Non esiste nessuna direttiva UE che obbliga a versare il 2% del proprio PIL alla Nato
Gentile redazione de "La Repubblica",
nell'edizione del primo agosto del vostro quotidiano è visibile tra gli articoli richiamati in prima pagina un articolo di Furio Colombo dal titolo "Incoerenza dei nuovi pacifisti" nel quale è contenuta la seguente affermazione:
"Il governo italiano, per una direttiva dell’Unione Europea, ha deciso un aumento di spesa militare italiana del 2 per cento".
Potete verificare facilmente che tale informazione è oggettivamente falsa e che non esiste nessuna direttiva UE che obbliga gli stati membri dell'Unione Europea a versare il 2% del proprio PIL alla Nato, anche perché la difesa nazionale non rientra nelle materie per le quali è stata fatta una cessione di sovranità a livello europeo.
Esistono solo accordi informali e non vincolanti presi in un vertice NATO del 2014 (e non in sede UE) per aumentare AL 2% (e non DEL 2%) la spesa militare degli stati membri della NATO.
Si tratta di accordi che non sono vincolanti come le direttive UE, accordi che l'Italia nella sua sovranità economica può decidere di ignorare, proprio come sono stati ignorati dal 2014 ad oggi.
Viceversa, se ogni impegno preso in un vertice internazionale è moralmente vincolante per i sottoscrittori anche senza obblighi legali formali, la logica e la cronologica suggeriscono che l'urgenza sarebbe quella di adempiere gli accordi presi in sede ONU negli anni 70 per destinare il 7 per mille del PIL ai progetti di cooperazione allo sviluppo con i paesi impoveriti, ignorati per mezzo secolo in Italia e in gran parte d'Europa, con la lodevole eccezione di Olanda, Danimarca, Lussemburgo, Svezia e Norvegia.

Da pacifista accusato di "incoerenza" nell'articolo di Colombo, ma comunque allergico alla menzogna, vi chiedo una cortese quanto doverosa rettifica di questa affermazione non corrispondente al vero, che danneggia sia i vostri lettori che la reputazione della vostra storica e prestigiosa testata, senza che ce ne sia il bisogno.
Cordiali e amichevoli saluti.
Ing. Carlo Gubitosa
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