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Esiste l'antimafia da salotto delle belle parole. Ed esiste l'antimafia vera, di chi lotta per un mondo senza mafie e oppressioni. Casablanca ha bisogno dell'aiuto di tutti per continuare a vivere.
19 ottobre 2007 - Alessio Di Florio


"Sei andato a scuola? Sai contare?" "Come contare?" "Come contare? 1, 2, 3, 4... sai contare?" "Sì, so contare" "Sai camminare?" "So camminare" "E contare e camminare insieme lo sai fare?" "Sì, penso di sì!" "Allora forza! Conta e cammina, dai... 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8..." "Dove stiamo andando?" "Forza! Conta e cammina! 9... 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 98, 99 e 100! Lo sai chi ci abita qua? U zù Tanu ci abita qua!" "Cento passi ci sono da casa nostra,cento passi!" "È solo un mafioso, uno dei tanti" "È nostro padre" "Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare!"

(tratto dal film "I cento passi" di M.T.Giordana)

E adesso ammazzateci tutti

1978. A Via Caetano viene trovato il corpo di Aldo Moro, l'Italia è scossa dal terrorismo politico. Peppino Impastato è un giovane di Cinisi. Il padre Luigi è un personaggio in vista della città, esponente del mandamento del boss mafioso Tano Badalamenti. Ma Peppino è diverso dagli altri. Insieme con alcuni amici fonda Radio Aut e fa sapere a Tano Seduto, come sarcasticamente chiama Badalamenti, che la mafia è una montagna di merda. Pronunciare la parola mafia nel 1978 è già tabù, figurarsi sbeffeggiarla come fa Peppino. Il giorno in cui Aldo Moro viene trovato a Roma, Peppino viene fatto saltare in aria sui binari della ferrovia. Da quel giorno comincerà una storia fatta di depistaggi e tradimenti che vedrà la fine solo nel 2002 con una sentenza che condannerà Tano Badalamenti come mandante dell'assassinio di Peppino. Ma gli amici di Peppino sono delle capefresche molto calde. Umberto, il fratello Giovanni, la madre Felicetta e altri si batteranno perché la sentenza nel 2002 arrivi. Ma soprattutto decidono di continuare a denunciare la mafia e il malaffare siciliano.

Tra questi giovanotti c'è anche Riccardo Orioles. Qualche anno dopo, insieme a Pippo Fava, Graziella Rapisarda e altri giovani di belle speranze e grandi ideali fonda "I Siciliani", un piccolo giornale la cui redazione è composta da giovani studenti catanesi. La storia si ripete: Pippo sarà trovato morto, ucciso dalla mafia. Poco dopo l'esperienza dei Siciliani giungerà al termine. Ma Riccardo non si ferma. All'inizio degli Anni 90 fonderà Avvenimenti e sarà il primo presidente di PeaceLink. In quegli anni nasce anche la "Catena di San Libero" che, tanti anni dopo, fa ancora sfoggio di se sul nostro sito.

Nel periodo della campagna elettorale di Rita Borsellino Riccardo ritrova Graziella e alcuni compagni d'avventura de "I Siciliani". Nascono "Le Siciliane", una piccola cooperativa, e Casablanca. E sono subito fuochi d'artificio. Quasi 30 anni dopo si continua a non mandarle a dire. Oggi non c'è più Tano Seduto ma altri boss hanno preso il suo posto. Dopo la stagione delle stragi Provenzano, il grande capo senza volto che oggi ha un volto, decide di inabissare la mafia. E gli abissi nei quali Cosa Nostra comincia a navigare sono intrecci e interessi politici, colletti bianchi, sanità privata di lusso e ospedali pubblici indecenti nell'indifferenza istituzionale(qualcuno si è perso "La mafia è bianca"? Guardatelo. E tenetevi lo stomaco con mani e piedi ...). I cavalieri dell'Apocalisse hanno cambiato nome, non vivono più solo a Catania, ma esistono ancora. Riccardo, Graziella e tutta la redazione di Casablanca si sono presi l'impegno di dare un volto ai senza volto della mafia, di dragare la melma del malaffare e di regalare un pacco di libertà a tutti ogni mese. Ma questa libertà a qualcuno dà fastidio. Nei mesi scorsi un furto ha interessato la redazione e varie intimidazioni si sono succedute. Oggi Casablanca è in gravi difficoltà economiche e ogni numero rischia di essere l'ultimo. L'antimafia non si costruisce nei salotti lussuosi e nei lustrini della Tv. Quelli sono buoni per le passerelle del presentatore della Piaggio, per dirla alla Benigni, e dei riccioli alla liquirizia... ehm ...alla menta dove fanno sfoggio di sé le retoriche di Napolitano, i cachemire di Bertinocchio, le mortadelle di Prodino, i baffetti di D'Alema e poi ancora Diliberto, Cuffaro, Travaglio, Ingroia. Ma noi oggi non vogliamo violentarvi le pupille con loro. Vogliamo parlare di cose serie. Per poter andare avanti Casablanca ha bisogno di mezzo caffé alla settimana: 50 euro annui. Tanto basta per sostenere in maniera solida e regolare Casablanca. PeaceLink chiede a tutti i suoi lettori, a coloro che credono nell'antimafia vera, a coloro che non si rassegnano alle lacrime e alle inutili retoriche di abbonarsi a Casablanca. Ogni mese si vedrà arrivare a casa l'informazione seria, non allineata ai poteri forti, un'informazione che non è lobotomizzata dalle veline o accucciata ai baroni. Mauro Biani, collaboratore di Casablanca e di PeaceLink e affermato vignettista, offre a tutti coloro che sottoscriveranno l'abbonamento un suo disegno originale.

Mezzo caffé alla settimana. Nulla di più. Casablanca potrà continuare a vivere e noi saremo più liberi.

Un'altra interessante iniziativa di queste settimane è quella del Gruppo Capitano Ultimo che ha realizzato una inserzione a pagamento sulla stessa rivista. Il testo dell'inserzione è Noi abbiamo scelto di appoggiare chi rischia la vita mentre è ancora vivo. Iniziative analoghe si ripeteranno nei prossimi mesi con l'auspicio che altre associazioni, movimenti e cittadini possano effettuarne di simili.

PeaceLink terrà lo sguardo e l'attenzione alta sulla rivista. Una sezione del nostro sito sarà dedicata agli articoli, alle inchieste e alla lotta antimafia di Casablanca. Pubblicheremo ogni mese alcuni articoli e l'indice di Casablanca dando ampio spazio alla società civile(quella vera, non i salotti in-civili) che con la propria esistenza sfida 'U zù Tanu' e i cavalieri dell'Apocalisse di oggi.

Note:

Per sostenere «Casablanca»
Abbonamento ordinario 30,00€, sostenitore 50,00€

Mezzi di pagamento:

Bonifico Bancario intestato a Graziella Rapisarda
Banca Popolare Italiana Catania Cc: 183088 ABI: 5164 CAB: 16903 CIN: R

Assegno non trasferibile intestato a Graziella Rapisarda
via Caronda, 412 - 95128 [CT]

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