palmiro Cornetta chiede che vengano rispettati i piani: chiusura in 8 mesi e bonifica per Macchia Soprana. Infine si apre Ferrandelle, il sito dovrebbe nascere su un terreno confiscato agli Schiavone nel '98 e poi affidato al consorzio Agrorinasce per coltivare prodotti tipici del casertano.

Si trova a poche decine di metri da un'altra discarica sequestrata, quella di Maruzzella. Tremano anche a Parapoti, che potrebbe essere uno dei ripieghi nella exit-strategy del supercommissario. Qui hanno subito 23 anni di «scarichi» e 5 milioni e mezzo di metri cubi di spazzatura. Nel 2004, dopo le battaglie dei comitati, con un blocco ferroviario che divise l'Italia in due per quattro giorni, il sito è stato utilizzato per 8 mesi e poi chiuso «definitivamente». Quest'estate dopo una «miniriapertura» è intervenuto il presidente Napolitano con una nuova promessa: mai più. L'uomo inviato da Prodi per risolvere il problema oppone, come ha detto in conferenza stampa, la buona volontà per uscire dall'emergenza. I se e i ma sono così tanti che se ci dovesse riuscire a Napoli si potrà parlare - come da tempo i campani ironizzano - del miracolo di De Gennaro.

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