Il ricordo di Alessandro Rebuzzi, un ragazzo coraggioso

Quest'articolo vuole ricordare Alessandro Rebuzzi, scomparso l'anno scorso all'età di 16 anni a causa della fibrosi cistica, aggravata dall'inquinamento a Taranto.
4 settembre 2013
Gianpaola Gargiulo

Non ho conosciuto personalmente Alessandro Rebuzzi. L'ho sempre visto in foto, i grandi occhi neri sorridenti, lo sguardo vivace, un adolescente pieno di sogni per il futuro; ricordo una sua foto con la torta con il disegno dello scudetto della Juve. Un ragazzo normale, come tanti.

Solo all'apparenza, perchè Alessandro aveva capito prima di altri suoi concittadini più grandi di lui quanto fosse importante combattere contro l'inquinamento, contro l'Ilva e l'Eni, che non consentono alla nostra città di essere normale. Sì, una città normale, in cui l'unica occupazione dei ragazzi dell'età di Alessandro dovrebbe essere quella di andare a scuola, di giocare con gli amici, di vivere spensierato con i genitori. Alessandro invece, insieme anche ad altri suoi coetanei, partecipava alle marce contro l'Ilva, urlava il suo diritto alla vita ed alla salute, un diritto che è stato negato a noi Tarantini.           Il 2 settembre 2012 è morto Alessandro Rebuzzi, a 16 anni, a causa della fibrosi cistica.


Alessandro conduceva una battaglia non solo per la sua città, ma anche personale, perchè soffriva di un male strettamente correlato all'immenso inquinamento in cui era stato immerso da quando era nato.
Alessandro l'anno scorso ci ha lasciato, a 16 anni, e chissà quante altre cose avrebbe potuto dire e chissà in quale altro modo avrebbe potuto rendere i suoi genitori orgogliosi del suo grande coraggio nell'affrontare un percorso così difficile.
In una città come la nostra, in cui le relazioni tra le persone sono oramai ridotte al minimo, in cui la grande industrializzazione ha spezzato quel senso di comunità che consentiva ad ognuno di non sentirsi mai solo e di poter contare sull'aiuto degli altri, il risultato è che l'indifferenza regna sovrana: ognuno pensa per sè, siamo assorbiti solo dai problemi personali che spesso, anche se insignificanti, ci sembrano giganteschi perchè non abbiamo più metri di paragone se non la nostra stessa vita.
La speranza è che si recuperi quell'empatia che esisteva prima che la grande industria distruggesse l'anima di questa città: un'empatia che ci farebbe pensare ad Alessandro come ad un nostro fratello, nipote, figlio, caro amico, e che ci spingerebbe a provare rabbia per la sorte che ha subito.
L'inquinamento sta colpendo tutti, ed anche le giovani generazioni, quelle che rappresentano il nostro futuro.
Nel ricordare Alessandro ad un anno dalla sua scomparsa non credo che lui avrebbe voluto ispirare pietà per quello che gli è accaduto. Credo che invece vorrebbe essere imitato per il suo coraggio, per la sua caparbietà nel combattere un nemico molto più forte di lui, per la speranza che riponeva nella magistratura e nella giustizia. Credo che Alessandro vorrebbe essere un esempio per noi tutti, che però abbiamo un'occasione in più: siamo ancora qui e possiamo combattere anche per lui.
Immagino Alessandro ora su un cavallo bianco - un cavaliere senza paura - che aspetta di vedere sconfitto il mostro, un mostro che ha inghiottito anche la sua giovane vita.

Note: Alessandro, il ragazzo che a Taranto gridava ‘noi vogliamo aria pulita’ http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/alessandro-ragazzo-che-gridava-noi-vogliamo-aria-pulita/584307/

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