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    Telefonia - Iniziativa congiunta di Antitrust e Autorità comunicazioni sui costi fissi delle schede dei cellulari

    Telecomunicazioni: indagine sul caro ricarica

    Per i consumatori aggravi fino al 33%
    31 maggio 2006 - Andrea D'Ambra

    Somiglia a una tassa ma non lo è, esiste in Italia e in nessun altro Paese europeo e strappa agli utenti fino al 30% di quello che pagano. Il costo fisso delle ricariche per le telefonate cellulari diventa oggetto di un'indagine conoscitiva dell'Antitrust con la collaborazione dell'Autorità per le comunicazioni. Il "balzello", spesso confuso con una tassa governativa (che invece esiste solo sugli abbonamenti), fa sì ad esempio che chi acquista una carta da tre euro, di traffico caricato nel cellulare se ne ritrovi soltanto due.
    La svolta è arrivata solo pochi giorni fa quando la Commissione Europea ha scritto all'Autorità Garante per la concorrenza dopo aver ricevuto una petizione con cui un giovane studente di Ischia (Andrea D'AMBRA) ha raccolto oltre 200mila firme per chiedere l'abolizione dell'odiato sovraccosto. Il sospetto è che i costi di ricarica italiani siano in contrasto con le normative europee sulla concorrenza e che gli operatori abbiano ormai blindato questo sistema con un'unità di intenti che prefigura un cartello. Un'ipotesi, per ora, che l'indagine congiunta Antitrust-Authority tlc dovrà verificare. Nei giorni scorsi i tecnici delle due Autorità si sono incontrati e hanno messo a punto una strategia comune. E' probabile che la prima fase di valutazione porti poi all'apertura di una vera e propria istruttoria del garante della concorrenza con sanzioni in caso di abusi accertati. All'authority per le comunicazioni invece spetterà verosimilmente fissare regole per questo mercato, che finora è rimasto senza alcun tipo di vincolo e rappresenta una vera anomalia nel panorama europeo.
    Secondo i gestori, Tim, Vodafone, Wind e Tre, un confronto con gli altri Paesi non è significativo perché il mercato italiano compensa i costi di ricarica con tariffe per minuto mediamente più basse e con promozioni molto più diffuse.
    I costi fissi, dichiarano le società, servono a coprire i compensi per la rete commerciale, il costo di produzione e distribuzione delle carte, lo sviluppo e manutenzione dei software per collegare i punti vendita.
    Tuttavia, questi costi difficilmente sembrano giustificare le percentuali che vengono trattenute. Le punte sono il 33% di Vodafone (un euro di costo fisso su tre euro di traffico), il 25% di Wind (un euro su quattro) e il 20% di Tim (due euro su dieci). Tre fa pagare un costo solo sui tagli da 20, 30 e 60 euro per ricariche tramite bancomat, mentre negli altri casi l'onere si trasforma in un bonus per contenuti multimediali.
    Il balzello colpisce soprattutto chi acquista tagli medio-piccoli, come gli studenti e i giovani, mentre l'incidenza cala al crescere del valore complessivo della ricarica. Ad esempio, per Tim e Vodafone il costo resta fermo a cinque euro per ricariche che vanno da 20-25 Euro in su (fino a 250 euro di valore), per Wind è addirittura nullo oltre i 45 Euro. Un affare d'oro per gli operatori, considerato che gli utenti italiani di telefonia mobile sono 44 milioni e che le schede ricaricabili in circolazione hanno ormai superato 72 milioni di unità.
    Oggi, inoltre, l'Autorità per le comunicazioni spiegherà i contenuti dell'indagine conoscitiva sull'integrazione Telecom-Tim e i suoi impatti sulla concorrenza. Tre invita l'Autorità ad indagare anche su un altro fronte: l'utilizzo non consentito di dati strategici da parte di Tim e Vodafone quando contattano un ex cliente offrendogli di rientrare con la procedura della portabilità del numero.

    Note:

    Per approfondimenti visitate il sito http://www.aboliamoli.eu/

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