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    7 agosto 2026 - Redazione PeaceLink

Forum: Poesie

11 aprile 2003

Mi manca il canto

Autore: Baldo Mossa

Mi manca il canto sotto questo cielo rosso sangue tra i corpi a pezzi di gente mai conosciuta e la loro morte trasformata in parole. Mi hanno insegnato a non sentirla come morte anche mia. Vivo in una parte di terra dove sono padrone di casa, marito, amico e poeta. Mi concedo occhi liberi di fissare i contorni del potere e mani che non devono grattare pietre per nascondermi. Non ho figli mutilati a cui sorridere per uccidere la loro definitiva malinconia. Per me le bombe sono parole, le mine sono solo parole le donne violentate sono solo parole le mosche dentro i bambini morti sono solo parole. La fame, la sete, la disperazione sono solo parole. Il genocidio, lo sterminio di un popolo sono solo parole. Il mio silenzio lo pagano il 27 di ogni mese, il mio guardare senza agire lo pagano in CD, libri e moto nuove. La mia rassegnazione a seppellire morti su morti senza nemmeno una promessa, lo pagano risparmiandomi le loro pallottole. Sono libero di non reagire, libero di non sfamare la mia rabbia, libero di usare il tesoro della mia fantasia per creare parole d’amore, arcobaleni di vetro, musiche di tenerezza per affascinarvi. Mi sento derubato nel mio vivere. Proteggo i sogni miei e di chi amo, ai sogni di gente lontana non arrivo. Non abbraccio le loro speranze tagliate i loro seni avvizziti i loro sessi murati alla gioia. Non mi sporco con il loro dolore di madri vedove di figli orfani, di padri che chiamano un cielo sordo. Il mio mondo è così poco, l’ho fatto così piccolo, che gli basta una spiaggia per vivere. Non ho diritto a fratelli e sorelle sconosciute e loro non hanno diritto a me. Il loro sangue l’ho perduto, le loro urla silenziose continuano a bussare alle mie finestre chiuse. Tutto quello che a loro ho dato è un cerotto sul cancro, un po’ di farina per uno stomaco grande come un vulcano. E con la loro vita continuano a pagarmi la libertà di scrivere con inchiostro di veleno. Con la loro carne, le loro ossa continuano a tenermi su il cielo. A me che, dice Peppe, sono solamente una delle tante loro vergogne. A noi che non abbiamo più nessun diritto al perdono. Baldo (da Sassari)

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