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Cosa scrivono sul New York Times su Berlusconi, sull'Italia e sugli italiani

Visti da lontano

Le telefonata di Berlusconi in diretta tv.
Perchè in Italia siamo in un mondo parallelo rispetto al resto dell'Europa.
Come vedono il nostro premier, l'Italia e gli italiani all'estero: curiosando su alcuni giornali e in particolare su un lungo articolo pubblicato sul NYT.
26 gennaio 2011 - Beniamino Trucco
Fonte: The New York Times - http://www.nytimes.com/ - 22 gennaio 2011

Ennesima telefonata di Berlusconi lunedì sera alla puntata dell’Infedele su La7. Sembra che al peggio non ci sia mai fine. Non ci sono parole sufficienti per commentare. Ecco il video della telefonata a Gad Lerner.

Vi consiglio di guardare anche un altro spezzone della puntata, con le reazioni di Iva Zanicchi e Flavio Tosi (ecco il video, a circa 2h:07 min dall’inizio). Iva Zanicchi: “La sinistra è 15 anni che cerca di abbattere il presidente Berlusconi. Voi vi state illudendo che questo sia un colpo mortale per Berlusconi” (e forse ha ragione). Flavio Tosi: “Non c’è evidenza di reato. […] Provi a immaginare come si sente il premier, che viene massacrato mediaticamente per un’ipotesi di reato, che non c’è, ovvio che non vuole andare in tribunale a difendersi, per rispondere a domande scabrose su un reato che non è avvenuto.”

Per dirla alla Crozza che imita Bersani, “Oh, ragazzi, ma siamo pazzi?”. Viviamo in un mondo parallelo. Tosi lamenta che il massacro mediatico è basato solo sull’ipotesi di reato. Abbiamo dimenticato (abbiamo mai saputo?) che in una qualsiasi altre democrazia occidentale (non contano Russia, Libia, Bielorussia, etc.) basta un sospetto per suscitare un’indignazione popolare tale da costringere il politico sospettato alle immediate dimissioni?

Il ministro della Cultura svedese (di un governo conservatore) nel 2006 è stato costretto alle dimissioni dopo che è stato rivelato che non pagava il canone tv da 16 anni. E noi abbiamo Daniela Santanchè che invita a non pagare il canone. Senza contare la Daniela che mostra il dito medio al TgLa7 alla fine di un’intervista di Mentana. Senza contare la coerenza della Daniela, che nel 2008 invitava le donne a non votare Berlusconi, perchè “sappiamo bene cosa pensa Berlusconi delle donne. […] Le ha sempre usate come predellino per la sua Mercedes”.

Siamo in un mondo parallelo. In un mondo in cui Il Giornale può titolare “Santoro, Floris, Lerner: ecco il terzo polo anti-Cav”. Un mondo dove possiamo credere che i giudici siano diventati tutti comunisti nel ‘93, dimenticando che Ilda Bocassini (che al momento sta partecipando alle indagini su B.) nel 2007 ha sventato un attentato contro una casa di B., una sede di Mediaset e la redazione di Libero. Dove si può pensare che i giornali che non appartengono a B. sono comunisti e fazioni, e non passa per la testa che quelli controllati da lui siano di parte (senza parlare delle reti televisive). Dove ci siamo abituati a un premier che telefona, insulta e se ne vaE alcuni ospiti lo difendono pure.

Fermiamoci un momento. Facciamo un passo indietro. E andiamo in Inghilterra, ci sediamo in poltrona e ci sintonizziamo sulla BBC. C’è uno sketch satirico, simile alle imitazioni di Crozza.

Ecco il video che rappresenta B. visto dall’estero.

Berlusconi che cerca di corrompere il Primo Ministro inglese (offrendogli la vittoria nella partita di calcio fra le due Nazionali, un diamante e gettoni d’oro) per organizzare un incontro sei mesi prima, per avere un alibi contro le accuse non vere che gli stanno rivolgendo. Non ci sono parole.

The Times. Siamo sull’home page del sito, insieme a Obama e ai disordini in Egitto. “La furia di Silvio. Berlusconi telefona per inveire contro i postriboli televisivi.”

The Guardian. In un elenco di articoli su B., fra gli altri (“Silvio Berlusconi rivolge insulti gli ospiti di un talkshow”, “Chi altri se non Silvio Berlusconi?”, “Il partito di Silvio Berlusconi guadagna consensi nonostante gli scandali”) spicca una notizia particolare: “Silvio Berlusconi difeso da una pornostar italiana. Rocco Siffredi plaude all’amore di Silvio per il sesso e afferma che  gli elettori lo perdoneranno”. Ma vi rendete conto quale significato ha per un lettore vedere associato in un articolo Silvio Berlusconi e una pornostar?? Come minimo ci si immagina una certa affinità fra i due. E forse non è così sbagliato.

The New York Times. C’è un lungo articolo di Rachel Donadio pubblicato il 22 gennaio. Ve lo traduco interamente (in corsivo le parole in italiano nell’originale, le sottolineature sono mie, i link originali).

Dopo averlo letto, non mi rimane che dire: resto del mondo, non lasciarci da soli con gli italiani.

Surreale: una soap opera con Berlusconi protagonista

PRIGIONIERO DEL MONDO CHE HA CREATO

Ruby Rubacuori: ho inventato una vita parallela

http://www.nytimes.com/2011/01/23/weekinreview/23donadio.html?_r=1

Roma. Karima El-Mahroug, la bella diciottenne soprannominata Ruby Rubacuori, ballerina nei nightclub, al centro di uno scandalo sessuale che coinvolge il primo ministro Silvio Berlusconi, è andata in tv la settimana scorsa per spiegarsi.

Oltre alla sua avvincente testimonianza, anche la scollatura e il top leopardato hanno fatto salire gli ascolti della rete di cui Berlusconi è proprietario; Ms. Mahroug ha affermato di non aver mai fatto sesso con lui – “Non ha mai alzato un dito su di me” – e di non aver mai chiesto 5 milioni di euro (6.7 milioni di dollari) per stare zitta. “Posso anche essermi vantata di qualcosa di esagerato, ma mai questo”, ha detto.

Né, ha detto, ha mai lavorato come prostituta, anche se affermò che Mr. Berlusconi le aveva dato 7.000€ in contanti dopo la prima festa a cui aveva partecipato nella sua casa (quando furono presentati disse “Salve, sono Ruby e ho 24 anni”, ha ricordato). Ha anche detto che una volta si era spogliata per “un cliente” in un hotel in Milano, ma quando gli disse che la sua prima volta, lui le pagò i suoi 1.000€ e le disse di andarsene.

Ms. Mahroug è sembrata imperturbabile al suggerimento che le intercettazioni telefoniche pubblicate sulla stampa italiana la settimana scorsa potessero contraddirla. (In una di queste aveva detto di aver partecipato alle feste del primo ministro fin da quando aveva 16 anni.) Né l’hanno toccata le accuse del procuratore riguardo al fatto che Mr. Berlusconi l’avesse descritta come nipote del presidente egiziano, quando lo scorso maggio il primo ministro aiutò il suo rilascio dalla custodia di polizia per furto.

“Oh, non so cosa ci sia nelle intercettazioni,” ha detto Ms. Mahroug. “Non so se quello che hanno scritto i giornalisti sia vero o no”.

Né, sembra, lo sanno molti italiani. Lo spettacolo di Ms. Mahroug è stato l’ultima puntata in una tragicommedia surreale e molto italiana – una di quelle che confonde fatti e finzioni, realtà e realtà televisiva – in una terra dove i confini fra apparenza e realtà sono da lungo tempo indistinti, sia dentro che fuori dalla politica.

In questo episodio, i magistrati hanno recentemente annunciato di star investigando se Mr. Berlusconi abbia dato o meno a Ms. Mahroug e ad altre donne  contanti, regali e case gratis in cambio di sesso. Ma il dramma completo che va in onda da 17 anni mostra come Mr. Berlusconi sia stato il politico più pittoresco della storia italiana, che recita per un pubblico modellato dalla cultura televisiva sensazionalista che lui stesso a contribuito a creare negli ultimi tre decenni come il maggiore emittente privato.

Oggi la tensione di questo dramma sta salendo. Mr. Berlusconi sembra più il personaggio di un dramma ambientato nel tardo Impero Romano, i cui attori sembrano impotenti nel controllare il proprio fato contro le più grandi correnti del destino, che non il leader di una democrazia occidentale. “E’, in un certo senso, prigioniero del mondo che ha creato”, ha detto Mario Calabresi, direttore de La Stampa.

Come descritto nella stampa italiana, è un mondo in cui gli uomini più vecchi tengono banco e flirtano con showgirl dalle gambe lunghe e dove le donne di mezza età, pubblico principale per le tv di Mr. Berlusconi e parte importante del suo elettorato, perdono i sensi per giovani aitanti rubacuori. E’ anche un mondo in cui le cattive ragazze confessano di voler solo lasciare “il mondo dello spettacolo” per sposarsi e sistemarsi, come Ms. Mahroug ha detto nella sua intervista, suscitando gli applausi del pubblico.

Gentilmente indirizzata da Alfonso Signorini, conduttore sui canali di Berlusconi e editore di Chi, un tabloid di proprietà della famiglia di Berlusconi e fondamentale per la costruzione dell’immagine del premier, Ms. Mahroug ha descritto una vita dura.

Ha detto di essere stata stuprata a 9 anni da due zii in Marocco, una denuncia che suo padre sta contestando sui giornali, e venne in Italia con la madre, dove lottò a scuola e si dedicò a piccoli furti. Ha detto di vergognarsi di essere marocchina, così diceva alla gente di essere egiziana. “Ho inventato una vita parallela”, ha detto.

“Hai inventato una vita parallela”, ha fatto eco Mr. Signorini. Non esattamente un’ammissione di colpa, questo è diventato un tema principale nell’intervista – e la chiave per capire l’intero scandalo, se non addirittura l’Italia stessa.

Com’è possibile, chiedono molti non-italiani, che Mr. Berlusconi sia ancora al potere? La risposta fondamentale è semplice: politica. Un crescente numero di italiani cambierebbe canale se vedesse un’alternativa, ma la sinistra è debole e il centro confuso, e per ora il primo ministro ha la maggioranza parlamentare, anche se risicata. Il suo destino ora è nella mani del suo partito alleato, la Lega Nord, che sta diventando sempre più irrequieto, e nessuno esclude elezioni anticipate.

Ma poi ci sono le vite parallele. La media degli italiani esprime un tale disinteresse per i propri politici, e per i molti scandali che hanno attraversato, che possono vedere quest’ultimo dramma dispiegarsi su un aereo mentre loro cercano di continuare con le loro vite su un altro. L’Italia è una cultura della sopravvivenza, impregnata dal meccanismo di sopravvivenza più usato nel tempo: la rassegnazione fatalistica.

Fin dall’Impero Romano, la politica qui è stata vista come un mezzo per accedere a potere e denaro. Anche oggi, l’Italia rimane una terra dove complessi reti di legami e vincoli famigliari possono ancora, come nell’era feudale, contare più del merito o del ruolo ricoperto, sia cercando un lavoro che un prestito in banca. Nella mia esperienza, gli italiani hanno una comprensione altamente sofisticata delle dinamiche di potere, un acuto senso delle persone a cui devi rispondere sempre sì, e di quelle a cui puoi scappare dicendo no.

Nelle intercettazioni emerse nello scandalo, dozzine di donne sembrano essere state incoraggiate dalle proprie famiglie e dagli amici a rimanere il più vicino possibile a Mr. Berlusconi, così che lui potesse in qualche modo aiutare nello svolgimento degli affari privati. Lui rimane il più importante patrono in una società patronale, e molti italiani riescono a capirlo bene.

C’è anche una trincerata cultura cattolica del perdono. Sulla facciata del Ministero della Giustizia a Roma sono scritte le parole “Ministro di Grazie e Giustizia”, in questo ordine.

Mr. Berlusconi, che ha negato ogni illecito, ha ripetutamente affermato come sia oltraggioso che i magistrati possano far trapelare alla stampa le intercettazioni dalle investigazioni preliminari senza sanzioni. (Un decreto avanzato dal suo governo che avrebbe limitato le intercettazioni si è bloccato in parlamento.) Il primo ministro ha ripetutamente raffigurato i magistrati come una casta, un’opposizione politica de facto che lavora per incastrarlo. In realtà, gli italiani mostrano poca fiducia nel loro lento e caotico sistema giudiziario, e molti ignorano lo scandalo. “Che cosa ti aspetti? I giudici sono giudici” è un ritornello comune. Ultimamente, comunque, i particolari dettagli di questo scandalo stanno mettendo particolarmente alla prova almeno parte degli italiani, come migliaia di donne che, disgustate dalle intercettazioni, hanno firmato una petizione chiedendo le dimissioni di Mr. Berlusconi.

“Hai un costume da infermiera?” chiede l’agente televisivo Lele Mora a una delle giovani donne che sta invitando a una festa a casa di Mr. Berlusconi, secondo la trascrizione di un’intercettazione.  “Vai e trovane uno oggi”, aggiunge, dicendole di non indossare nulla sotto se non giarrettiere bianche. In un’altra, Mr. Mora associa la villa alla casa di Michael Jackson. “Wow, Neverland”, risponde lei.

Non è semplice tradurre fra la sensibilità americana e quella italiana. Non c’è una parola inglese adatta per veline, la scarsamente vestita showgirl alla Vanna White che sorride e saltella in tv, intermezzando i talk show con numeri di danza. E non c’è una parola in italiano per accountability. La più vicina è responsabilità, che perde però il concetto che l’azione può portare conseguenze.

C’è, comunque, una parola inglese per gli show televisivi delle tv di Berlusconi, ed è campy [il significato è simile a artificioso, esagerato, volgare. NdT]. Il programma di seconda serata dove Ms. Mahroug è apparsa, Kalisperacapta le correnti profonde della società italiana – famiglia, cibo, maternità, nostalgia; vecchi caproni lascivi e giovani bionde dalle belle gambe – e le distorce in un quadro grottesco.

Dopo un segmento in cui il golden retriever dello show frequenta una serie di club in Milano e un interludio in cui Mr. Signorini, in affusolati pantaloni e una felpa rossa, balla il Charleston con un’altra avvenente ospite, era l’ora per Ms. Mahroug di sedersi.

Sotto una drammatica fioca luce, la diciottenne ha detto di essere stata introdotta a Mr. Berlusconi da un amico che ha spiegato che Ms. Mahroug stava attraversando un periodo difficile. “Gli ho detto tutto in totale sincerità”, ha detto Ms. Mahroug di Mr. Berlusconi. “Tranne il mio nome, l’età e” – Qui sorride un po’ – “la mia nazionalità”.

Se la classica definizione di ironia è “la fondamentale tensione fra qualcosa che si suppone significhi una determinata cosa, e quello che invece significa realmente, fra chi sta scherzando e chi no”, è difficile sapere se tale ostentazione è profondamente ironica – o se invece è così al di là dell’ironia da essere tutt’altro che ironico.

Qualunque essa sia, è profondamente italiana. Dopo tutto, questa è la cultura cha ha inventato il barocco, con i suoi soffitti trompe l’oeil, le false porte, facciate che nascondono molteplici strati e facciate che non nascondono nulla. In questi anni di vita pubblica, Mr. Berlusconi ha confuso la linea fra immaginazione e realtà. O meglio, ha costruito una brillante carriera sulla verità fondamentale che l’apparenza è la realtà.

In un video trasmesso la settimana scorsa, un tranquillo e nel contempo ribollente Mr. Berlusconi ha affermato che i procuratori hanno violato la costituzione e il loro trattamento degli invitati alle sue feste è stato “indegno di uno stato di diritto”. “Sono sereno, e anche voi dovreste essere sereni, perchè la verità vince sempre”, ha detto. Per quanto riguarda quale verità – per quello, il pubblico dovrà solo rimanere sintonizzato.

Rachel Donadio, New York Times del 22.01.2011. (Mi scuso per eventuali imprecisioni nella traduzione, sono disponibile per eventuali suggerimenti, migliorie o correzioni).

Note:

L'articolo è anche pubblicato sul blog L'inerzia dei giusti al link http://linerziadeigiusti.wordpress.com/2011/01/26/visti-da-lontano

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