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16 novembre 2003 - Vittorio Moccia

Non ci può far certo gioire la constatazione che quanto avevamo previsto, al termine della vergognosa operazione militare compiuta in Iraq, ha trovato ormai da mesi forma compiuta nel desolante stillicidio quotidiano di vittime militari.
Un intervento d'occupazione tanto rozzo, quanto a logica e forma attuativa, ormai neppure più sostenuto delle motivazioni che avevano tentato di forzarne mediaticamente il consenso, non avrebbe portato altro che al caos civile ed alla totale ingovernabilità del paese "occupato".

I fatti mostrano come il drammatico precipitare della situazione di queste ultime ore, nelle quali riesce perfino ostico comprendere con esattezza finalità e natura degli attentati, spinga ad accelerare decisioni e strategie per il futuro dell'Iraq. E' comunque molto difficile credere che lo slogan del "tutto terrorismo" possa reggere ancora a lungo e spiegare le ragioni di una guerra che non è ancora terminata e troverà difficile soluzione, se continuerà ad essere interpretata come la semplice ed isolata iniziativa di sparuti gruppi di "terroristi".

Va aggiunto che, qui in Italia, si intravede il pericolo che i sentimenti, suscitati dalla spaventosa carneficina di militari italiani, possano da un lato produrre posizioni di estremismo acritico ed ottuso, perfino nell'ambito del pacifismo; possano dall'altro essere sfruttatati per ennesime manovre mediatiche funzionali a nauseanti beghe di politica interna.

Crediamo piuttosto che sarebbe molto più utile far affidamento sulla ragione e sul valore del rispetto del prossimo, che dovrebbe nascere dalla nostra sensibilità di esseri umani.

E' un dato di fatto che l'Iraq, dopo l'intervento militare USA, rappresenti un magma ribollente, nel quale sono confluiti ed ormai si catalizzano, pronti a propagarsi, mille ingredienti esplosivi.

Viene da giudicare d'altra parte come vigliacca e inumana verso cittadini doppiamente violentati, da un dittatore sanguinario e da una guerra infame e priva di senso logico (o meglio con un senso dettato esclusivamente da interessi economici) qualsiasi posizione di irrigidimento ideologico che si traduca nella follia dell' "abbandoniamo a tutti i costi il campo".

A nostro avviso sarebbe opportuno che, sotto la regia dell'ONU, forze di occupazione militare si traducessero al più presto in forze civili e multinazionali di pace e difesa; che venissero ripristinate le strutture internazionali di assistenza sanitaria funzionali almeno al recupero dei requisiti minimi di vivibilità; che si consentisse infine di condurre con i fatti la nazione a forme di reale autogoverno .

Questa volta è una strada obbligata...

Vittorio Moccia
Associazione PeaceLink

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