Internet: una bellissima, grande dittatura

28 ottobre 2006
Arturo Di Corinto
Fonte: L'Unità (http://www.unita.it)

«Il summit mondiale sulla società dell'Informazione, non è la fine ma soltanto l'inizio». Con queste parole Yoshio Utsumi, segretario dell'Unione delle Telecomunicazioni aveva saluto l'incontro delle Nazioni Unite a Tunisi nel novembre 2005. Un invito raccolto subito da Kofi Annan che in quella sede aveva ribadito la volontà che le discussioni lì avviate continuassero. Per questo le Nazioni Unite hanno deciso di convocare un Forum sulla Governance di Internet, essendo il governo della rete il fenomeno più dibattuto nei summit di Ginevra prima e Tunisi dopo, che si terrà ad Atene dal 30 ottobre al 2 novembre.

Il forum, lungi dall'essere un incontro rituale o un contentino alle pressioni della società civile che reclama maggiore democrazia nella gestione di Internet, in realtà fu il risultato diplomatico più importante del summit di Tunisi. In quella sede si era infatti assistito a un duro braccio di ferro fra gli USA, che attraverso il Dipartimento del Commercio controllano l'Icann, l'autorità che gestisce gli indirizzi di rete, e paesi come Brasile, Cina e India, che ne reclamano il controllo a livello nazionale seppur disponibili a una soluzione mediana che vorrebbe affidarli direttamente al'ONU.

Questione di lana caprina per i semplici utilizzatori della rete, ma di fondamentale importanza per chi attraverso la rete commercia e fa affari o gestisce infrastrutture e transazioni complesse, dato il potere di rappresaglia dell'Icann che non solo monitorizza i nomi di dominio e i relativi siti, ma in teoria potrebbe spegnerli girando un interruttore digitale. Ipotesi remota, ma non troppo, in periodi di tensione tanto accesa fra la superpotenza americana e le potenze regionali emergenti. Questione di assoluta rilevanza economica se si pensa che fra gli obiettivi della Internet 2.0 in costruzione c'è quello di attribuire un nome di dominio a ogni oggetto digitale circolante in rete per contarlo, tracciarlo e recuperarlo, eventualmente risalendo al "possessore", operazione che darebbe un enorme potere di controllo agli USA su imprese, cittadini e utenti della rete. Esattamente ciò che risulta inaccettabile per molti paesi.

Perciò il Forum ci sarà e molti paesi, Italia compresa, vi parteciperanno, allargando la questione della Governance ad altre aree di conflittualità della comunicazione telematica, sia per non andare allo scontro con gli USA, riottosi a cedere sulla gestione dei domini, sia per cogliere l'occasione di ridefinire regole e comportamenti di un mondo connesso in maniera sempre più capillare attraverso Internet e che vede un aumento vertiginoso dei suoi utilizzatori e dei servizi che attraverso di essa si svolgono. Per questo nei lavori preparatori del meeting, i vari attori nazionali e della società civile hanno convenuto di affrontare quattro grandi tematiche afferenti alla rete e al suo governo - libertà di espressione, sicurezza, rispetto delle diversità e accesso per tutti – che possono rappresentare l'unica vera contropartita per soprassedere al rinnovato incarico di tre anni fra Dipartimento Usa e Icann e avvicinarsi gradualmente a una gestione realmente condivisa della rete. I temi sono noti, e sono interrelati: senza rispetto delle diversità non c'è libertà d'espressione; senza libertà d'espressione non c'è sicurezza, senza sicurezza non c´è sviluppo e senza l'accesso non c'è nessuna libertà da rivendicare. Si potrebbe andare oltre e dire che senza libertà di ricerca, di cultura, di mercato, per tutte le attività che si svolgono in rete, non potranno crearsi le condizioni minime della libertà politica e neanche nessuna democrazia, né economica né rappresentativa. Perciò, anche se non è utile che il tema dei domini passi in secondo piano, discutere efficacemente di questi altri temi è cruciale non solo per lo sviluppo armonico della rete, ma per lo sviluppo armonico delle relazioni sociali che attraverso di essa vengono intessute ogni giorno.

E perciò grande attenzione viene rivolta all'Italia per il ruolo che essa potrà svolgere nella definizione di una Carta dei diritti della rete che sarà al summit presentata e dibattuta. L'iniziativa, lanciata dagli italiani a Tunisi, promette così di concentrare molte delle attenzioni di questo nuovo round negoziale.

Articoli correlati

  • La nostra solidarietà ai giovani americani
    Editoriale
    Protestano pacificamente contro il sostegno militare Usa all'esercito israeliano

    La nostra solidarietà ai giovani americani

    Chiedono un cambiamento significativo nella politica di Biden verso Israele ma ottengono pallottole e arresti. Catherine Elias - leader della protesta - dice: "Siamo nel Paese che non solo finanzia, ma produce e crea anche la maggior parte delle bombe che vengono lanciate su Gaza".
    26 aprile 2024 - Redazione PeaceLink
  • "La Cina è un affronto all'idea egemonica degli Stati Uniti"
    Economia
    Intervista a Jeffrey Sachs sulla guerra in Ucraina, la Nato, l'Europa, gli USA e la Cina

    "La Cina è un affronto all'idea egemonica degli Stati Uniti"

    "Gli Stati Uniti hanno chiamato il primo ministro Meloni e hanno detto di uscire dalla Via della Seta. Pensate che abbia avuto da sola quell’idea? L'idea statunitense è che nessuno debba rivaleggiare con la potenza degli USA. Dovremmo invece puntare a costruire un mondo multipolare e cooperativo".
    6 febbraio 2024 - Jeffrey Sachs
  • Schede
    Il 26 maggio 2004 il New York Times riconobbe i propri errori pubblicando un articolo

    Le presunte armi di distruzione di massa di Saddam in Iraq

    Giornali come il New York Times, fino al 2003 ostili alla guerra, finirono per accettare come veritiere le affermazioni di Powell e per considerare ineluttabile l'intervento armato. A guerra terminata non fu trovata alcuna traccia di quelle fantomatiche armi.
    16 novembre 2023
  • L'Assemblea generale dell'ONU vota per la fine dell'embargo a Cuba
    Latina
    Una sola nazione si è astenuta: l'Ucraina

    L'Assemblea generale dell'ONU vota per la fine dell'embargo a Cuba

    Solo due nazioni hanno votato per mantenere l'embargo: Stati Uniti e Israele.
    L'embargo a Cuba è stato istituito dagli Stati Uniti nel 1960, in risposta alla rivoluzione cubana guidata da Fidel Castro. L'anno successivo la CIA organizzò anche un tentativo di invasione che però fallì.
    3 novembre 2023 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.7.15 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)