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    7 agosto 2026 - Redazione PeaceLink
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    4 agosto 2026 - Redazione PeaceLink

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30 marzo 2006

QUELLO CHE MI CHIEDO

L'Associazione TarantoViva ha voluto dire la sua sulla questione dello sversamento in mare di 90.000 tonnellate di rifiuti
Autore: Maria Giovanna Bolognini

Quello che mi chiedo è cosa spinge un uomo a calpestare e distruggere con pervicacia quello che lo circonda; quello che mi chiedo è come fa, umanamente e moralmente, ad agire in tale maniera quando quello che calpesta e distrugge è poi lo stesso ambiente in cui lui stesso e i suoi figli e i suoi amici vivono quotidianamente; quello che mi chiedo è fin dove può condurre la fame di soldi e potere se poi alla fine lo stomaco resta sempre delle stesse dimensioni, gli appetiti sessuali hanno anche loro un limite e la vita non è sufficientemente lunga per godersi un tot di ville e crociere e denari sparsi in bell’ordine nei soliti paradisi fiscali. Io vorrei solo entrare un attimo a farmi un giro nelle teste di quegli scellerati che per due anni hanno perpetrato un crimine orrendo con costanza, attenzione ai dettagli, volontà di ferro e un totale menefreghismo delle regole del vivere civile e del bene non soltanto del prossimo, ma anche di se stessi. Un applauso all’ingegno umano, che nel caso di cui si discute in questa sede ha visto mettere in atto con ostinazione e volontà di ferro un piano di costante distruzione ambientale studiato fin nei minimi dettagli, per un totale di 90.000 tonnellate di merda tossica di varia provenienza riversate nel mare di Taranto. 90.000 tonnellate di materiale di scarto proveniente dai reflui di lavorazioni industriali di metallo pesante e idrocarburi e trasportate sistematicamente dalla Ciaf di Atessa in provincia di Chieti alla Hidrochemical di Taranto senza che in nessuna delle fasi di questi passaggi di mano venisse contemplato un qualunque tipo di controllo e/o di bonifica sul materiale trattato. Fino alla tappa finale: il mare. Questo mare che avrebbe potuto costituire la ricchezza più grande di tutta la Provincia Jonica; questo mare cantato dai tempi dei poeti greci; questo mare bellissimo, dolce, infinito. Questo mare svenduto, degradato ad acqua di scolo, abbandonato e non capito. Come ancora non capisco io perché di questo scempio non è stata data notizia a dimensione nazionale. Non una riga, non un trafiletto, non una parola di collegamento neanche con la vicenda avvenuta in contemporanea a Canosa riguardante un analogo caso di traffico illegale di rifiuti e che per certi versi ha avuto dimensioni più ridotte rispetto al disastro tarantino. Niente. Perché, forse, Taranto è abituata ormai a essere ignorata, maltrattata, derisa e sottomessa ai voleri e ai piaceri di chiunque. È abituata e non reagisce più. E questo silenzio intorno a una catastrofe fa, se possibile, ancora più male del crimine in sé. Perché Taranto è come una prostituta di infimo livello violentata periodicamente a più riprese, e lo stupro non fa più scalpore, non fa più notizia. Ma davvero, è ora di finirla. È ora che l’amministrazione pubblica amministri e provveda, che la si smetta di anteporre a tutto e a tutti le logiche del potere e della fame di soldi, che i controllori controllino, che le proteste portino a qualcosa, che la gente apra gli occhi e che ognuno senta il senso dell’appartenenza a una comunità che si sta disgregando, che vede i migliori andare via perché non c’è speranza in una realtà che è piena di rassegnazione e isolamento. Questo anche chiedo, per favore e con rabbia impotente: manifestate lo scontento, dite basta alle indecenze e all’incuria e all’isolamento. Gridate che il re è nudo. Innamoratevi di Taranto.

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