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Osservazioni sui rischi di incidente rilevante per i cittadini e i lavoratori.

Giancarlo Girardi ha lavorato come tecnico nell'area a caldo dell'ILVA di Taranto e ha scritto queste osservazioni per la procedura di "Informazione alla popolazione" prevista dalla legge.
29 agosto 2013 - Fulvia Gravame (Giancarlo Girardi)

Vorrei puntualizzare il criterio che mi ha portato alle osservazioni che seguiranno.

Ritengo  che i beni comuni come l’aria che si respira, l’acqua che si beve ed il suolo che si calpesta rappresentino un diritto costituzionale ed universale inalienabile per tutti, non conosca confini, per cui, nessuno, per alcuna ragione possa sentirsi immune nella sua proprietà e considerarla inaccessibile al controllo pubblico.

Un problema drammatico, ad oggi ancora non considerato per la sua portata, sono le emissioni continue, diffuse e fuggitive di gas velenosissimi e cancerogeni  quali quelli recuperati ed utilizzati nello stabilimento Ilva relativi alle cokerie, altiforni ed acciaierie  presenti in modo continuo sin dalla nascita dello stabilimento ed usati per la produzione di energia elettrica. Esse sono state e sono, nei fatti, un rischio rilevante per la salute e la sicurezza di lavoratori e cittadini, una sorta di incidente rilevantissimo commesso lungo i decenni di esercizio degli impianti.  In questo momento straordinario, importante, in questa fase di commissariamento della proprietà, di trasparenza dell’esercizio delle produzioni, si può finalmente ed in modo diretto ed inequivocabile porre la verifica ed il monitoraggio di ben 22 chilometri di tubazioni principali e secondarie, dei quattro gasometri, di valvole e torce di sfiato, delle tarature delle valvole di sicurezza dei gas lungo tutte le tubazioni principali e secondarie, delle emissioni del camino E312 dell’agglomerato.

Ritengo che ciò rappresenti elemento fondante del controllo pubblico.

Questi gas, insieme al metano ed altri di produzione nella fabbrica di ossigeno e azoto, sono soggetti al decr. Legge 334/1999. All’interno delle mura dello stabilimento esistono centraline di rilevamento luminose e di allarme acustico per la presenza di tali gas, attivi oltre la soglia di sicurezza, ritengo siano indispensabili anche nelle strade limitrofe ad esso e nel quartiere attiguo dei Tamburi perché i gas non conoscono confini. Dei sei punti in postazione strategica dello stabilimento i cui valori sono riportati sul sito di Arpa Puglia, solo uno riguarda il monossido di carbonio e per giunta in località “parchi”.

Faccio mia la richiesta di allocare ed attivare le centraline a partire dai luoghi ove essi sono prodotti, quali le cokerie, gli altiforni e le acciaierie, in quanto essi sono invisibili, inodori, insapori e cancerogeni, non percettibili all’olfatto come i gas di altre aziende esistenti sul territorio, quindi ancora più pericolosi. Per la loro densità essi permangono sospesi per un determinato periodo nell’aria sovrastante i luoghi delle emissioni e possono essere diffusi nell’ambiente circostante la fabbrica ad opera dei venti. La rottura casuale delle tubazioni e altri disservizi vari, eccetto i black-out, non interessano direttamente il problema che sollevo.

Ritengo, invece, che una rete, con alcuni tratti aventi cinquanta anni di esercizio, possa presentare  usura e che necessiti di una programmazione e verifica, di enti terzi, della pressurizzazione al fine di sostituire le parti non idonee.

I gasometri in particolare vanno, eventualmente, riparati principalmente nella loro sommità, il loro punto più delicato e vulnerabile. La loro non perfetta tenuta causerebbe una emissione continua di gas e l’impossibilità di effettuare il proprio compito con sicurezza.

In caso di black-out elettrico con  la loro non completa funzionalità, infatti, si potrebbero causare infiltrazioni di aria e pericoli, attraverso essi, nelle camere di combustione delle centrali elettriche e produrre rischi di esplosioni. Enti di alta specializzazione, esterni, devono, a mio avviso, controllare le tenute con prove di pressurizzazione dei tratti principali e secondari del circuito di tali gas, mentre la comparazione dei loro valori, di produzione e dei consumi, nello stabilimento possono misurare la quantità persa nell’atmosfera.

Importante è anche il controllo sull’efficienza delle torce di sicurezza per i diversi circuiti di gas, esse devono essere garantite nel modo assoluto perché in caso di disservizi vari potrebbero scaricare nell’atmosfera grandi quantità di gas incombusti velenosissimi.

Per quanto riguarda il camino E312 dell’agglomerato, grande produttore di diossina, che va imposta in limiti di legge sempre più stringenti, deve avere il suo valore in continuo, monitorato tutto l’anno. Tale misura va tenuta sotto controllo, anche dai cittadini, con pannelli luminosi in punti strategici dei quartieri della città, insieme all’indicazione del tenore d’ossigeno ottimale per la combustione dell’agglomerato, valore indispensabile per controllare l’esatto andamento nella misura della diossina delle emissioni di quel camino. Va ricordato che Ilva (impianti a caldo con le centrali termoelettriche legate al suo processo), ha il primato europeo di emissione di gas serra per impianti situati in un solo sito: CO2 – CO - altri. Valori stimati che non tengono conto delle grandi quantità dei gas incombusti e fuggitivi.

Ritengo, infine, che le attuali centraline esterne, rilevatrici di altre emissioni, poste a guardia della salute dei cittadini dei Tamburi e della città, debbano essere anche allocati nei reparti di lavorazione e particolarmente nelle zone comprendenti cokeria, altiforni ed acciaierie. La salute e la sicurezza dei cittadini e lavoratori vanno tutelate entrambe ed allo stesso modo, sono il terreno di incontro del comune interesse. Pertanto ritengo imprescindibili le seguenti richieste: 

A)    Posizionamento di centraline di rilevamento luminose e di allarme acustico per la presenza di gas afo, coke, og, già presenti nello stabilimento, anche nelle strade limitrofe ad esso e nel quartiere attiguo dei Tamburi, unitamente a quelle per la misura in continuo dei livelli di ossido di carbonio.

B)    Pressurizzazione dell’intera rete dei gas di recupero dello stabilimento con esclusione programmata degli impianti di produzione e misura delle produzioni di gas e compararli con quelle dei consumi per determinare le perdite e fughe.

C)    Verifiche e tarature di tutte le valvole di sicurezza dei gas siderurgici e della tenuta dei gasometri e delle torce di sfiato.

D)    Controllo, sostituzioni o riparazioni dei gasometri.

E)     Misura in continuo della diossina prodotta dall’emissioni del camino E312 dell’agglomerato e valore  istantaneo del tenore di ossigeno nell’aria comburente. Posizionamento di pannelli luminosi con tali valori nella città.

F)     Istallazione di centraline a tutela della salute dei lavoratori, nella misura dei valori dei vari gas nocivi attualmente situati nella città, all’interno delle aree a rischio dello stabilimento.

Note:

I documenti forniti dalla Prefettura di Taranto per la procedura di "Informazione alla popolazione"
http://www.prefettura.it/taranto/contenuti/63640.htm

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