Migrazioni. Il primo dovere delle istituzioni è rispettare la realtà
Secondo un recente studio, condotto su un campione di popolazione di 50.000 intervistati in 13 Stati dalla sezione inglese dell’Istituto di ricerca Ipsos, il rapporto tra percezione e realtà in Italia è risultato il più distorto. In pratica non comprendiamo bene ciò che ci succede intorno, e valutando rischi e priorità su basi non scientifiche, possiamo ad esempio ignorare rischi gravi e amplificare esigenze non prioritarie.
Nel nostro Paese, stando alla storia e alla cronaca, sarebbero urgenti proposte politiche a 360 gradi contro criminalità organizzata e corruzione, in grado di far crescere il livello culturale e tecnologico e la conoscenza dei contesti internazionali, per promuovere idee, iniziative e servizi in ogni campo, per valorizzare le energie dei più giovani e l’esperienza dei più anziani che stiamo disperdendo. Servirebbero azioni serie e verifiche quotidiane su questo.
Ogni giorno, invece, siamo risucchiati da temi selezionati per convenienza mediatica e da slogan dietro i quali non c'è studio e lavoro, ma solo un ambiente adatto a distorcere fatti e dati, senza mai doverne dare conto e risentirne.
Se cresce il livello di insensatezza persino di Autorità pubbliche e di rappresentanti istituzionali, cresce di molto il rischio di conseguenze pericolose, dirette e indirette.
E' insensato che un Ministro dell’Interno chiami “trafficanti di esseri umani” i soccorritori di migranti e richiedenti asilo politico e sostenga che condurre le persone soccorse "nelle acque territoriali" metterebbe “a rischio vite umane”. E' irrazionale e primitivo che una battaglia elettorale (ora quella legata al voto europeo del 26 maggio 2019) diventi una battaglia suggestiva contro alcuni esseri umani - disponendo tra l'altro di testimonianze atroci sull'oppressione, le sofferenze e la morte di decine di migliaia di persone in fuga dai loro Paesi - e che in risposta a richiami al senso di umanità ed a doveri costituzionali e internazionali si possa dichiarare che “la politica di questo governo sta azzerando le morti nel Mediterraneo, con orgoglio e spirito cristiano”.
E' solo una piccola rassegna di proclami che stravolgono fatti e valori e offendono il principio di realtà. Di fronte alla criminalizzazione sempre più urlata di atti di soccorso e di solidarietà serve una contrapposizione ferma, nella prospettiva di modificare leggi che comunque, fino a pochi anni fa, non venivano invocate come armi da usare contro i volontari.
In questi mesi ogni imbarcazione di migranti o di volontari con persone soccorse a bordo ha incontrato difficoltà prima e dopo l'ingresso in un porto europeo. L'ultimo caso riguarda la SEA-WATCH, nave registrata in Olanda dell'omonima ONG tedesca, che dopo il trasbordo a terra consentito per 18 bambini e feriti, nonostante la diffida ricevuta dalle Forze dell'Ordine, ha comunicato l'ingresso in acque territoriali italiane, date le condizioni critiche delle altre 47 persone. Dopo essere stata trattenuta a un miglio dal porto di Lampedusa, oggetto di dure intimazioni del Ministro dell'Interno, la nave è stata sequestrata su ordine della Procura di Agrigento, che indaga sul comandante per favoreggiamento di immigrazione clandestina, sbarcando i naviganti a Lampedusa.
Ma ci sono anche comportamenti meno clamorosi che nascondono interrogativi e informazioni su quanto accade alle persone trattenute o riportate in Libia, in alternativa all'ingresso in Italia e in Europa, in centri di detenzione ufficiali e non ufficiali. Eludere realtà inaccettabili per la nostra coscienza non può essere congeniale ai cittadini di un paese democratico. Comunque non servirà a lungo, e sembra utile solo a chi prende tempo - e rischiamo di premiare per questo - mentre va richiesta la garanzia di un forte impegno in tutte le sedi possibili.

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