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Lettera aperta: il diritto ad essere informati / dichiarazione di obiezione fiscale al canone della RAI

25 gennaio 2005 - Marco Milozzi

MARCO MILOZZI
Via dei Mille, 1
Fermo

Spett.le Prof. ENZO CHELI
Autorità per le garanzie delle comunicazioni
Palazzo Torre Francesco -Napoli Centro Direzionale - Isola B5
80100 NAPOLI
Via delle Muratte, 25 - 00187 R O M A
Spett.le S.A.T.
SPORTELLO ABBONAMENTI TV
CASELLA POSTALE 22
10121 TORINO

PER E MAIL: Spett.le redazione Rai Marche

All’On. Giancarla Codrignani

Ai destinatari dell’obiezione fiscale:
Rivista Carta, Rivista CEM Mondialità, Redazione Altreconomia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vicchiano, Trimestrale "La Stella del Mattino" per il dialogo interreligioso,

e, per conoscenza, agli organi di stampa:
redazione Avvenimenti, redazione Avvenire; Redazione Carta; redazione Famiglia Cristiana; redazione L’Osservatore romano; Giorgio Santelli di articolo21liberidi.org; Carlo Gubitosa di peacelink.it; Norma Rangeri de Il Manifesto, redazione Liberazione, redazione e direttore L’Unità, redazione La Stampa; redazione La Repubblica; redazione Il Manifesto; redazione Prima Pagina RAI; Teleporto50 di Ancona

E, p.c., edizioni locali: redazione Radio Fermo Uno; redazione il quotidiano; Corriere News; Viti (Corriere adriatico); cronaca fermo il resto del carlino; redazione locale il messaggero; redazione radiolinea; diretta radiofermouno; redazione itv; redazione teleadriatica; redazione la gazza ladra; colibazzi (il resto del carlino); Cassetta (il messaggero); Ceteroni (corriere Adriatico); redazione marchedomani; Ansa Ancona; redazione fermo del corriere adriatico.


e, per conoscenza, a: Coordinamento Sceglipace di Fermo, mailing list di Mondo Solidale delle Marche, cartello Ascoli In Movimento, Meic di Fermo; Circolo Africa di Ancona

LETTERA APERTA: IL DIRITTO AD ESSERE INFORMATI / DICHIARAZIONE DI OBIEZIONE FISCALE AL CANONE DELLA RAI


Ricevute Canone Rai

Caro Professore,
nel ricalcare la lettera rivoltale lo scorso anno dall'On. Codrignani -con qualche mia aggiunta- Le scrivo come cittadino danneggiato nel suo diritto a ricevere dal sistema radiotelevisivo pubblico un'informazione qualificata e caratterizzata -come sostiene la Corte Costituzionale nella sentenza 112 del 24 marzo 1993 - "dal pluralismo delle fonti, dall'obiettività e imparzialità dei dati forniti, dalla completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell'informazione erogata, dal rispetto della dignità umana".
Chiunque abbia occasione, anche solo saltuariamente, di vedere le programmazioni televisive si rende conto di quanto esse contraddicano - e da troppo lungo tempo - i principi sopra rappresentati e, in particolare, quanto offendano l'intelligenza degli utenti.
Non è il caso di elencare i documenti molte volte menzionati in questi anni recenti che convalidano come diritti i principi di una corretta informazione:
dall'art.21 della Costituzione italiana, all'art.19 della Dichiarazione dei diritti umani, dalla Convenzione di Roma al Patto di New York, dalle sentenze della Corte costituzionale (con particolare sottolineatura la n.466 del 20 novembre 2002, che si appella anche ai principi europei) alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, alle deliberazioni dell'Ordine dei giornalisti e dei relativi Consigli regionali, le indicazioni sono molteplici e inequivoche.

Con la presente chiedo a lei che cosa può fare un cittadino per difendere i suoi diritti. Con l'approvazione della legge Gasparri il Governo detentore delle azioni Rai ha nominato il Consiglio di amministrazione ottenendo così il controllo totale sull'informazione pubblica e ponendo la Mediaset in condizione di aumentare la raccolta pubblicitaria (già nel 2003 passò dal 1,9 % al 2,5 %, nonostante il calo dell'audience): è ciò che il prof. Leopoldo Elia definisce il premierato assoluto e comporta per la pubblica opinione la perdita del diritto ad essere informata correttamente.
Anche accettando che il canone riguardi la detenzione di un elettrodomestico che non è necessario usare, siccome non si tratta di uno strumento qualsiasi, ma del mezzo con cui io posso realizzare il mio diritto a essere informato, chiedo come sia possibile far rispettare nel nostro Paese - anche
a partire da una denuncia individuale - i principi elencati nei documenti formali sopra citati.
Mi inquieta leggere che Reporters sans frontières ha collocato l'Italia al 53° posto nella scala mondiale del rispetto dell'informazione e vedere le accuse -che debbo riconoscere perfettamente fondate- di incompletezza, di subordinazione a diktat governativi o di autolimitazioni degli operatori, di connivenza con le imprese del presedente del consiglio, di colonizzazione delle coscienze del popolo che dovrebbe essere sovrano. In tempi in cui torniamo a parlare di patria non posso vantarmi del fatto che nella mia Italia l'intelligenza venga ritenuta eversiva.
Finché la RAI è pagata dal canone versato dai cittadini, mi dica che c'è un rimedio per ottenere il rispetto del diritto ad essere informati. Oppure dovrà smettere anche lei di pagare le tasse (reato peraltro condonabile a termini di legge)?

Per quanto sopra esposto dichiaro formalmente che da ormai tre anni (2003, 2004 e 2005) ho scelto di non pagare il canone alla RAI TV scegliendo la forma dell'Obiezione Fiscale che ha tutt'altra forma e contenuti rispetto all’evasione. Infatti per quanto riguarda la forma, l'obiettore fiscale paga due volte l'importo (mentre l'evasore intasca alla faccia dei contribuenti onesti). Mi spiego: come obiettore ho destinato l'equivalente degli abbonamenti del 2003 e 2004, 198 euro, a riviste che si occupano attivamente di pace, nonviolenza, dialogo tra culture e religioni, convivenza civile; per il 2005 sto individuando a quali riviste o Organizzazioni non governative devolvere la stessa somma. Quando l'ufficiale giudiziario verrà a casa per prelevare l'importo troverà già pronto un mucchietto di libri e videocassette che trattano gli stessi temi. Pertanto io pagherò due volte il canone anziché una sola.

Per quanto riguarda i motivi, non c'è che l'imbarazzo della scelta: la cacciata dal servizio pubblico di professionisti come Santoro, Luttazzi, Biagi, Dario Fo, Guzzanti (i figli), Dandini ecc. POI: l’occupazione illegittima del Consiglio di amministrazione dove siedono esclusivamente esponenti del centro destra; la conseguente scelta, sempre più sfacciata ed evidente, di programmi, opinionisti e giornalisti asserviti alle istanze di una sola parte politica. Questa è una responsabilità gravissima che portano Berlusconi, Gasparri e tutti coloro che li sostengono.
Infine, la privatizzazione della RAI: se non è più un servizio pubblico, se non persegue più gli del pubblico, per quale motivo, io pubblico, dovrei pagare?

Per opporsi a tanta arroganza basta essere dotati di buon senso, non è necessario essere "di sinistra". Infatti qui non siamo più in presenza delle lottizzazioni spartitorie della Prima repubblica che almeno rispondevano ad un criterio (per così dire) di par condicio: oggi siamo all'occupazione
totale degli strumenti di comunicazione che orientano e condizionano le fasce meno attrezzate culturalmente. Anzi, gli operatori della comunicazione si ingegnano e si adoperano a mantenere bassissimo il livello culturale e ad aizzare gli istinti più bassi che albergano nella società.
Finché queste pratiche vengono espletate da Mediaset o da Tele Padania, possiamo indignarci ma dobbiamo ammettere che "fanno il loro mestiere". Ma quando lo fa i servizio pubblico e, in seguito a ciò, non abbiamo più un servizio pubblico, cioè di tutti e di ognuno, allora non pago.

E NON PAGO PER PROTESTA:
- voglio veder tornare pubblico il servizio radiotelevisivo,
- voglio rivedere Santoro, Luttazzi e soprattutto quel comunista di Biagi
- voglio veder tornare sugli schermi il confronto aperto e corretto
- voglio sentire anche le voci dissenzienti sui grandi temi: la guerra, la finanziaria, il lavoro, le privatizzazioni.
- In una parola: voglio un'informazione corretta


DOPODICHE' (NON CHIEDO DI MEGLIO) VOGLIO TORNARE AD ESSERE "AZIONISTA" DI QUELLA CHE E' STATA UNA GRANDE AZIENDA, DI CUI RIMANGONO SOLO LE SPOGLIE.

HO INOLTRE DECISO DI NON COMPRARE E DI NON FAR COMPRARE I PRODOTTI MAGGIORMENTE COMMERCIALIZZATI SULLE RETI MEDIASET: Algida, Findus, Ferrero, Mulino Bianco, Barilla, Roberts, Rio Mare, Motta, Buitoni, Nestlè.

Molto cordialmente,

Marco Milozzi
operatore sociale precario

Fermo, li 25 gennaio 2005

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