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Pecoraro Scanio: «Per venti mesi ho lavorato controcorrente»

«Veltroni? Il suo non è vero ambientalismo»

«L'ambientalismo del sì a tutto non è vero ambientalismo. E se proprio vogliamo dirla tutta, in questi venti mesi io ho lavorato sempre controcorrente, anche sui rifiuti, perché nel governo Prodi non c'era una vera sensibilità su questi temi».
21 febbraio 2008 - Carlo Lania
Fonte: Il Manifesto

Alfonso Pecoraro Scanio Non più vincolato dalla lealtà all'esecutivo, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio non risparmia critiche al Pd e al suo leader, stanco di essere indicato come quello capace solo di dire no.

Per marcare la differenza da lei Veltroni ha detto si a inceneritori, rigassificatori, discariche e anche alla Tav

Ma infatti la differenza è tra l'ambientalismo del fare bene e quello del fare qualunque cosa o, come ha detto Grazia Francescato, dell'affare. In questi due anni noi abbiamo fatto la norma dell'energia solare, con il Pd che ha frenato, non ha aiutato. E aperto oltre 650 cantieri contro le frane e le alluvioni.

Lei ha però ha parlato dell'affare ambientalismo. E' una bella accusa, la spiega meglio?

La spiego in maniera molto semplice. Nel programma del Pd si chiede di ridurre ulteriormente i tempi per la Via, la Valutazione di impatto ambientale, a tre mesi, dopo che noi li abbiamo già ridotti a 150 giorni. È chiaro che così si intende scippare i cittadini della possibilità di conoscere quanto accade. Ma la logica degli affari è anche quella di privilegiare, ad esempio, il carbone. Chi usa il carbone danneggia Kyoto ma guadagna molto di più. Il Pd non dice assolutamente no al carbone, così come non esclude gli Ogm. E' la logica del dire che si può fare tutto e il contrario di tutto che è sbagliata.

Lei è diventato il simbolo, negativo, dell'ambientalismo che dice sempre e solo no. Se non ci fosse stato Mastella il parlamento avrebbe discusso la mozione di sfiducia contro di lei per il suo no agli inceneritori

Vero, ma quello che ha dato fastidio sono stati i nostri si, non i nostri no. E' chiaro che abolire il Cip6 e usare quei soldi per incentivare l'energia solare è stata una decisione che i gruppi di potere non ci hanno perdonato. E poi ci sono dei no che rivendico, come quello relativo al ponte sullo Stretto. E penso anche che il Mose a Venezia sia uno scempio.

Però lei ha detto no agli inceneritori in un momento i cui i rifiuti soffocano la Campania. E ha detto no anche alle discariche

Il no alle discariche è un falso, visto che l'unica discarica che funziona il Campania l'ha fatta costruire il ministero dell'Ambiente a Serre, e con il consenso della popolazione.

Si va bene, ma gli inceneritori?

Noi abbiamo sempre offerto delle alternative agli inceneritori. Perfino a quello di Acerra, considerato vecchio come concezione. Io stesso dissi al consiglio comunale di Napoli che se la sfida era quella di fare un impianto, si doveva fare nell'area industriale della città, non in una zona già martoriata dalla diossina, dalla Montefibre, da una serie di impianti.

Ma il governo Prodi l'ha aiutata?

Diciamo che ho dovuto lavorare sempre controcorrente, perché non c'era nessuna vera sensibilità ambientalista.

Veramente ce n'è poca anche tra i suoi attuali alleati. Voi Verdi non rischiate di fare un po' la foglia di fico o, peggio, di perdere la vostra identità?

Assolutamente no. Già la scelta del simbolo, con i colori dell'arcobaleno, indica la volontà di non ridurre questa realtà alla sola ricostruzione della sinistra più o meno tradizionale. C'è una forte spinta a occuparsi di ambiente. Ora la difficoltà è far passare questa priorità anche nei gruppi dirigenti e nelle candidature.

Lei è di Salerno. Che dirà agli elettori della Campania, che ancora combattono con i rifiuti, per convincerli a votarla?

Ricorderò tutto quello che i Verdi hanno fatto in quattordici anni. Noi abbiamo proposto da sempre un piano alternativo che oggi avrebbe evitato questo scandalo, ma anche che le forze presenti nella Sinistra Arcobaleno non hanno mangiato sul comissariato.

Neanche un'autocritica?

Sì, forse dovevamo essere ancora più duri verso gli esponenti del Pd che per anni hanno fatto spallucce alle nostre denunce.

Faccia un nome

Antonio Bassolino, ma anche il suo entourage.

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