Rilanciamo un testo di Lavinia Marchetti

"Sapere non basta, eppure è l'unico punto di partenza"

L'attenzione, affermava Simone Weil, è "una delle forme più rare della generosità". Nessun dominio storico è crollato per il gesto onnipotente di un individuo. Sta nella durata e nell'organizzazione la forza di cambiare le cose.
3 agosto 2026
Redazione PeaceLink

Che fare?

"Qualche notte fa ho chiuso il computer molto tardi. Sullo schermo era rimasto il volto di Ratil Mahmoud Musa Abdullah, otto anni, uccisa mentre dormiva in una tenda ad Al-Mawasi", scrive Lavinia Marchetti.

Era una bambina palestinese di 8 anni. È stata uccisa all'alba del 30 luglio 2026 da un attacco missilistico condotto da un elicottero israeliano su rifugio per sfollati nella Striscia di Gaza.

"Vorremmo, quasi tutti noi, riavviare il mondo come fosse un PC pieno di inutili atrocità. Ma poi Ratil continua a essere morta", scrive Lavinia, che continua chiedendosi che fare e aggiungendo subito dopo: "Le risposte sono sempre inefficaci, insufficienti. Non convinco nessuno, neanche me stessa". E si chiede "se l'attenzione prestata a tutto questo serva ancora a qualcosa, o se stiamo soltanto assistendo con maggiore definizione alla nostra irrilevanza".

Siamo "monadi isolate con uno smartphone in mano". 

"Comprendo questo senso di frustrazione, perché è anche il mio", scrive Lavinia. L'esposizione illimitata alle atrocità "non è solidarietà. Guardare tutto non salva nessuno". Ma distogliere lo sguardo consegna le vittime ai carnefici. L'attenzione, citando Simone Weil, è "una delle forme più rare della generosità": significa "ricordare un nome quando il potere preferisce serie numeriche. Ratil e Fakir. Pronunciarli impedisce per un momento che la statistica completi il lavoro iniziato dalla violenza".

"Il potere ci educa a concepire l'azione secondo due sole possibilità: o cambiamo tutto oppure abbiamo fallito", scrive ancora. Ma "nessun dominio storico è crollato per il gesto onnipotente di un individuo. Sta nella durata la forza di cambiare le cose". Il passaggio è sostituire "che cosa posso fare io?" con "assieme a chi posso aumentare la 'nostra' capacità di intervenire?" 

Un testo documentato può contrastare cancellazione e assuefazione. "Sembrano azioni modeste soltanto per chi ha accettato la mitologia del risultato immediato". Occorre "ricostruire luoghi nei quali l'esperienza privata del male possa diventare giudizio comune e capacità organizzata."

Conclude Lavinia Marchetti: "Il mondo è troppo grande per una persona sola. Questa constatazione può diventare una condanna oppure il principio elementare della politica. Non possiedo nessuna promessa di vittoria, né una risposta certa al 'che fare', ma so che dobbiamo riuscire a riconoscerci e a organizzare il nostro rifiuto".

Sono considerazioni che condividiamo e rilanciamo qui su PeaceLink.

Note: Per leggere tutto il testo di Lavinia Marchetti cliccare su https://laviniamarchetti.substack.com/p/limmane-senso-di-impotenza-che-proviamo

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