Lo scorso 27 luglio è stato arrestato l’ultimo criminale che aveva torturato il cantautore cileno

Cile: Víctor Jara continua a cantare

Nelson Haase Mazzei, ex colonnello dell’esercito condannato a 25 anni di carcere, finora era riuscito a vivere in latitanza
13 settembre 2026
David Lifodi

Cile: Víctor Jara continua a cantare

L’11 settembre 1973 il golpe orchestrato da Augusto Pinochet spodesta Salvador Allende e fa piombare il Cile nell’oscurità della dittatura militare. Solo cinque giorni dopo, nello stadio di Santiago del Cile, è il cantautore Víctor Jara a cadere sotto i colpi dei macellai del pinochettismo.

Víctor Jara incarnava il sogno, le speranze ed uno sguardo fiducioso verso l’avvenire di tutti quei cileni che si erano riconosciuti nel progetto di Salvador Allende e dell’Unidad Popular.

Lo scorso 27 luglio è stato assicurato alla giustizia l’ultimo dei criminali che aveva contribuito al sequestro, alle torture e alla morte del cantautore simbolo della Nueva Canción Chilena. Si tratta di Nelson Haase Mazzei, ex colonnello dell’esercito condannato a 25 anni di carcere, ma latitante e ben nascosto in una località remota nella regione di Los Lagos, lontanissima da quella capitale dove per anni aveva dato la caccia agli oppositori politici.

L’ex militare, già uomo di fiducia di Manuel Contreras, il capo della Dina, la polizia politica di Pinochet, era accusato anche per la morte di Littré Quiroga Carvajal, avvocato e militante del Partito comunista cileno.

Già nel 2023, la Corte Suprema cilena aveva confermato la condanna non solo per Haase Mazzei, che si era dato alla latitanza, ma anche per altri due torturatori. Hernán Chacón Soto si tolse la vita il 29 agosto 2023, all’età di 86 anni, al momento di ricevere la notifica dell’arresto, mentre l’autore materiale del colpo di pistola che finì Víctor Jara, Pedro Barrientos, fu riportato in Cile dagli Usa, dove si era rifugiato. Quest’ultimo era riuscito ad ottenere la cittadinanza americana in maniera illegale e fu proprio questo a tradirlo poiché per lui si sono aperte le porte dell’estradizione.

Arrestato e condotto nell’ex Universidad Técnica del Estado il giorno successivo al golpe, il 12 settembre 1973, Víctor Jara fu trasferito, insieme ad altre migliaia di persone, allo stadio nazionale di Santiago del Cile che, dal 2003, gli è stato intitolato.

Artista a tutto tondo, cantante e attore teatrale, già da tempo Jara era entrato nel mirino della destra. Nel 1969, a seguito del massacro di Pampa Irigoin avvenuto il 9 marzo di quell’anno, pubblicò Pregunta por Puerto Montt, una canzone che rappresentava un aperto atto d’accusa nei confronti del Ministro dell’Interno Pérez Zujovic, accusato di aver dato l’ordine ai carabineros di aprire il fuoco contro un gruppo di contadini che aveva occupato la terra uccidendone dieci di loro. Poco tempo dopo la Vanguardia Organizada del Pueblo uccise Peréz Zujovic e il cantautore fu indicato come il mandante dell’attentato.

Fu probabilmente è per questo che, una volta arrestato, i militari si accanirono con violenza su Jara. Prima un ufficiale fece cadere a terra una sigaretta obbligando il cantautore a raccoglierla e, nel momento in cui Víctor allungò la mano, gli vennero spezzati, in rapida successione, i polsi e le dita.

“Provaci ora a suonare la chitarra, stronzo”, lo schernirono i suoi aguzzini, prima di svuotare su di lui l’intero caricatore di ciascuno di loro. Víctor fu crivellato con 44 colpi.

In quella breve, ma terribile permanenza all’interno dello stadio di Santiago, Jara riuscì a scrivere questo testo:

Somos cinco mil aquí

en esta pequeña parte la ciudad.

Somos cinco mil.

¿Cuántos somos en total

en las ciudades y en todo el país?

Sólo aquí,

diez mil manos que siembran

y hacen andar las fábricas.

Cuánta humanidad

con hambre, frío, pánico, dolor,

presión moral, terror y locura.

Seis de los nuestros se perdieron

en el espacio de las estrellas.

Uno muerto, un golpeado como jamás creí

se podría golpear a un ser humano.

Los otros cuatro quisieron quitarse

todos los temores,

uno saltando al vacío,

otro golpeándose la cabeza contra un muro

pero todos con la mirada fija en la muerte.

¡Qué espanto produce el rostro del fascismo!

Llevan a cabo sus planes con precisión artera

sin importarles nada.

La sangre para ellos son medallas.

La matanza es un acto de heroísmo.

¿Es este el mundo que creaste, Dios mío?

¿Para esto tus siete días de asombro y de trabajo?

En estas cuatro murallas sólo existe un número

que no progresa.

Que lentamente querrá más la muerte.

Pero de pronto me golpea la consciencia

y veo esta marea sin latido

y veo el pulso de las máquinas

y los militares mostrando su rostro de matrona

llena de dulzura.

¿Y México, Cuba y el mundo?

¡Qué griten esta ignominia!

Somos diez mil manos

menos que no producen.

¿Cuántos somos en toda la patria?

La sangre del compañero Presidente

golpea más fuerte que bombas y metrallas.

Así golpeará nuestro puño nuevamente.

Canto, qué mal me sabes

cuando tengo que cantar espanto.

Espanto como el que vivo

como el que muero, espanto.

De verme entre tantos y tantos

momentos de infinito

en que el silencio y el grito

son las metas de este canto.

Lo que veo nunca vi.

Lo que he sentido y lo que siento

harán brotar el momento…

Autore di alcuni tra i testi più celebri delle canzoni di protesta cilene, da Manifiesto a Vientos del Pueblo fino a Plagaria de un labrador (presentata nel 1969 al primo Festival de la Nueva Canción chilena insieme ai Quilapayún), Víctor Jara era nato nel 1932 da una coppia di contadini e la madre, Amanda Martínez, che era anche cantante e chitarrista, influì molto sulla sua carriera artistica. Dopo esser uscito dal seminario all’età di 17 anni sia per mancanza di vocazione sia per prestare il servizio militare, il giovane Víctor, all’epoca ventunenne, iniziò a cantare nel coro dell’ Universidad de Chile, dove si iscrisse ai corsi di teatro, tanto da dirigere la sua prima opera, Parecido a la felicidad, nel 1959. Fino al 1970 rimase in pianta stabile all’interno del Teatro dell’Universidad de Chile, dove insegnò per tre anni.

All’epoca aveva già conosciuto Violeta Parra, inciso un primo disco di villancicos cileni, dei canti natalizi tradizionali popolari. Non c’è rivoluzione senza canzoni era lo slogan che accompagnava la campagna elettorale di Salvador Allende, che lo aveva nominato ambasciatore culturale del paese dopo aver vinto le elezioni che lo avevano portato alla Moneda.

A Víctor prima vennero spezzate le dita e poi tagliata la lingua, ciò che aveva di più pericoloso secondo il regime militare, ma quello che la dittatura non avrebbe potuto mai fare era scalfirne la popolarità.

Gran parte dei suoi assassini hanno scontato solo pochi anni di prigione e lo stesso Nelson Haase Mazzei di certo non vivrà abbastanza a lungo da trascorrere l’intera pena in carcere, ma Víctor continua a vivere nel cuore di tutti coloro che si identificano nella giustizia sociale.

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