Sulla crisi di governo

Un governo per gestire le emergenze climatica e democratica

Chiunque si assumerà la responsabilità di governare il Bel Paese dovrà fare i conti con le richieste del movimento sui cambiamenti climatici promosso da Greta Thumberg e con l’esigenza di invertire il ruolo egemonico dell’economia rispetto alla politica.
16 agosto 2019

La Spezia - Manifestazione di protesta contro il Ministro dell'Interno

Il giorno in cui gli eurodeputati del M5S hanno votato e scelto come presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno fatto una scelta di campo e compiuto una rottura nei confronti dei compagni inglesi dell’Ukip, che ora si chiama Brexit Party, con i quali hanno condiviso i banchi al Parlamento europeo nella scorsa legislatura e nei confronti della Lega alleato di governo in Italia. Sia il Brexit Party, guidato da Nigel Farage, che la Lega hanno votato contro l’elezione della von der Leyen. Una scelta di campo tra chi pensa che il governo dei problemi si giochi almeno a livello continentale e chi invece ritiene che la sovranità la si possa esercitare a livello nazionale con il solito ritornello, comodo quanto inattuale, “riprendiamoci la sovranità”.

Sulla questione europea il M5S è stato sempre ambiguo sin dai tempi del referendum sull’Euro: un atteggiamento che ha pagato in termini di collocazione politica non trovando posto in alcuna famiglia politica nel Parlamento europeo in quanto sia i verdi che i liberali si sono rifiutati di avere come compagni di viaggio i pentastellati.

Il governo gialloverde pare sia arrivato alla sua conclusione politica dopo un anno mezzo di vita in cui il M5S ha difeso il Ministro dell’Interno sul caso della Diciotti e condiviso tutte le sue proposte sul tema dei migranti fino all’approvazione del Decreto sicurezza bis.

L’accondiscendenza nei confronti della Lega si è arrestata solo recentemente con il rifiuto del Ministro della Difesa e del Ministro delle Infrastrutture di controfirmare la nuova richiesta del Viminale che reitera lo stop alla nave Open Arms a seguito della dichiarazione del Tar del Lazio che sospende il divieto di ingresso in acque italiane. Il Tar ha riconosciuto la violazione delle norme di Diritto internazionale in materia di soccorso e la situazione di eccezionale gravità e urgenza dovuta alla permanenza protratta in mare dei naufraghi tra cui molti minori. Ed anche il Primo Ministro Conte ha voluto marcare la distanza dal Vice primo ministro della Lega in una lettera aperta a lui indirizzata in cui sottolinea il suo comportamento “Sei sleale, irresponsabile e fai solo propaganda sui migranti.” Meglio tardi che mai anche se è lecito chiedersi come mai solo adesso queste reazioni a un comportamento leghista che non è mai cambiato da inizio legislatura.

Tutto ciò arriva nel momento in cui il leader della Lega ha pensato di poter capitalizzare il consenso dei sondaggi e di piegare il Parlamento alle sue volontà sfiduciando il Primo Ministro del suo governo e tornando alle urne nel giro di due mesi per chiedere agli italiani “pieni poteri” e non avere palle al piede nella sua azione politica. L’azzardo non ha avuto gran seguito neanche tra i suoi accoliti. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giorgetti ha preso le distanze affermando che “sarebbe stato più facile andare al voto se - la crisi - fosse stata aperta prima”. E sia in Parlamento che nella società civile esiste ancora una maggioranza europeista anti-nazionalista che mette al primo posto i diritti umani e che ancora si indigna di fronte a un Ministro dell’Interno che fa carta straccia della Costituzione italiana e delle leggi internazionali. Il Beach Tour agostano, che nella testa di Salvini avrebbe dovuto sancire la sua volata elettorale, tappa dopo tappa vede aumentare il numero di coloro che contestano le politiche aggressive e disumane della Lega. Tra gli slogan più letti: “Nessun migrante ha rubato 49 milioni” e “Ama il prossimo tuo”.

Il vento populista sta prendendo una piega diversa da quella immaginata da Salvini dallo stabilimento balneare Papeete a Milano Marittima. La sortita ad effetto proposta a un Senato convocato di urgenza il 13 di agosto è stata solo un tentativo mal posto di una persona che ha capito di esser stato messo all’angolo. E’ chiaro a chiunque che non si può votare la riduzione dei parlamentari e subito dopo andare al voto. I social media utilizzati a spron battuto con l’ausilio della Bestia, il sistema di rilancio e di propagazione dei messaggi e dei selfie del leader leghista, stanno riportando a galla tutte le contraddizioni della militanza politica salviniana: da autonomista padano antimeridionale a ipernazionalista anti-migranti.

Il governo con il M5S è stato utilizzato per continuare a fare campagna elettorale permanente sfruttando il ponte di comando del Viminale e puntando il dito contro migranti, profughi ed ONG verso i quali scagliare tutte le colpe e nascondere l’inefficacia delle politiche leghiste. Non c’è nessuna emergenza profughi semmai ce n’è una riguardante i giovani italiani che lasciano il nostro paese per cercare una opportunità di lavoro fuori dai confini nazionali. E questi ultimi sono in numero molto maggiore di quelli che arrivano in Italia per cercare fortuna e una speranza di vita.

In questi mesi il Ministro degli Interni ha disertato quasi sempre le riunioni europee del Consiglio dei Ministri che avevano all’ordine del giorno le politiche migratorie per il semplice motivo che la Lega non ha alcun interesse a trovare una soluzione al problema. Una soluzione condivisa toglierebbe fiato alla retorica sui migranti e al ritornello oramai abusato del “prima gli italiani”. 
I pentastellati sono stati succubi della Lega perdendo progressivamente il consenso e la fiducia dei suoi elettori. Sono stati fatti molti errori, passi falsi e dietrofront rispetto alle promesse elettorali riguardanti la giustizia, l’Ilva, il Tap, la Tav e così via.

Detto questo di fronte alla situazione di caos in cui il Ministro dell’Interno ha messo l’Italia che si fa ? Esiste una via di uscita nell’interesse reale dei cittadini italiani ?

Abbiamo di fronte a noi due emergenze che possono trovare il punto di caduta in un nuovo governo che metta nella sua agenda la loro risoluzione prioritaria.

La prima emergenza è quella dei cambiamenti climatici. Questa estate abbiamo avuto dimostrazioni giornaliere con temperature che superano regolamente i 40° C, luglio è stato il mese più caldo degli ultimi 140 anni, fenomeni atmosferici radicali sempre più frequenti, ghiacciai che si sciolgono definitivamente immettendo negli oceani tonnellate di acqua, foreste grandi come paesi interi che vanno a fuoco rilasciando nell’aria tonnellate di CO2. Insomma abbiamo tutti gli elementi e i segnali per far capire anche ai più recalcitranti che ci troviamo nel bel mezzo di una emergenza come sottolinea la grande partecipazione giovanile al movimento planetario dei Fridays for Future. Nessun governo del Pianeta può far finta di nulla e dovrebbe cominciare a dichiarare lo stato di emergenza climatica assumendo tutte le misure del caso. Greta Thumberg a 16 anni è diventata la portavoce di questo movimento mondiale con il quale deve fare i conti inevitabilmente anche l’Italia.

La seconda emergenza è quella democratica. Chi prende le decisioni che ci riguardano ? Laddove risiede la democrazia la decisioni non contano più nulla. Laddove si prendono le decisioni la democrazia non c’è. Pochi soggetti a livello mondiale detengono le chiavi del potere. Si pensi, solo per fare un esempio concreto, alle multinazionali del digitale che detengono tutti i nostri dati e le impronte che lasciamo su internet. Occorre colmare questo divario ed estendere la democrazia oltre gli Stati nazione. L’Europa è l’esperimento di democrazia internazionale più avanzato al mondo ma si trova in mezzo al guado. Non è ancora una federazione compiuta e quindi non ha né i poteri né un bilancio adeguato per incidere nelle materie più importanti per i suoi cittadini ma non è neanche una semplice associazione di stati indipendenti. Questa situazione ibrida non è più sostenibile e sta facendo crescere i populismi e i nazionalismi che fanno comodamente il doppio gioco: addossano all’Europa le colpe delle cose che non vanno e, contemporaneamente, non fanno nulla per darle i poteri necessari per renderla capace di agire.

Il prossimo governo, quando mai vedrà la luce, potrebbe trovare una sintesi politica mettendo al primo posto la risoluzione di queste due emergenze. Le stesse che ha messo in agenda la nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Nei primi cento giorni vuole proporre un Green Deal per l’Europa, un piano di investimenti per l’Europa sostenibile con questo obiettivo dichiarato davanti al Parlamento europeo: “Voglio che l’Europa diventi il primo continente neutrale dal punto di vista climatico nel mondo entro il 2050”. Inoltre ha recepito la richiesta del Presidente del Parlamento europeo per una conferenza sul futuro dell’UE da cui partire per una reale democratizzazione delle istituzioni europee restituendo piena sovranità ai suoi cittadini.

Partendo da questi assunti il nuovo governo italiano potrebbe contribuire al governo europeo in formazione assumendosi la propria responsabilità e dichiarando lo stato di emergenza climatica. E portando al capezzale europeo il contributo fondamentale di uno stato fondatore dell’UE per una sua revisione in senso federale nel solco del Manifesto di Ventotene. Un primo passo concreto è la proposta di un Commissario italiano che possa dare un contributo in questa direzione.

Gli eurodeputati del M5S e del PD hanno votato la nuova presidente della Commissione europea quindi un governo giallo rosso che nascesse in Parlamento avrebbe una sua conseguenza logica e politica.

La scelta che abbiamo di fronte noi tutti (italiani, europei e cittadini del mondo) è tra una politica che nega i cambiamenti climatici e propone soluzioni nazionali mettendo gli uni contro gli altri. E un’altra che accetta la sfida posta dai cambiamenti climatici, propone soluzioni condivise a livello internazionale mettendo i diritti umani sopra gli interessi di parte e gettando le basi per un governo mondiale.

Nel momento in cui scrivo non sappiamo l’esito dell’attuale crisi anche perché l’ineffabile Ministro dell’Interno ha riaperto i giochi con i pentastellati come se non avesse mai sfiduciato il governo Conte! Non sappiamo se avremo un rimpasto giallo verde, un governo istituzionale a breve termine oppure un governo giallo rosso che duri tutta la legislatura. Quello che sappiamo è che chiunque si assumerà la responsabilità di governare il Bel Paese dovrà fare i conti con le richieste del movimento sui cambiamenti climatici promosso da Greta Thumberg e con l’esigenza di invertire il ruolo egemonico dell’economia rispetto alla politica restituendo a quest’ultima, e quindi alla democrazia, il primato delle scelte che interessano tutti i cittadini del mondo.

La scelta che abbiamo di fronte noi tutti (italiani, europei e cittadini del mondo) è tra una politica che nega i cambiamenti climatici e propone soluzioni nazionali mettendo gli uni contro gli altri. E un’altra che accetta la sfida posta dai cambiamenti climatici, propone soluzioni condivise a livello internazionale mettendo i diritti umani sopra gli interessi di parte e gettando le basi per un governo mondiale.

Da una parte abbiamo leader populisti come Donald Trump, Jair Bolsonaro e il nostro Matteo Salvini che esprimono chiaramente le posizioni sovraniste dall’altra abbiamo un movimento planetario come Fridays For Future promosso dalle giovani generazioni e le campagne internazionali che propongono un Green New Deal. Questi ultimi devono trovare una risposta concreta nella politica. Le nuove generazioni devono portare le proposte nei parlamenti a tutti i livelli. La trentenne Alexandra Ocasio Cortez è solo un esempio. Altri ne seguiranno. Solo in questo modo si potrà costruire un’alternativa alla narrazione tossica dei nuovi nazionalisti e gettare i semi per la costruzione di una democrazia planetaria.

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