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11 gennaio 2007

Psichiatria. Scoppia la bomba. Taranto caso choc. Le denunce del CCDU trovano ascolto

Elettrochoc, videosorveglianza, porte chiuse a chiave, pazienti legati, psicofarmaci a 'go go' e, addirittura, violenze fisiche come pugni e calci. Non e' un film dell'orrore, ma una scena di vita ordinaria nella ''maggioranza'' dei Servizi psichiatrici pubblici di diagnosi e cura all'interno degli ospedali italiani.
Autore: filippo dei pazzi

Psichiatria. Scoppia la bomba. Taranto caso choc. Le denunce del CCDU trovano ascolto Pubblicato il 11 gennaio 2007 Elettrochoc, videosorveglianza, porte chiuse a chiave, pazienti legati, psicofarmaci a 'go go' e, addirittura, violenze fisiche come pugni e calci. Non e' un film dell'orrore, ma una scena di vita ordinaria nella ''maggioranza'' dei Servizi psichiatrici pubblici di diagnosi e cura all'interno degli ospedali italiani. E' la denuncia, tanto forte da risultare quasi incredibile, che viene dall'Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale (Unasam). Martedì scorso, dinanzi ai ministri della Salute e della Famiglia, Livia Turco e Rosy Bindi, i rappresentanti delle oltre 150 associazioni che compongono l'Unione, riuniti per un incontro al Campidoglio, hanno lanciato accuse precise, 'scoperchiando' una realtà ''sotto gli occhi di tutti, ma che tutti fingono di non vedere''. Ed hanno fatto una richiesta: ''Umanizzare i luoghi di cura, a partire dagli attuali ospedali-lager''. Un vero e proprio atto di accusa quello della presidente Unasam, Gisella Trincas: ''Le violenze verso i malati sono il pane giornaliero in oltre il 50% delle strutture pubbliche e in moltissime cliniche private. Siamo allarmati perchè le nostre associazioni sul territorio ci segnalano che perdurano pratiche coercitive che violano i diritti umani, proprio a partire dagli ospedali''. Accuse che l'Unasam documenta con fotografie e denunce alla mano, portando sotto i riflettori un caso emblematico, quello dell'ospedale di Taranto: ''Possiamo dimostrare - ha detto Trincas - che i pazienti vengono legati, alle mani e ai piedi, e bloccati all'altezza del tronco e del collo''. Ma c'e' di piu': ''Una famiglia ha sporto denuncia perchè il figlio schizofrenico e' stato preso ripetutamente a pugni e calci da un infermiere. Questi - ha raccontato il rappresentante regionale Unasam - e' stato condannato e alla famiglia sono stati risarciti i danni. Ma, nonostante tutto, ancora oggi l'infermiere continua a lavorare nello stesso reparto. La famiglia ha dovuto spostare il proprio figlio ed ha inviato una lettera alle istituzioni per chiedere di essere 'protetta e garantita'''. Nello stesso periodo, denuncia sempre l'Unasam, ''nel reparto si sono verificate quattro morti apparentemente inspiegabili''. Situazioni che hanno dell'inverosimile. E le denunce non finiscono qui: ''Il trattamento sanitario obbligatorio ad esempio - ha rilevato Trincas - e' spesso utilizzato in modo 'esteso' per far fronte alle carenze dei servizi sul territorio, con abusi come l'utilizzo di moduli già firmati dai sindaci e fotocopiati''. E cosa dire delle pensioni di invalidità civile al 100% per patologie psichiatriche? ''Sono ferme - ricordano dall'Unasam - a quota 250 euro al mese; troppo poco anche per pagarsi una stanza in affitto''. Denunce, ma anche un richiamo: ''Ricordiamo che tra gli impegni assunti da Prodi nel programma politico di governo - ha detto Trincas - vi sono anche la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, e chiediamo un primo segnale di impegno concreto con la chiusura del reparto femminile di Castiglione delle Stiviere, l'eliminazione della contenzione fisica e farmacologica e l'abolizione dell'elettroshock. Si tratta quindi - ha commentato - di recuperare i gravi ritardi dei governi precedenti e delle Regioni''. Ma l'Unasam, al governo chiede anche un altro segnale ''concreto'': l'avvio di un'indagine conoscitiva su tutto il territorio nazionale per ''eliminare tutte quelle situazioni di illegalita' e abuso che lucrano sulla sofferenza e le difficolta' delle famiglie''. Infine, al ministro Turco, un 'invito' che e' anche un 'ultimatum': ''Entro sei mesi le prime azioni concrete, come segno di un impegno vero''. Fonte: Ansa/Federfarma

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