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L'impatto inquinante è quasi la metà, la ricerca è dell'Università di Leeds

Sono i ciclisti a essere esposti a un minore inquinamento atmosferico

Lo studio dimostra che le persone in auto e sugli autobus passano più tempo all’aria inquinata di coloro che camminano sulle strade principali
28 dicembre 2018
Damian Carrington (Environment editor)
Tradotto da Barbara Pozzi per PeaceLink
Fonte: www.theguardian.com - 13 dicembre 2018

La ricerca ha rilevato che l’inquinamento atmosferico raggiunge livelli relativamente alti all’interno delle automobili: Fotografia di Martin Meissner/AP

Secondo una ricerca, i ciclisti sono esposti a un minore inquinamento atmosferico durante i loro spostamenti quotidiani nel trafficato centro della città. Le persone che si spostavano con le auto e con gli autobus hanno passato più tempo esposti all’aria inquinata, come coloro che si spostavano a piedi, a meno che non avessero fatto delle deviazioni per evitare le strade principali.

La ricerca, condotta a Leeds, sostiene l’investimento in piste ciclabili sia per abbassare l’inquinamento atmosferico riducendo i viaggi in automobile sia per migliorare la salute dei cittadini. Essa ha rilevato anche che l’aria ha raggiunto livelli relativamente alti all’interno delle automobili, ribadendo un allarme recente secondo cui le automobili sarebbero “scatole che raccolgono gas tossici”.

Altre ricerche recenti hanno condotto gli esperti a consigliare ai genitori di usare coperture sui passeggini nel tragitto verso la scuola per proteggere i bambini. La ricerca condotta a Londra, che ha comparato solo i viaggi dei pendolari in autobus, in metropolitana e in auto, ha messo in luce che gli automobilisti sono i meno colpiti dall’inquinamento atmosferico.
La maggior parte delle aree urbane nel Regno Unito hanno livelli illegali di inquinamento atmosferico e i ministri hanno perso tre volte davanti alla Corte Suprema per l’inadeguatezza della loro azione. L’ultimo piano d’azione del governo, definito “pietoso” dagli avvocati specializzati in diritto ambientale, ha rivelato che l’inquinamento dell’aria era peggiore di quanto si temesse in precedenza.

La nuova ricerca ha usato apparecchiature per la misurazione dell’inquinamento portatili di alta qualità per tracciare il tragitto di 4 Km (2,5 miglia) dei pendolari nelle ore di punta da e verso il centro di Leeds a giugno. Tutti i pendolari sono partiti alla stessa ora; i ciclisti sono stati di gran lunga i più veloci, arrivando dopo 11 minuti, cioè in metà del tempo impiegato dagli autobus e dagli automobilisti.

I ciclisti erano esposti a un totale di 12 microgrammi di particelle tossiche durante il loro tragitto, quasi la metà della quantità a cui sono state esposte le persone sugli autobus e in automobile. I ciclisti possono respirare più rapidamente sotto sforzo, cosa che porterebbe la quantità di particelle inalate vicina a quella di coloro che utilizzano mezzi a motore. Ma sulle strade a traffico lento, dove i pendolari che si muovono con le automobili e con gli autobus sono costretti a rimanere bloccati nelle nuvole di inquinamento, i ciclisti se la passano meglio.

“Sui tragitti più congestionati, il ciclista inalerebbe la dose più bassa”, ha dichiarato James Tate, all’Università di Leeds, dove conduce la ricerca. Ha spiegato che piste ciclabili separate ridurrebbero ancora di più l’esposizione dei ciclisti; interponendo una distanza anche di un metro o due dalle particelle taglienti provenienti dal traffico, la riduzione sarebbe di circa un quarto. Ha aggiunto: “Utilizzare le piste ciclabili significa saltare oltre il traffico”. Altre ricerche mostrano che i benefici dell’andare in bicicletta superano i danni provocati dall’inquinamento atmosferico.

Il tragitto dei pendolari era lungo per chi doveva muoversi a piedi e il viaggio di 35 minuti implicava la maggior esposizione all’inquinamento atmosferico. I ricercatori hanno esaminato anche un percorso pedonale ecologico che era sì più lungo del 20% ma evitava strade trafficate. Hanno così scoperto che l’esposizione alle particelle diminuiva del 75%. A Londra un altro studio ha rilevato che i percorsi ecologici riducono della metà l’esposizione per coloro che si muovono a piedi.

“Chi si muove a piedi deve prendere una decisione, in particolare nei giorni inquinati”, ha affermato Tate. “Puoi impiegarci di più, ma se hai tempo, puoi davvero ridurre la tua esposizione camminando su un percorso ecologico”.

Il team ha analizzato ogni fase dei tragitti dei pendolari e ha scoperto che chi andava a piedi era maggiormente esposto all’inquinamento quando attendeva agli incroci regolati dai semafori. Per i ciclisti il picco si raggiungeva quando gli edifici alti formavano un canyon che intrappolava l’aria tossica.

Il diossido d’idrogeno, un inquinante ampiamente emesso dai veicoli diesel, è stato misurato solo all’interno dei veicoli, a causa delle dimensioni ingombranti dell’apparecchiatura necessaria. Nella cabina di un piccolo furgone Nissan elettrico, l’autista era esposto a livelli sopra il limite annuale consentito, 40 microgrammi per metro cubo, per la maggior parte del viaggio, con picchi di oltre 100 microgrammi per metro cubo.
“Una volta che lo hai introdotto, ci vuole un momento prima che la cabina si ventili”, ha spiegato Tate, che ha presentato la ricerca alla conferenza della Royal Society of Chemistry. E ha continuato dicendo che un filtro a carbone che abbassi i livelli di diossido di nitrogeno del 90% costerebbe ai produttori solo poche sterline.

Gary Fuller, del King’s College di Londra, autore di The Invisible Killer [Il killer invisibile, ndt], ha dichiarato: “Il quaranta per cento dei viaggi in auto si estendono per meno di due miglia, così c’è un enorme spazio per camminare e andare in bicicletta”. I viaggi più attivi hanno molteplici benefici: possono ridurre l’inquinamento atmosferico e le emissioni colpevoli del cambiamento climatico e contribuire a diminuire l’inquinamento sonoro urbano. Ma soprattutto, i viaggi più attivi possono aiutare la gente a fare più esercizio nella vita quotidiana, e, di conseguenza, produrre enormi benefici per la salute”.

Tradotto da Barbara Pozzi per PeaceLink. Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.

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