L'Istat risponde a PeaceLink
Spett.le
Associazione PeaceLink
http://www.peacelink.it
Alla c.a. di Alessandro Marescotti
Presidente
Roma, 28 agosto 2015
Gentile Alessandro Marescotti,
in merito all’articolo del 21 agosto a sua firma e apparso on line sul sito peacelink.it dal titolo “L'aspettativa di vita nel comune jonico risulta sempre al di sotto di quella di province limitrofe di Bari, Brindisi e Lecce” vorrei riportare alcune precisazioni per fornire un mio contributo alla corretta interpretazione delle informazioni esposte.
In primo luogo, mi pare doveroso fare chiarezza sul percorso di acquisizione dei dati della rilevazione sulle Cause di Morte (Istat/D.4), di cui nell’articolo non si offre esatta descrizione. Dopo la certificazione del medico (in doppia copia) il modello passa all’Ufficio di Stato Civile del Comune in cui ha avuto luogo il decesso. Questi compila le informazioni di competenza, controllando la correttezza degli estremi del deceduto forniti dal medico, e spedisce una copia alla Asl per il flusso sanitario e una alle Prefetture-UTG (che lo invieranno poi all’Istat entro due mesi dal decesso) per il flusso statistico. Inoltre, l’Ufficio di Stato Civile redige l’Atto di morte e lo comunica all’Anagrafe del Comune di residenza del deceduto affinché quest’ultimo possa effettuare la cancellazione anagrafica dell’individuo (se il Comune di decesso non coincide con quello di residenza la comunicazione passa prima per l’Ufficio di Stato Civile del Comune di residenza). L’Anagrafe, pertanto, per cancellare un residente per morte non necessita del modello D.4. Anzi, nei Comuni in cui l’ufficiale di Stato Civile non coincide con l’ufficiale di Anagrafe quest’ultimo non è autorizzato ad accedere al dato sensibile.
In secondo luogo, nell’articolo si sostiene che l’Istat riporti le tavole di mortalità con il ritardo dovuto alla raccolta dei dati e alle elaborazioni necessarie. Questo è senz’altro vero, dal momento che non è possibile effettuare alcun tipo di elaborazione (in qualunque contesto, non solo in questo caso specifico) senza disporre dei dati di base necessari. Porto tuttavia a conoscenza che l’attuale ritardo di diffusione delle tavole di mortalità dell’Istat è pari a 11 mesi data. Un ritardo, dunque, tra i più contenuti nel panorama dei Paesi avanzati, anche considerando la complessità di operazioni statistiche che insistono su una popolazione di oltre 60 milioni di abitanti.
Sempre a proposito di tavole di mortalità, nell’articolo si contesta all’Istat il fatto che vengano prodotte tavole aggregate senza distinguere se esse avvengano nelle vicinanze dei poli industriali. Questa contestazione è in realtà insussistente sul piano tecnico e scientifico.
Sul piano tecnico, sarebbe necessario conoscere la distribuzione dei deceduti e della popolazione (esposti a rischio) per sesso, età e area di residenza sub-comunale. L’Istat non rileva dati elementari a un livello così fine e del resto non risulta lo faccia, in questo caso particolare, il Comune di Taranto ancor prima dell’Istat. Peraltro, nonostante le buone intenzioni iniziali in premessa, nemmeno gli autori del lavoro a nome Cervellera-Cusatelli-Salinas, alla base del suo articolo, si sono spinti a realizzare tavole di mortalità con tale livello di dettaglio.
Sul piano scientifico, infine, mi permetto di segnalare che le "tavole di eliminazione per morte" non rappresentano lo strumento più idoneo per lo studio della mortalità a livello micro-locale. Al massimo, come nel caso delle tavole provinciali prodotte dall’Istat, esse offrono una descrizione del contesto sociale e demografico dei luoghi (di residenza). Quello che si auspica e quello che normalmente si produce in tali contesti è un buono studio di epidemiologia descrittiva. Uno studio, cioè, col quale indagare la distribuzione e la frequenza di malattie (distinguendo tra le malattie!) che hanno rilevanza sanitaria nella popolazione e che possono condurre a morte prematura a fronte della presenza di ben circoscritti fattori di rischio. Sotto questo punto di vista, la sua proposta di costituire un osservatorio sulla mortalità nel territorio tarantino che veda coinvolti allo stesso tavolo accademici, demografi, epidemiologi e responsabili territoriali di Governo, rappresenta a mio avviso un buon punto d’avvio a tutela della salute della popolazione locale. L’Istat, come già avvenuto in passato nella realizzazione dello studio SENTIERI[1], è eventualmente disponibile a fornire la propria collaborazione.
Le chiedo di volere pubblicare queste mie precisazioni per offrire ai suoi lettori una informazione corretta e completa.
Saverio Gazzelloni
Direttore centrale
Direzione centrale delle statistiche socio-demografiche e ambientale
[1] SENTIERI, Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento: mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri: www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&id=2147.
http://www.peacelink.it/ecologia/a/41986.html
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