Un "collegamento di pace" che si è rinnovato anno dopo anno
Quindici anni fa nasceva PeaceLink
Qualche mese prima era accaduto un fatto incredibile: per sfuggire alla prima guerra del Golfo tanti ragazzi, in età di leva, telefonavano chiedendo il manualetto "per la diserzione". In quei momenti drammatici nacque l'idea di fare PeaceLink... Se hai una storia anche tu da raccontare, collegata a PeaceLink, se vuoi lasciare un messaggio per i 15 anni di PeaceLink, se vuoi raccontare come hai conosciuto PeaceLink... clicca qui... http://italy.peacelink.org/pace/indices/index_2124.html
21 novembre 2006
Taranto chiama Livorno Quindici anni due pacifisti italiani, in un lungo colloquio telefonico, definirono il nome: PeaceLink, "collegamento di pace". Ma la traduzione consentiva anche "legame di pace", decisamente più empatico. Nasceva il nucleo di una rete telematica di contoinformazione. Di quei due pacifisti uno era Marino Marinelli, educatore scout e membro dell'Associazione per la Pace di Livorno. L'altro ero io, insegnante di Lettere e attivista dell'Associazione per la Pace di Taranto.

Dalla sconfitta in piazza alla rinascita in rete Perché quella scelta? Pensavamo ad un sistema per "rendere permanente" il contatto fra i gruppi impegnati contro la guerra. Era da poco finita Desert Storm. E i pacifisti avevano perso. Anche nei sondaggi di opinione. Con la fine della guerra rischiava disperdersi l'intero patrimoniodi esperienze e di aggregazione sorto attorno a quella guerra. Quindici anni fa furono in molti ad avvertire che il movimento sconfitto era destinato al riflusso definitivo se non si fosse creata una "rete" di collegamento permanente. E la parola "rete" apparve in molte sigle.
Il logo di PeaceLink
Per i quindici anni di PeaceLink il vignettista Mauro Biani ha realizzato una versione "a fumetto" del logo. Eccola qui sopra... Il logo di PeaceLink ha una lunga storia, per molti sconosciuta. La "colomba che entra nel computer" la disegnai infatti nel 1983, per illustrare un volantino contro la guerra atomica per errore. Era il momento del drammatico confronto Est-Ovest fatto di missili, falsi allarmi, computer che sbagliavano e che potevano comandare la rappresaglia nucleare. Nei cinema si proietta il film Wargame e nei negozi faceva capolino il mitico Commodore 64. La "colomba nel computer" era un disegno approssimativo e mi rimase per molti anni nella pagine di un libro. Sarà poi Enrico Marcandalli, da buon grafico, a farne il "restyling". In seguito vi sarà un'interpretazione della "colomba con il computer" realizzata anche di Vauro.

Un senso di profonda ignoranza Fu probabilmente quell'esperienza che mi portò a pensare in un primo tempo ad una catena di distribuzione di dischetti che ognuno potesse duplicare e replicare potenzialmente all'infinito. E poi un giorno lessi che esisteva un sistema per distribuire automaticamente i cosiddetti "file": era la telematica. Provai un senso di profonda ignoranza, quasi di umiliazione. Ipnotizzati dall'assurdo Videotel Allora esisteva il Videotel, ma costava venti milioni diventare fornitori di informazioni on line. Inoltre erano informazioni che si potevano solo leggere sul video senza stamparle e a costi salatissimi: un vero bidone. Le più grandi (e ricche) associazioni mostravano in pubblico quanto fosse bello e utile il Videotel... Assurdo. Occorreva invece un sistema più economico. E più potente. Un operaio Non fu un intellettuale a condurmi per mano verso la telematica. La mia fortuna fu quella di incontrare a Taranto Giovanni Pugliese, un operaio con la passione per la telematica. Con infinita pazienza mi spiegò tutto, dalla A alla Z. "C'è qualcuno che ha già provato?" I mesi fra la fine del 1991 e l'inizio del 1992 furono mesi di ricerca per tutta l'Italia. Chiedevamo: ci sono altre persone che hanno avviato la telematica per la pace? Non avremmo mai immaginato Cominciò il tam tam anche sui giornali e sulle riviste vicine al movimento pacifista: il Manifesto, Avvenimenti, Azione Nonviolenta, ecc. ecc. Non avremmo mai e poi mai pensato che in Italia la telematica per la pace la stavamo iniziando proprio noi.
Note: Questo articolo apparirà sul mensile di Pax Christi "Mosaico di Pace". Disegni di Charles M. Schulz (c) United Feature Syndicate La vignetta è stata realizzata da Mauro Biani utilizzando liberamente per scopi creativi e non commerciali immagini tratte da fumetti coperte da copyright dei rispettivi editori.
Articoli correlati
Un progetto per parlare, agire e lottareÈ nata la Rete del Dissenso
La Rete nasce dall'esigenza di raccogliere e rafforzare un dissenso già ampio e articolato — quello di chi rifiuta la logica del più forte, del riarmo, dell'indifferenza verso i diritti, la natura e il lavoro — e di farlo convergere in una forza comune.6 giugno 2026 - Associazione PeaceLink
Ma una comunità non si salva alimentando rancoreCi vogliono educare all’odio
Non ci si interroga sulle ingiustizie sociali, sui diritti perduti, sulla povertà culturale, sull’abbandono delle periferie, sulla solitudine crescente. E allora l’altro diventa il colpevole perfetto. Il povero contro il povero. Il penultimo contro l’ultimo.25 maggio 2026 - Giovanni Pugliese
Una nuova missione possibile per PeaceLinkPerché i pacifisti sono invisibili a livello globale?
Manca oggi un elenco internazionale aggiornato di organizzazioni pacifiste. Serve una mappa mondiale del pacifismo contemporaneo. Occorre un sistema che colleghi esperienze, segnali iniziative, traduca contenuti, favorisca collaborazioni, faccia emergere temi comuni, renda cercabile la pace.30 aprile 2026 - Redazione PeaceLink
Quattro esempi concretiL’utopismo pragmatico come cultura del cambiamento
L’utopismo pragmatico è una tecnica sociale: individua con studio meticoloso i punti deboli del sistema, vi applica la pressione di una competenza diffusa e di una mobilitazione di massa consapevole accompagnata da un’opinione pubblica informata.16 aprile 2026 - Alessandro Marescotti
sociale.network