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Il massacro di Erba e il massacro dell'informazione in Italia

Lunedì la docufiction su Canale 5. Oltre che far riflettere sulla natura dell'uomo, il massacro dovrebbe far riflettere sulla situazione del giornalismo in Italia
17 giugno 2007 - Mario Alemi

Lunedi` 18 giugno (domani) Canale 5 trasmettera` una docufiction sul massacro di Erba. Quando tre membri di una famiglia furono pugnalate, e lo stesso per altre due persone casualmente in casa, la stampa italiana si lancio` subito sul caso. Pochi pensarono che il massacro avrebbe potuto generare un altro triste spettacolo: i media italiani dare il peggio di se`.

Ore 16, 11 dicembre 2006. Citta` di Erba, dove la Lega Nord arriva ad avere facilmente il 20 percento ad ogni elezione. Raffaella Castagna apre la porta ai suoi assassini -- o assassino, nessuno lo sa ancora. Viene massacrata. Il massacro prosegue prima con il piccolo Youssef, poi con la madre di Raffaella, quindi con i due vicini, di cui uno, miracolosamente, sopravvive in coma. Gli assassini provocano un incendio e lasciano la casa.

Ore 20, stesso giorno. Esce la prima ANSA: "Brucia casa, quattro morti, forse uccisi." Due ore piu` tardi, la verità è in diretta: "Strage Brianza: Uccide compagna, figlio, due donne e brucia casa." L'ANSA sa che il marito/padre è il responsabile. Alle 24.45, sempre l'ANSA aggiunge: "Scarcerato da pochi mesi, uccide moglie, figlio, suocera e vicina." Poco dopo un sum-up: "Gli investigatori non sembrano avere piu' dubbi [...] L'ipotesi e' che un pregiudicato tunisino, Abdel Fami Marzouk, 25 anni, sposato con Raffaella Castagna di 30 anni, abbia ucciso a coltellate la donna, il figlio Yousef di 2 anni, la suocera e una vicina di casa, oltre a ferire il marito della vicina. Poi avrebbe dato fuoco all'appartamento prima di fuggire. L'uomo, scarcerato qualche mese fa (sembra grazie all'indulto), e' scomparso. [...] Raffaella e il piccino sarebbero stati le prime vittime della furia di Marzouk. "

Marzouk è ricercato dalla polizia, ma non è ancora riconosciuto colpevole. Secondo l'Ordine dei Giornalisti, i suddetti dovrebbero rispettare la presunzione di innocenza. "Vittime della furia di Marzouk" non sembra rispettare nessuna presunzione di innocenza. Parafrasando Bette Davies in Eva contro Eva: "In questa gara di ratti, tutti sono colpevoli fino a prova contraria. Questa è la differenza tra giornalismo e civilizzazione." [2] Le altre agenzie sono decisamente peggio. L'Agenzia Giornalistica Italiana (AGI) esce con qualche rifacimento dell'ANSA, prendendo però anche delle affermazioni off the record (ossia esplicitamente non autorizzate alla pubblicazione) di alcuni familiari di Raffaella Castagna, e alle 10.30 del giorno dopo titola "Azouz, un violento senza regole."

Gia` all'alba del 12 su vari forum si legge "ci vorrebbe la sedia elettrica", "è una vergogna che certa gente possa vivevere tra noi" et similia.

I giornali non sono meglio. La Repubblica, il giornale liberale italiano, titola: "Uccide e brucia tre donne e il figlio, l'assassino era libero per l'indulto." Il Corriere della Sera, il giornale conservatore, esce con "Caccia a un marocchino." Il termine marocchino viene spesso utilizzato in maniera dispregiativa per indicare una persona proveniente dalla regione che va dal Marocco all'Iran (circa 300 milioni di persone). Un tunisino non è un marocchino, e nessuna agenzia aveva parlato di cittadini marocchini -- marocchino in questo caso equivale a nigger nel sud degli Stati Uniti.

In Italia, il clima contro 'lo straniero' è così pesante che solo due settimane dopo, senza alcun evidente collegamento, un campo nomadi a Opera sarà incendiato da normali cittadini, che hanno fatto una normale marcia di protesta, sotto gli occhi della polizia, con torce e benzina, per bruciare i diversi, tra cui 35 bambini.

L'Ordine dei Giornalisti dice che i suddetti devono essere "responsabili nei confronti del pubblico". In Brianza più che in ogni altro luogo, accusare un tunisino di strage non è la cosa più responsabile da fare. Fortunatamente per lui, Marzouk era in Tunisia. È riuscito così a sfuggire, se non al linciaggio mediatico, almeno a quello fisico (la Lega aveva già organizzato una manifestazione contro i diversi). Altri giornali oltre Repubblica e Corriere avevano solo titoli peggiori -- con la solita eccezione dei piccoli di nicchia.

Lo stesso giorno in cui i giornali si trovavano in edicola con simili titoli, il padre di Raffaella Castagna annuncia che suo genero è in Tunisia. La polizia conferma. Il giorno dopo Il Giornale pubblica un mea culpa: "La prima vittima è stata la verità." E nella stessa pagine un articolo contro Massouk: "Non ha ucciso, ma ha rovinato la vita della famiglia."

Nei giorni seguenti i giornali italiani offrono varie perle di giornalismo investigativo. Prima si collega il massacro con il passato "criminale" (spaccio di droga) di Marzouk. La vendetta di qualche mafia straniera, titola Repubblica il 13 dicembre. La cosa era chiaramente contraddetta dall'affermazione della polizia che Raffaella Castagna conosceva i suoi assassini. Altri giornali ci provano (il fratello di Marzouk viene tirato in causa), solo per essere puntualmente sconfessati dalla polizia.

Incapaci di trovare il capro espiatorio, i media iniziano ad utilizzare il massacro come condimento per le insalate di pettegolezzi. "Il Tunisino tradiva sua moglie - le lettere di Raffaella" (Il Giornale, 13 dicembre). "Un ex-fidanzato ha ucciso Raffaella" (La Stampa, 5 gennaio 2007).

Alla fine, come tutti sanno, gli assassini erano due vicini, brianzoli. Erano stati spesso utilizzati come fonti dai giornalisti, che riportavano di quanto violento Marzouk fosse.

L'Ordine dei Giornalisti non ha preso nessuna iniziativa nei confronti di chi ha pubblicato gli articoli di cui sopra.

L'Ordine fu creato ne 1925, tre anni dopo la marcia su Roma. Dopo la seconda guerra mondiale Luigi Enaudi scrisse su Risorgimento Liberale: "Giornalisti sono tutti coloro che hanno qualcosa da dire o si sentono di esprimere la stessa idea che gli altri dicono o presentano male. L'albo è un comico non senso. Non esiste un albo di poeti e non può esistere un albo di giornalisti"[3].

Nel 1963, il governo pose l'Ordine sotto il diretto controllo del ministero della giustizia[4], fin quando una sentenza della corte costituzionale dichiarò la mossa incompatibile con la libertà di espressione[5]. Nella stessa sentenza si ribadisce però l'importanza dell'Ordine per il paese.

Due giornalisti (professionisti e iscritti all'Ordine) hanno dichiarato (sotto condizione di anonimato): "i giornalisti nel caso di Erba si sono comportati da sciacalli" e "giocare con le intime paure della gente paga sempre". Ci si può domandare se una moderna democrazia può permettersi una simile associazione di corporazione obbligatoria per "tutti coloro che hanno qualcosa da dire o si sentono di esprimere la stessa idea che gli altri dicono o presentano male" -- a meno che non siano poeti.

Note:

[1] Ordine dei Giornalisti Italiani, http://www.odg.it/www.odg.it_old/etica_03.htm.
[2] Bette Davis in All about Eve, 1950, regia di Joseph Mankievicz.
[3] Luigi Einaudi, 12 November 1945, "Albi di giornalisti", in Risorgimento Liberale.
[4] Legge n. 11 del 3 febbraio 1963
[5] Sentenza n. 11 del 23 marzo 1968

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