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Aiuto, sono di sinistra ma straniero e continuo a soffrire di razzismo

10 maggio 2007 - Udo C. Enwereuzor

Gentile Augias,
ho 49 anni, vivo in Toscana, sono un lavoratore autonomo con partita IVA, ho studiato, leggo buoni libri (penso), faccio politica nella società (ma non nei partiti) e mi interesso anche di politica partitica, leggo ogni giorno 1 quotidiano, ho appena finito di guardare Ballarò e non ho mai guardato Matrix per intero. Voterei a sinistra qui in Italia se avessi accesso al voto. Non voto perché non sono cittadino italiano (ma sono “regolarmente soggiornante e residente” dal 1978). Come il suo lettore, ho due figlie e a loro cerco di insegnare i valori del rispetto (e non della tolleranza che, sa, potrebbe essere vissuta male da chi viene tollerato, a prescindere da come si sente chi tollera) e della nonviolenza, del dialogo, della condivisione e della ricerca della felicità anche nello spazio pubblico e non solo in quello privato. Lotto anch’io ogni giorno, a fianco delle mie figlie, contro la cultura dell'apparire, della sopraffazione e dell’individualismo.

Qui mi fermo nel seguire la falsa riga della lettera del Sig. Poverini che Lei Augias ha pubblicato lunedì scorso, perché la mia vita e quella del signore cominciano a divergere in modo marcato. Come già accennato, sono un cittadino straniero e nello specifico, di un paese africano ed ho la pelle nera. Questi due aspetti, la mia cittadinanza ed il colore della mia pelle, a parità delle altre condizioni sopra ricordate, hanno reso la mia vita quasi trentennale in Italia molto diversa da quella del suo lettore. Potrei, come artifizio narrativo, continuare a parafrasare il suo lettore raccontandole alcune mie esperienze (reali) di razzismo in questi 29 anni di vita Italia. Non lo faccio perché il metodo del suo lettore (e del giornale in questo caso) non è condivisibile e dissento pure fortemente dal contenuto della sua lettera.

Prima di dirle perché il metodo non mi piace, vorrei rassicurare il suo lettore su un aspetto che sembra preoccuparlo. Non m’interessa né mi riferirò in alcun modo in questa lettera all’essenza della sua persona. Non riceverà da me nessuna etichetta tipo quella che teme di vedersi appiccicare addosso se chiede “l'espulsione immediata dei clandestini violenti e ladri e meretrici e protettori di meretrici”. Le mie osservazioni, il dissenso forte ed i giudizi saranno tutti riferiti ai suoi o altrui comportamenti, atteggiamenti e modelli ai quali aderisce. Saranno questi e non l’essenza della sua persona ad essere, se del caso, qualificati come razzisti o simili. Sbaglia a darsi del razzista; dovrebbe guardarsi da quel che fa, dice, riproduce e trasmette agli altri, se vuole evitare di prendere parte attiva nel razzismo che danneggia altri come me.

Già che il signor Poverini riconosce che il suo “cambiare” atteggiamento e comportamento verso gli immigrati, Rom, Sinti e Camminanti non deriva da esperienze personali o dei propri familiari ma da “..un continuo stillicidio di fatti letti, di violenza vista, [...] di moralità calpestata, di fatti raccontati da persone sconosciute su un tram o una metropolitana”, gli sarebbe di aiuto meditare un po’ di più su tutte queste cose per capire senza giustificare. Penso che gli faccia bene meditare sul “continuo stillicidio di fatti letti” (tipo quello del tunisino che ad Erba nel comasco “Uccide e brucia tre donne e il figlio. Notte di sangue a Como, caccia all´omicida tunisino”? – la Repubblica 12 dicembre 2006), sulla “moralità calpestata” (solo dalle prostitute o anche dai clienti?), sulla “violenza vista” (della bambina polacca uccisa “per sbaglio” a Napoli la scorsa fine settimana? – la Repubblica 6 maggio 2007) o sui “fatti raccontati da persone sconosciute su un tram o una metropolitana” (fatti mescolati a leggende metropolitane?, tipo i Rom che mandano i figli a scuola con i pidocchi (solo i Rom?) o che rubano bambini da utilizzare poi per mendicare “con cattiveria e violenza”?).

Fra le cose che non vanno nel metodo del suo lettore c’è il mettere tutto insieme, dal senso di fastidio individuale a violazioni di qualche norma passando per molti fatti letti e/o sentiti sulla metropolitana. L’approdo è la richiesta, per tutti gli immigrati di essere esclusi dal voto amministrativo, anche per non lasciare alla destra il monopolio della legalità. Logica davvero stridente, questo del suo lettore, così come la sua selezione dei comportamenti illegali, reali o presunti, a corredo del suo turbamento e della sua richiesta d’aiuto. Trovo impressionante il collegamento che stabilisce tra “stupri che avvengono troppo frequentemente nelle città italiane” e quel che gli succederebbe se violentasse “una giovane araba alla Mecca”.

Vede dottor Augias, tra le mie buone letture, ci sono anche varie pubblicazioni dell’Istat e proprio sugli stupri, consiglio al suo lettore di dare un’occhiata ad una pubblicazione di questo istituto, uscito il 21 febbraio 2007, dal titolo: “La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia* *Anno 2006”. A pagina 2 di questo rapporto di ricerca, si legge che “negli ultimi 12 mesi* *il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila; [..] lo 0,3% pari a 74 mila donne ha subito stupri o tentati stupri ..”. I dati di questa ricerca dell’Istat dipingono, a mio avviso, una grave emergenza nazionale che non può ammettere scorciatoie e capri espiatori come quelli che il suo lettore propone e che lei, implicitamente, avvalla con la sua risposta che non si cura minimamente di indicargli qualche contraddizione di troppo nella sua rappresentazione della situazione indiziata di indurre al razzismo il democratico cittadino di sinistra.

Se lui “.. non crede veramente che la sicurezza venga messa a repentaglio solo dagli immigrati ...”, come mai non gli è sfuggita una sola citazione di comportamenti illegali di cui gli immigrati sono vittime? Un modo particolare di reclamare la legalità che sembra avvalorare l’idea che agli amici si spiega la legge mentre ai nemici si applica. Dissento fortemente dal contento della lettera perché stigmatizzante, fuorviante e incita all’odio non contro l’illegalità ma nei confronti degli immigrati e delle popolazioni Rom. La raffigurazione della situazione di degrado e disagio fatta dal signor Poverini accende anziché spegnere “le braci” che lui teme. Purtroppo, quelle braci, molte popolazioni Rom le conoscono già anche se il lettore non sembra essersene accorto, nonostante il suo impegno “da leone” contro l’intolleranza. Il signor dovrebbe distinguere con più attenzione le proprie personalissime percezioni di “schifo” dalle troppe illegalità che affliggono il paese e per queste ultime, chiedere le leggi che ritiene opportune. Solo così, la sua preoccupazione per la legalità potrà proteggere anche quelli come me, con quelle due caratteristiche che ho evidenziato in precedenza – l’essere non cittadino e di pelle nera -, invece di iscrivermi, per le stesse caratteristiche fra i mali che divorano il paese.

Mi ha sconcertato anche la sua risposta, dottor Augias, sia per l’uso del voto francese prima che le analisi dei flussi elettorali fossero uscite, sia per aver passato sotto silenzio tutte le distorsioni nella lettera del lettore. Sa cosa mi ha stimolato l’elezione di Sarkozy, la constatazione che è stato eletto il figlio di un immigrato alla presidenza della repubblica francese; a quando toccherà sempre in quel paese il figlio di altri immigrati, magari algerini?. E con democratici di sinistra alla signor Poverini, cosa succederà in Italia e fra quanti anni, se il voto amministrativo è già troppo ed immeritato?.

Ho ripreso a scrivere questa lettera dopo aver letto la sua risposta d’oggi, 9 maggio ad un lettore contrario alla lettera del Poverini. Il mio sconcerto di lunedì si traduce in totale incredulità nel vedere che per lei le libertà “dei nuovi arrivati” si contrappongono a quelle “dei cittadini o più sinteticamente della Legge”. Dice di essere rimasto “.. impressionato dalle reazioni seguite all’omicidio della povera ragazza Vanessa”. A me ha fatto più impressione l’uccisione della ragazza; il dolore e la rabbia dei familiari, parenti ed amici erano comprensibili ma non condivisibili la loro trasformazione in colpa collettiva di tutti gli immigrati. Mi fa più impressione il tentativo di alcuni giornali di amplificare tali umani manifestazioni di dolore, soffiando sul fuoco. Le chiedo, il massacro di cinque italiani ad Erba e la reazione dei media, compreso il suo e di molti cittadini, l’ha impressionato meno?; cinque italiani per mano di altri due italiani. In che rapporto sta tale reazione all’essere tre di loro familiari e parente di un immigrato tunisino?. Cordialmente

Udo C. Enwereuzor – enwereuzor@cospe-fi.it

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