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La municipalità di Bayeux e Reporters sans frontières inaugurano il Memoriale dei reporter

Il monumento, che riporta tutti i nomi dei giornalisti uccisi nel mondo dopo il 1944, è stato inaugurato nella cittadina francese il 7 ottobre 2006
9 ottobre 2006 - rsf
Fonte: Reporters sans frontières - 08 ottobre 2006

Circa duemila tra giornalisti, cameraman e tecnici sono stati uccisi nel mondo dal 1944. E' per rendere loro omaggio che Reporters sans frontières e la città di Bayeux (in Normandia) hanno inagurato, il 7 ottobre scorso, il Memoriale dei reporter, primo del genere in Europa.
Il sito è costituito da una passeggiata costellata di pietre bianche su cui sono scritti i nomi dei giornalisti uccisi in tutto il mondo durante l'esercizio delle loro funzioni, a partire dal 1944. Quattro stele, rappresentanti gli anni dal 1997 al 2005, sono già state collocate, le altre sono in corso di realizzazione e saranno aggiunte nei prossimi mesi
Il Memorial è stato progettato e realizzato da Samuel Craquelin, architetto e paesaggista di Lillebonne, già insignito del Prix National du paysage del Ministero dell'ambiente francese e del Prix Paysage en héritage del senato di Francia.
Dall'inizio del 2006. 53 giornalisti e 17 collaboratori dei media sono stati uccisi nel mondo. N egli ultimi dieci anni, i paesi più letali per i giornalisti sono stati l'Iraq (77 morti), la Colombia (38), le Filippine (33), la Serbia (22), la Russia (21), l'India (19), la Sierra Leone (16), il Messico (15), il Bangladesh (13), il Brasile (12), lo Sri Lanka (12) e l'Afghanistan (11).
(...)
Con 103 morti tra giornalisti e collaboratori in tre anni, la guerra in Iraq è senza dubbio il conflitto più mortale per la stampa dalla seconda guerra mondiale. I recenti conflitti in Libano e Somalia hanno dimostrato, una volta in più, che i giornalisti che lavorano in zone di guerra sono particolarmente esposti.
Durante la guerra del Vietnam, almeno 63 giornalisti sono stati uccisi, in un periodo di vent'anni, dal 1955 al 1975. Durante il conflitto in ex-Jugoslavia, tra il 1991 e il 1995, 49 professionisti dei media hanno trovato la morte nell'esercizio della loro professione. E in Algeria, 77 giornalisti e collaboratori sono stati uccisi tra il 1993 e il 1996 , durante la guerra civile.
Reporters sans frontières porta avanti numerosi progetti per migliorare la sicurezza dei giornalisti. L'organizzazione lavora ad esmepio con i deputati francesi François Loncle et Pierre Lellouche – autori di un rapporto intitolato 'Sicurezza dei giornalisti e libertà di informare nelle zone di conflitto' – per l'adozione da parte del Consiglio di sicurezza dell'ONU di una risoluzione a protezione dei giornalisti e da parte dell'Unesco di una dichiarazione che riaffermi il diritto alla sicurezza per i giornalisti in tutte le circostanze.
(...)
Alcune famiglie dei giornalisti il cui nome figura sulle lapidi del memoriale hanno deciso di accompagnarci nel nostro viaggio.
Michèle Montas, vedova del giornalista haitiano Jean Dominique, assassinato nel suo paese nel dicembre 2000.
Elizabeth e Dan Sutton, sorella e fratello del giornalista di Radio France Internationale Johanne Sutton che haperso la vita nel 2001 in Afghanistan.
Hélène Billaud, sorella del giornalista Pierre Billaud, anch'egli ucciso in Afghanistan, l'11 novembre 2001.
Martine Bourrat, vedova di Patrick Bourrat, reporter di TF1, tucciso nel 2002 in Kuwait.
Anne Waddington, sorella di James Miller, giornalista indipendente britannico, ucciso da un tiratore israeliano a Gaza nel 2003.
Anne Baldens-Duflot, sorella della giornalista di RFI Jean Hélène, assassinata in Costa D'Avorio nel 2003.
La famiglia di Deyda Hydara, direttore del settimanale The Point e corrispondente di AFP e Reporters sans frontières in Gambia, assassinato nel 2004.
Gisèle Khoury, vedova del giornalista franco-libanese Samir Kassir, ucciso nell'esplosione della sua auto per un attentato il 2 giugno 2005 a Beirut.

Note:

Articolo originale:
http://www.rsf.org/article.php3?id_article=19095 (francese)
http://www.rsf.org/article.php3?id_article=19096 (inglese)

Tradotto da Chiara Rancati per www.peacelink.it
Il tresto è liberamente utilizzabile per scopi non commerciali citando la fonte, l'autore e il traduttore.

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