Cultura

Dal sito

  • Disarmo
    Il documento ufficiale ENAV

    L'esercitazione nucleare della NATO Steadfast Noon 2026 comincerà sui cieli italiani il 13 ottobre

    Il supplemento AIP S56/26, pubblicato il 20 agosto 2026, descrive aree, quote e orari dell'esercitazione. Non nomina mai le armi nucleari, ma la geografia dei corridoi parla chiaro: dal 13 al 20 ottobre si simulerà la guerra nucleare sui cieli italiani.
    6 ottobre 2026 - Redazione PeaceLink
  • Editoriale
    Vergogna agli ignavi

    Vincono i cittadini

    La Corte d'Appello civile di Milano ha rigettato anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali di ILVA e Acciaierie d'Italia in Amministrazione Straordinaria. I giudici milanesi hanno ribadito fermamente che il diritto alla vita e alla salute prevale sugli interessi d'impresa.
    5 ottobre 2026 - Associazione PeaceLink
  • Conflitti
    L’Operazione Vivaldi come laboratorio militare del centro NATO JATEC

    Nasce in Ucraina la guerra robotica di terra

    Da trent'anni le forze armate americane avevano studiato il concetto di "robot incursori" lanciati dal cielo. Ma lo studio era teorico. Ora l'Ucraina, con un brillante generale di estrema destra, ne ha effettuato il primo impiego al mondo in condizioni di combattimento reale.
    4 ottobre 2026 - Redazione PeaceLink
  • Conflitti
    Un contrattacco ucraino ha evitato l'accerchiamento di alcune importanti roccaforti

    Che cosa è l'Operazione Vivaldi nel Donbass

    L'operazione è stata condotta da militari collegati alla leadership della unità Azov. Pur avendo eliminato il saliente russo a nord di Lyman, l'azione non ha fermato l'avanzata di Mosca su tutto il resto del fronte. Il limite più grande è infatti la natura localizzata dell'operazione ucraina.
    4 ottobre 2026 - Redazione PeaceLink
  • Schede
    Modello di lettera da stampare e consegnare in Prefettura per un incontro

    Lettera ai prefetti nell'ambito della campagna Stop Steadfast Noon

    Viene richiesto se esistono piani di emergenza provinciali e comunali, specificamente predisposti per scenari di guerra nucleare, e se è prevista un’informazione preventiva per la popolazione.
    3 ottobre 2026 - Redazione PeaceLink

Forum: Lettere

15 marzo 2007

Roma - MIlano

Autore: Andrea Genzone

Parto da Roma verso le sette di sera con l’idea di viaggiare finché dura l’ultima luce e poi dormire qualche ora, per poter guidare nella notte, quando le strade son vuote e in giro s’incontra soltanto chi deve e chi vuole. Devo risalire fino a Milano e assolutamente NIENTE AUTOSTRADA. E non è così facile come dirlo, ché ci vuole la cartina e l’intuito. Io la cartina ce l’ho, ma tant’è che nel giro di 10 minuti, cercando di passare dalla Portuense all’Aurelia, mi ritrovo che la via è chiusa: davanti alle ruote sfuma l’asfalto e si fa sabbia. Spengo il motore ed è la prima sosta fuori programma del piccolo viaggio che ho davanti: scendo. La spiaggia è un mosaico di detriti che si sono mischiati tra loro; che sebbene siano diversi e diversa sia la loro storia passata, uniti sono qualcosa di importante e riconoscibile, come una famiglia, come l’immondizia: legni secchi intrappolati tra le maglie logore di reti da pesca stracciate e aggrovigliate, vetri, frammenti di conchiglie tutt’altro che rare, lattine di Moretti mezzo sepolte... e in un angolo, quasi nascosta dietro al muretto di una casa, c’è una montagna di altri detriti che il mare, il vento, o il custode hanno sapientemente radunato. L’odore è forte, odore di mare rappreso; mare, comunque. Mi arrampico e siedo sugli scogli neri; davanti a me il sole, scendendo, crea la striscia tremolante di colori caldi sull’acqua, come nel disegno che facevo sempre da bambino quando volevo far bella figura. Sopra la mia testa gli aerei decollano in fila indiana dall’aeroporto di Fiumicino, a distanza di due minuti l’uno dall’altro... Mi immagino il Riccetto e i suoi amici correre da qualche parte a combinarne qualcuna delle loro, mi immagino Pasolini respirare emozionato in questo posto e intrecciarne le storie con la mente. Prima di ripartire consulto la cartina: devo passare per Focene, poi per Fregene e infine dovrei incrociare l’Aurelia e seguire per Civitavecchia. Ok. La luce è finita da un po’ e sono sulla strada giusta. Si son fatte le nove e mezza e, se voglio rispettare i piani, devo fermarmi a dormire. Sento gli occhi un po’ pesanti e comunque oggi ho già guidato da Reggio Emilia a Roma e da Roma a qui quasi senza fermarmi. Percorro un tratto di strada buio circondato dai campi, senza centri abitati in vista. Mi fermo in una rientranza della strada, accanto ad un cartello “Riserva di caccia”; spengo le luci, chiudo le portiere dall’interno, nascondo la chiave nel sacchetto del pane e mi sistemo sul sedile dietro. Questa macchina sarà pure spaziosa, ma i sedili sono troppo duri per dormire. Niente a che vedere con la gloriosa Lancia Y che mi ha sempre accompagnato in questo genere di viaggi, rivelandosi un perfetto quanto insospettabile camper. Cerco una posizione tra le poche possibili, mi sistemo su un fianco, con un braccio sotto il peso del corpo e il giubbotto appallottolato che mi fa da cuscino. Mi sforzo di rilassarmi e spero che il sonno mi prenda, ma non sono tranquillo. A enorme distanza, alla destra della strada, un cane abbaia e un altro gli risponde, ancor più lontano, alla sinistra; tra di loro l’Aurelia, i campi bui. Sento un frusciare d’erba, mi alzo di scatto per guardare fuori ma non vedo nessuno; mi rimetto sdraiato e chiudo gli occhi. I minuti passano, il sonno si avvicina e si allontana. Due SUV passano a gran velocità uno dietro l’altro, con gran sibilare di turbina e facendo ondeggiare la macchina… Se dormire non si può, allora si mangia: la dispensa offre una decina di Pringles, tre arance, del pane secco e il cioccolato con anacardi. Dormirò più avanti. Finita la cena abbasso il finestrino, accendo una sigaretta e mi rimetto in strada, lento e regolare; buio davanti, dietro e attorno. Nel frattempo il caricatore dei CD lavora, e adesso è il turno di Ludovico Einaudi, “Una mattina”, album interamente per pianoforte. I brani, dai toni malinconici, mi cullano e mi trafiggono, rinfacciandomi che i sogni, quelli grossi, se ne sono andati e che posso pure vagare quanto mi pare, ma non è più lo stesso, non tornerà QUEL vagare. Quand’ero bambino Volavo in alto E quando mi hanno atterrato Ho graffiato l’asfalto Non è Un problema Per me Va bene così L’asfalto è come il vento Mi porterà lontano L’asfalto è come il vento Non temo la sua mano I giorni sono pieni Di parole vuote I giorni sono treni Veloci e senza ruote Così Chiedo scusa Ma io Me ne vado via La polvere e il silenzio, la solitudine assoluta… qui non mi sento perso in una vita muta Da solo sull’asfalto Mi batte forte il cuore E ho voglia di tornare Di venirti a cercare Così Chiedo scusa Ma io Voglio andare via Non dirlo che io scappo Io sono un’aquila e ti miro Da qui posso sentirti E legarti senza catene Partire sarà come Il lavoro del cacciatore Tornerò con le provviste Per sopravvivere alle ore Intanto, in un alternarsi di buio interminabile e di luci di brevi città, la notte s’è fatta notte davvero; da uno starnuto mi vien fuori uno sbadiglio ed ho un sonno terribile. Ho appena attraversato Grosseto e lascio l’Aurelia per dirigermi verso Siena. Appena presa la direzione mi accosto in una piazzola sul viadotto, spengo, chiudo, nascondo, mi sistemo e buonanotte, sotto al sacco a pelo.

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