Pippo Mezzapesa vince il Nastro d’Argento con “settanTA”

Il “Nastro d’Argento” 2014 per il miglior cortometraggio è stato assegnato al regista bitontino Pippo Mezzapesa per il corto “settanTA” che parla del quartiere Tamburi di Taranto
18 marzo 2014
Teresa Manuzzi

Pippo Mezzapesa

 Il "Nastro d'Argento" 2014 per il miglior cortometraggio è stato assegnato al regista bitontino (provincia di Bari) Pippo Mezzapesa per il corto "settanTA" dal "Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici". "settanTA" è un cortometraggio realizzato per Repubblica.it che, attraverso l'uso della narrazione tipica del documentario, ci accompagna tra i palazzi del quartiere Tamburi di Taranto, a due passi dall'acciaieria più grande d'Europa: l'ILVA. Qui, tra i palazzi le cui facciate sono arrossate dalla polvere di ferro proveniente dai parchi minerari a cielo aperto, si discute di politica, di salute, di lavoro e di ambiente.

 

Oltre a parlare si cerca anche di sopravvivere, per questo Enzo ha organizzato una lotteria. Enzo riempie delle ceste con prodotti alimentari, vende vari biglietti ed estrae il numero vincente. Il fortunato vince "una spesa" e lui mette in tasca i soldi guadagnati dalla vendita dei biglietti. Nel video però ci sono delle presenze invisibili, il vento e il suono della sirena della fabbrica. Il vento forte che agita il mare e che gonfia i nuvoloni dei fumi provenienti dall'acciaeria, lo stesso vento che trasporta la polvere di ferro, spesso copre il suono delle parole dei protagonisti. Il chiacchiericcio degli abitanti è più volte sovrastrato anche dal suono acuto della sirena dell'Ilva.

 

Prendono vita così due monologhi posti l'uno vicino all'altro, monologhi che non interagiscono, non si ascoltano e non comunicano tra loro. Da un lato l'Ilva, fumosa, silenziosa e imponente, dall'altra i tarantini esasperati ed impotenti, condannati a vivere in quel posto dal bisogno. Nella scena finale proprio il silenzio complice viene condannato una volta per tutte con l'inquadratura di una targa che campeggia da anni su di un palazzo del quartiere Tamburi: "Veniamo sepolti da polveri di minerale e soffocati da esalazioni di gas proveniente dalla zona industriale dell’ILVA, per tutto questo gli stessi maledicono, coloro che possono fare e non fanno nulla per riparare”.

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