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11 agosto 2004

Il Cilento e il mistero di Majorana

Approfondendo e portando nuovi elementi ad una celebre inchiesta di Leonardo Sciascia.
Autore: Oreste Mottola

VIAGGIO NEI GRANDI E PICCOLI MISTERI DEL SALERNITANO

Il Cilento e il mistero di Majorana

Approfondendo e portando nuovi elementi ad una celebre inchiesta di Leonardo Sciascia.

LA STORIA, di Oreste Mottola

Dopo aver espresso in due lettere il vago proposito di "voler scomparire", nel marzo del 1938, Ettore Majorana s'imbarca sul postale Napoli-Palermo. Majorana, il fisico più geniale della generazione di Fermi, con cui ha studiato, scompare. Riservato, solitario, scontroso, il giovane Majorana ha le doti per arrivare a risolvere i problemi connessi con l'invenzione dell'atomica. La famiglia pensa anche ad una fuga dettata dalla follia, ma a nulla servono le ricerche dei servizi segreti spronati dallo stesso Mussolini.
Majorana si è davvero ucciso? E' stato rapito? O forse, di fronte alle prospettive d'incubo aperte dalla scoperta dell'atomica nell'Europa di Hitler e Mussolini, ha preferito "scomparire"? Che cosa si nasconde dietro al mistero Majorana?
Nelle cronache dell'ultimo cinquantennio il "caso Majorana" resta una delle pagine più fitta d'incognite e di interrogativi senza risposte. Il dossier approntato dall'OVRA (la polizia politica fascista) è distrutto o irreperibile. Alcuni importanti documenti, lettere, appunti e testimonianze, vennero spediti in Italia dal fratello di Ettore, Luciano Majorana, che viveva negli Stati Uniti, per essere utilizzati per un lavoro biografico ma il plico fu imbarcato sull'incrociatore Andrea Doria, che colò a picco il 25 luglio del 1956. Gli ultimi documenti giacciono quindi ormai inutilizzabili in fondo all'oceano.

E' il Cilento l'ultima terra d'asilo del grande ed inquieto scienziato ?

Nel 1993 interrogai, un ex pastore novantenne, Andrea Amoresano, da tutti chiamato 'tatarelea', che dopo 57 anni di silenzio ha rivelato quello è stato fino ad oggi da queste parti uno dei segreti meglio custoditi. Amoresano mi disse: "Io lo ricordo bene Majorana. Allora noi non sapevamo il suo nome e nemmeno chi era e perchè‚ scappava. Sembrava un disertore di guerra. Un fuggiasco. Un selvatico. Dormiva nella zona del Cafaro di S. Arcangelo, - dove c'è un vecchio monastero basiliano - una delle zone più impervie della nostra montagna".
Alla suggestiva ipotesi che vuole Ettore Majorana, in fuga da tutto e tutti, eclissarsi nel Cilento sostando anche nei boschi di Perdifumo i primi a credervi sono stati gli stessi familiari dello scienziato nucleare. Ad alimentare le speranze dei familiari fu la strana vicenda delle due lettere d'addio dello scienziato, scritte prima di imbarcarsi per Palermo. La prima venne spedita per posta a Carrelli, direttore dell'Istituto di Fisica dell'Università di Napoli, e la seconda lasciata in albergo per i familiari. La prima lettera è piena di espressioni ambigue; Si parla di "scomparsa" - al posto di morte o fine - ed afferma che conserverà un buon ricordo dei colleghi e collaboratori "...possibilmente anche dopo". Leonardo Sciascia la commenterà così: "...è al vertice dell'incertezza sull' immortalità dell'anima, ma al tempo stesso sul confine tra la vita e la morte, tra la decisione di morire e quella di continuare a vivere...". Arrivato a Palermo Majorana spedisce subito un telegramma al prof. Carrelli dove smentisce quanto scritto nella sua lettera e gliene annuncia un'altra. Contiene le sue dimissioni dall'incarico di professore ed aggiunge: "Non mi prendere per una ragazza ibseniana perchè‚ il caso è differente". L'ultima lettera è del 26 marzo. Secondo gli accertamenti della polizia, la sera di quello stesso giorno, alle sette, Majorana s'imbarcò sul "postale" per Napoli; e a Napoli sbarcò l'indomani alle 5,45. Si gettò forse in mare?

Che il viaggio fosse stato effettuato fino allo sbarco a Napoli, lo diceva il biglietto di ritorno che era stato consegnato e che si trovava alla direzione della "Tirrenia". Che nella cabina, corrispondente a quella assegnata dal biglietto ad Ettore Majorana, avesse viaggiato una persona che poteva essere lui, lo diceva il professore Vittorio Strazzeri, che aveva passato la notte nella stessa cabina. Il sindaco di Perdifumo, l'avv. Giovanni Farzati, era nel 1938 un giovane studente liceale che stava preparando la maturità. Al ritorno a casa trova, ospiti della sua famiglia, Luciano e Salvatore, i fratelli di Ettore Majorana. :"organizzavano battute in montagna e tenevano sotto pressione i pastori. Questi ultimi apparvero subito molto reticenti. Poi dopo ho saputo che lo scienziato in fuga li pagava per tacere. Un'altra pista vuole ancora lo scienziato nascosto proprio nel convento del centro cilentano, dov'era priore Salvatore Bergantini, il giovane e colto padre gesuita che - oltre ad essere fine latinista e filosofo - parlava tedesco e faceva professione di aperto antifascismo e intratteneva corrispondenza con il celebre scrittore Massimo Bontempelli. Luciano e Salvatore Majorana, che durante le ricerche cilentane s'erano appoggiati presso la casa dei Farzati, se ne andarono ma restarono convinti che su queste montagne c'era la soluzione dell'enigma legato alla sparizione del fratello. "Majorana - scrive Leonardo Sciascia - è sul confine tra la vita e la morte, tra la decisione di morire è quella di continuare a vivere". Già l'avvocato Bartolomeo Farzati aveva raccontato quei lontani fatti: "nel maggio del '38 alcuni giovani di Perdifumo s'imbatterono in un uomo abbastanza giovane, forestiero, capelli neri, occhi scuri, molto colto. Apparve subito non essere un malvivente in fuga, tantomeno un pazzo. Diceva che voleva starsene in pace. La voce si diffusa ed arrivarono i suoi fratelli". "Quelli che vennero a cercarlo - racconta Amoresano - erano gente stava buona a soldi. Avevano anche dei cani addestrati. Vedendo che io tenevo la casa sgarrupata mi dissero se li aiutavo me l'avrebbero aggiustata. Ma quello continuò a scappare e non si fece prendere". Il settantacinquenne Farzati è tra i più convinti che Majorana abbia sostato a Perdifumo. "Come e perchè‚ è arrivato quì è un mistero che ancora oggi non ha spiegazioni plausibili. Il paese non era certo irraggiungibile. C'era una corriera che per due volte al giorno collegava il paese con Agropoli". Non è che c'entri qualcosa il fatto che Vatolla, luogo caro al filosofo Giovambattista Vico, sia una frazione di Perdifumo? . "Può darsi ,chissà" , dice il Sindaco. Ma com'è che nel paese si sono accorti della presenza dello scienziato fuggitivo? Risponde ancora Farzati: "Nel maggio del 1938 nelle fitte foreste di Perdifumo alcuni pastori s'imbatterono in un uomo abbastanza giovane, capelli neri, occhi scuri, colto. Apparve subito non essere un malvivente in fuga‚ tantomeno un pazzo. Diceva che voleva stare in pace, scomparire definitivamente".

LE RETICENZE DEI PASTORI

Ma dopo qualche mese qualcuno tra i pastori cominciò ad insospettirsi. C'era la paura di andarsi a cacciare in qualche guaio con la legge anche perch‚ lo sconosciuto aveva con s‚ molto denaro. Ed è per questo che qualcuno di loro, oltrepassò il portone della casa dei Farzati e si confidò con il medico condotto, il padre dell'attuale sindaco, e fu questi che decise di avvisare la famiglia di Majorana, che era già a Napoli.
Venne subito il fratello ingegnere che si mise ad organizzare le ricerche dopo aver sentito la descrizione che, del fuggiasco, veniva fatta dai pastori amici dei Farzati. L'ing. Luciano Majorana portò dei suoi uomini e si servirono anche di cani addestrati. Ma la maggior parte dei vecchi pastori decisero di proteggere la fuga dal mondo di Ettore Majorana. I loro soprannomi scorrono lontani nell'album della memoria: 'ngillo, i paolilli.
Racconta Andrea Amoresano: "Majorana stette qui per una stagionata. Quelli che per mesi vennero da Napoli a cercarlo erano gente buona a soldi. Usavano anche cani addestrati. Io allora tenevo la casa 'sgarrupata' e loro mi dissero "Uè Moresà, guarda che se ci aiuti a prendere Majorana ti aggiustiamo noi la casa. Ma quello continuava a scappare e n'azzeccava vicino alle persone. Era un selvatico".

UN PRIMO STOP ALLE RICERCHE

Fu allora che la mamma di Ettore Majorana scrisse una lettera supplica direttamente a Mussolini dove diceva: "Cercatelo nelle campagne, in qualche casa di contadino dove più lungamente può far durare il denaro che ha portato con sè". Confermando così l'ipotesi che il figlio si fosse perso a Perdifumo e nelle montagne cilentane.

FINIRONO NEL NULLA

Ma le ricerche non approdarono a nulla. Il 17 luglio 1938, nella rubrica Chi l'ha visto? del più popolare settimanale italiano dell'epoca, la Domenica del Corriere, veniva fuori una piccola fotografia e una descrizione dello scomparso Ettore Majorana: Di anni 31, alto metri 1,70, snello, con capelli neri, occhi scuri, una lunga cicatrice sul dorso di una mano. Chi ne sapesse qualcosa è pregato di scrivere...". Questo contribuì ancora di più a diffondere la voce e, il 2 agosto del 1938, in località Gaudio di Perdifumo, durante una festa popolare che vede i francescani del Convento distribuire peperoni fritti, un pò di pane ed un bicchiere di vino, un tizio cominciò a gridare "ecco Majorana ! " ed indicava un ignaro pittore napoletano che si trovava lì per caso e molti si misero a rincorrere il malcapitato pittore che, vedendosi inseguito da tanta gente, cercò di darsela a gambe. E ce ne volle per chiarire l'equivoco.

MAJORANA NEL CONVENTO DI PERDIFUMO?

Si sgonfia anche la pista che avrebbe visto Ettore Majorana nascosto nel Convento di Perdifumo dov'era priore Salvatore Bergantini, giovane e colto gesuita, che polemizzava con il celebre scrittore Massimo Bontempelli, era ottimo latinista e filosofo, parlava bene il tedesco ed era in forte odore di antifascismo. Proprio l'attuale sindaco Farzati è stato amico del sacerdote Bergantini: " Questi era uomo di eccezionale intelligenza che amava circondarsi di un gruppo di giovani perdifumesi. Tra questi c'ero io. Se ospitava Majorana prima o poi l'avremmo saputo. Invece non ha mai detto niente". Anche questa supposizione partiva da dati di fatto: Ettore Majorana aveva studiato dai gesuiti e al Superiore della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli - negli ultimi giorni di marzo o nei primi di aprile del '38 - si presenta un giovane, che con un minimo di margine d'incertezza riconosceva nella fotografia di Ettore Majorana l'uomo che gli chiede di essere ospitato in un ritiro per fare esperimento di vita religiosa.
Sempre ai primi di aprile la sua infermiera, quella che lo aiuta a superare le sue angosciose gastriti ed emicranie lo riconosce mentre Majorana viene su da Santa Lucia, tra il Palazzo Reale e la Galleria.

CONTRO LA TESI DEL SUICIDIO

Poi nulla più. Che si sia veramente incamminato nei luoghi cari a Giovambattista Vico e vi sia rimasto nascosto da qualche parte? Contro la tesi del suicidio c'è il fatto che Ettore Majorana portò con sè passaporto e denaro. Va a ritirare i cinque stipendi arretrati all'Università e si fa consegnare la sua parte del conto bancario di famiglia. Aveva bisogno di tanti soldi, per quel che intendeva fare? Che cosa?

MAJORANA IN CAMPANIA

Majorana conosceva bene la Campania. Nella costiera amalfitana ci veniva in villeggiatura con la famiglia. Ed era per lui un soggiorno piacevole se una volta scrisse all'amico Piquè: "...mi sono dato al più scientifico dei passatempi: non faccio niente ed il tempo passa lo stesso".

Oreste Mottola
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