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Ragioni del “non voto”

Se lo Stato nega l’evidenza

Gennaro Esposito, Bruna Gambardella e Gennaro Allocca hanno deciso di non votare e hanno inviato le loro schede elettorali al Presidente della Repubblica. Ma oggi, alle 3 schede partite da Nola, se ne aggiungono 600 già pronte a decollare da Marigliano. Anche da Prato e da altre parti d’Italia sono partite iniziative analoghe.
7 aprile 2008 - Serena Romano
Fonte: In collaborazione con http://laveritadellecontrade.wordpress.com/

Gennaro Esposito, Bruna Gambardella e Gennaro Allocca hanno deciso di non votare e hanno inviato le loro schede elettorali al Presidente della Repubblica. Un gesto “scomodo” sotto elezioni, che ha infastidito gli “addetti ai lavori” della politica. Tant’è vero che è stato poco e mal riportato dai media per ridimensionarne la portata.
Ma oggi, alle 3 schede partite da Nola, se ne aggiungono 600 già pronte a decollare da Marigliano. E non solo da qui: scrive una amica di “Beppe Grillo” a Gennaro Esposito che anche da Prato e da altre parti d’Italia sono partite iniziative analoghe. Questo significa che continuare a premere il coperchio sulla pentola che bolle è un gesto miope e inutile: perchè non impedisce all’acqua di fuoriuscire crepitando sul fuoco. Non solo: non dare voce alle motivazioni di chi rifiuta una classe politica dalla quale non si sente rappresentato e un sistema elettorale che annichilisce la partecipazione, è anche un gesto poco democratico. Perché esprimere il proprio dissenso con un “non voto motivato” è un diritto sacrosanto, sancito dalla Costituzione: il “diritto alla resistenza” spiegato chiaramente dal professore Lucarelli quasi due mesi fa [1] anticipando una problematica che inevitabilmente sarebbe esplosa.

Pecora di Acerra

Ci sono voluti quasi 4 anni, un gesto eclatante come l’invio delle schede elettorali al Presidente della Repubblica e le immagini riportate da Report di pecore e pastori falcidiati dalla diossina, perché la vicenda degli abitanti del “triangolo della morte” cominciasse a trapelare in Italia.
Il mondo scientifico internazionale, infatti, viene informato della grave situazione già nel settembre 2004 quando appare su “Lancet oncology” - una delle più qualificate riviste del settore – un articolo redatto da un ricercatore originario di Nola, Alfredo Mazza del CNR di Pisa[2].
E’ proprio Mazza a battezzare Nola, Acerra e Marigliano “il triangolo della morte”: perché comparando il registro dei tumori di queste zone con quello di regioni altamente industrializzate, scopre che l’incidenza di linfomi, cancro all’apparato urogenitale e al fegato e di varie malformazioni è la stessa, se non superiore. Eppure in Campania di industrie ce ne sono poche. Che significa? Che probabilmente qui arrivano gran parte dei rifiuti tossici di quelle fabbriche.
L’ “Oncology reportage” firmato anche dalla ricercatrice americana Senior C. è allarmante: perché prefigura un aumento di queste malattie dovuto all’enorme numero di discariche nascoste che debbono ancora dare il loro effetto sulla salute. Previsione che purtroppo si sta dimostrando reale, ma all’epoca giudicata dall’Istituto Superiore di Sanità poco attendibile. Anche le critiche, però, dell’Istituto appaiono pretestuose perché toccano i dettagli formali ma non il contenuto dello studio che diventa, invece, oggetto di dibattito su internet e di interesse da parte della comunità scientifica internazionale: perché avvalora studi in corso a livello mondiale, basati su metodologie innovative, che dimostrano le dirette relazioni tra malattie e ambiente.

E’ dal 2004, dunque, che lo psichiatra Gennaro Esposito – referente per Nola della federazione “Assocampaniafelix” che raccoglie gli abitanti del “triangolo della morte” – sta tentando di richiamare l’attenzione del governo italiano sulla situazione. Finchè ad aprile 2007, insieme ad altri 11 cittadini, chiede ufficialmente di essere sottoposto ad analisi per verificare i valori di diossina e altri contaminanti nel sangue. Ma questa richiesta normale, che rientra nel diritto alla salute sancito da ogni Stato civile, è negata.
Comincia, infatti, da aprile 2007 un incredibile rimpallo di responsabilità, che ha l’obiettivo di prendere tempo per negare “a priori” ogni rischio. Un comportamento omissivo reso ancora più grave dal fatto che 10 giorni dopo la loro richiesta di analisi – inviata a tutte le istituzioni competenti - arriva come fulmine a cielo sereno, il risultato degli studi commissionati dall’ex commissario Bertolaso all’Organizzazione Mondiale della Sanità: l’indagine dal titolo “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana” avvalora le preoccupazioni. Lo studio, infatti, dopo avere riconosciuto al lavoro di Mazza il valore di pietra miliare e il merito di avere sollevato il problema, per la prima volta in Italia ammette la “possibile correlazione tra l’aumento dei tassi di incidenza e la mortalità per alcune malattie, e la presenza di discariche tossiche”. E di conseguenza, per la prima volta, viene fatta una mappatura del pericolo che identifica 13 comuni campani nella fascia a rischio maggiore: fra i quali quelli del “triangolo della morte”.
Ma dopo tutto questo, come giustificano le istituzioni il diniego a sottoporre gli abitanti allo screening richiesto? Ecco la risposta nelle testimonianze dei protagonisti.

Le testimonianze dei protagonisti
“Poiché nel frattempo anche 300 persone residenti ad Acerra chiedevano di essere sottoposte ad analoghe analisi – racconta Gennaro Esposito - il commento poco felice dei vertici della ASL fu : “Ma che volete fare… politica? Qui non c’è nessun allarme diossina”, anche se all’epoca erano già state abbattute 4000 pecore del “triangolo” contaminate. Ciononostante ci promettono l’imminente avvio di un’indagine epidemiologica… che si rivela una duplice beffa! Si tratta, infatti, di un’indagine sulla popolazione basata sul metodo SEBIOREC contro la quale abbiamo protestato aspramente: sia perché è un metodo con scarsa validità scientifica in quanto mischiando il sangue dei prelievi effettuati, ne “annacqua” i risultati; sia perché lo studio, iniziato il mese scorso, non sarà completato prima di un anno!”

“E qui non c’è tempo da perdere - aggiunge Bruna Gambardella - Nel frattempo, il fratello del pastore Mario Cannavacciuolo che appare nel servizio di Report, è morto in 20 giorni per un tumore fulminante: fra gli altri contaminanti trovati nel suo sangue, c’erano valori fino a 190.000 di PCB. Sa quanti ne ho io? 600.000! Tant’è vero che sono affetta da una grave malattia che mi sta sconvolgendo la vita… Ma non c’è stato verso: le nostre richieste di analisi “individuali” per stabilire chi è contaminato e chi non lo è, non hanno mai avuto seguito. Le autorità sono rimaste sorde anche all’appello rivolto loro il 12 luglio 2007 dall’arcivescovo di Nola, Beniamino De Palma”.

Come hanno fatto, allora, questi abitanti del “triangolo mortale” a scoprire di essere contaminati?
Come in un romanzo, dove due storie che partono separate, all’improvviso si intrecciano: “In una domenica del luglio scorso, durante una seduta delle Assise di Palazzo Marigliano, incontrammo il professore Marfella, tossicologo dell’istituto Tumori Pascale, che da anni approfondisce questo problema in contatto con i migliori esperti a livello internazionale – raccontano ancora Gennaro e Bruna - Così scoprimmo che era stato lui a seguire il caso dei due fratelli Cannavacciuolo e a fare i prelievi sui due pastori: per cui ci propose di fare altrettanto. Cosa che abbiamo fatto a nostre spese, anche con l’aiuto di una colletta: perché, a ciascuno di noi, queste analisi inviate in Canada sono costate 1.660 euro”.[3]

Se di fronte a tutti i miliardi buttati in 14 anni di strumentale emergenza rifiuti, lo Stato non ha rimediato i quattro soldi necessari a fare queste analisi, è chiaro, a questo punto, che le istituzioni hanno paura di un’indagine seria. Perché? Forse perchè risultati inoppugnabili, privi di margini di ambiguità, non consentirebbero più di negare il disastro ambientale e tutte le responsabilità dello Stato che ne derivano[4]. Ma soprattutto non consentirebbe di continuare a lucrare soldi pubblici su finte bonifiche e soluzioni sbagliate, utili solo a perpetrare l’infernale e illegittimo meccanismo innescato dall’emergenza rifiuti.
La posta in ballo, dunque, è grossa per cui paradossalmente oggi l’interesse dello Stato è contrario a quello dei cittadini. Non solo campani: perché lo spreco enorme di denaro pubblico e fondi europei – utilmente spendibili in altra maniera – coinvolge tutto il Paese.

Così l’avvocato Gennaro Allocca ha deciso di inviare la sua scheda elettorale - insieme a quella di Gennaro Esposito e Bruna Gambardella - al Capo dello Stato, accompagnate da una lettera [5] che, solo alla luce di questo retroscena, riesce a rivelare il suo vero significato.

Note:

[1] Non votare è un diritto del cittadino: "il diritto alla resistenza" spiega il prof. Lucarelli
http://laveritadellecontrade.wordpress.com/2008/02/19/olocausto-rifiuti-quarta-puntata/
[2] In Italia il "triangolo della morte" è collegato alla crisi dei rifiuti
http://www.allarmerifiutitossici.org/articles/art_399.html
[3] Emergenza ecomafie in Campania
http://www.peacelink.it/editoriale/a/24864.html
[4] Negano l'esistenza dell'Olocausto Campano
http://www.allarmerifiutitossici.org/articles/art_390.html
[5] Lettera al Presidente Napolitano
http://campania.peacelink.net/rifiuti/articles/art_336.html

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