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    Il 71° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima è stato ricordato a Roma ieri con una cerimonia bella ma in gran parte dimentica delle guerre odierne in cui l'Italia sta disseminando morte e distruzione. A ricordare ai partecipanti che la pace richiede un impegno attivo costante – qui ed ora – ci hanno pensato invece alcuni attivisti di Rete NoWar-Roma.
    .
    6 agosto 2016 - Patrick Boylan
Ecco una riflessione. Ma dove inquadrare questo articolo? Ecologia? Educazione alla pace? Disarmo nucleare? Difficile far distinzioni: perché tutto questo oramai interessa l'umanità e il pianeta in tutto il suo insieme...

Effetto Chernobyl, e attendendo altro...

Sono passati venti anni dall'esplosione del reattore nucleare in Ucraina. Ma l'umanità (o almeno certi governanti) non ha ancora imparato la lezione.
E nuove Chernobyl - o nuove Hiroshima - ci attendono: anche per questo non possiamo mai cessare di lottare per l'eliminazione completa dei possibili conflitti atomici...
20 aprile 2006 - Roberto Del Bianco

Radioactivity Di palo in frasca - ma non potrebbe essere altrimenti - ricordando la tragedia di 20 anni fa e sfogliando allarmati le pagine di tutti i giornali che passo dopo passo ci stanno abituando alla possibile prossima futura guerra; quella che sarà "contro" il nucleare ma probabilmente attraverso l'uso del nucleare...
A questo punto poco importa se l'Iran voglia semplicemente costruire una centrale atomica a uso civile, e in prospettiva futura, chissà, dotarsi magari anch'essa di propri ordigni. Se io odio il mio vicino di casa e dico a tutti che prima o poi lo vorrei veder morto, esso - il vicino - dovrebbe essere comunque impedito ad azioni di "giustizia preventiva", almeno nella giustizia ordinaria accade così (e si tranquillizzi il mio vicino, ché non odio nessuno a tal misura!). E anche se una Nazione, pur in suo dubbio comportamento etico, mirasse a un armamento comunque già disponibile e ostentato da altri... a che titolo scatenare una guerra "preventiva" con gli stessi mezzi che si vanno a condannare?

Hiroshima

Chernobyl ha insegnato tante cose. Che l'atomo è pericoloso, va trattato con le molle, che una tragedia di quella portata si ripercuote nel tempo, echi infiniti di storia che sarà subìta dalle future generazioni.
Chernobyl ha insegnato che i confini delle nazioni, in certi casi, è come se non esistessero; che le distanze contan poco quando le polveri radioattive vengono trasportate dai venti per centinaia di chilometri - e in alcune zone della stessa nostra Italia, l'eco dell'incidente incide ancora oggi in molti ragazzi affetti ad esempio da disfunzioni tiroidee, la cui frequenza è aumentata da quel fatidico giorno di vent'anni fa.
Chernobyl è però celata dietro un paravento, dalla foschia della memoria labile di chi antepone progetti di progresso assoluto, da un lato, e di egemonia militare ed economica, dall'altro. Un paravento facile da creare e da gestire, anche attraverso le messinscene mediatiche e le voci roboanti del potere.
Atomo pacifico e atomo di guerra, due frontiere che sembrano distanti: una parrebbe risolvere i problemi energetici dell'uomo; l'altra mira alla distruzione. Ma due frontiere unite dallo stesso rischio, minimizzato quanto si vuole per l'uno, quasi addolcito dal convincimento mediatico per l'altro: quante volte abbiamo letto in questi ultimi mesi, di come siano assai meno potenti rispetto alle atomiche "vere", i "mini-nuke", le testate a basso potenziale, pochi chilotoni, tant'è vero che ahimé sfuggono alle pur presenti normative internazionali che proibiscono l'uso degli ordigni nucleari e la minaccia del loro impiego.

Venti di guerra si riportano nuovamente nelle regioni del vicino e medio oriente. Venti di alta quota riporteranno le polveri contaminanti - che comunque vi saranno, mini o maxi nukes che siano - sopra le nazioni vicine e meno vicine. Venti di umana insensatezza, venti di terrore non voluto da tanti di noi (e da tanti di "loro").
Chernobyl con i suoi echi nel tempo, affievolisce al ritmo dell'urlo di morte e di sofferenza che verrà.
Le nuove Hiroshima, anche fossero circoscritte alle aree militari o tecnologiche da distruggere. Ma varrà la pena manifestare ancora quanto siano tali le idiozie dell'umano?

N.B. Sia ben chiaro che non giustifico la realizzazione di eventuali futuri armamenti nucleari da parte del governo iraniano, la stessa misura che il mondo pacifista usa per le Nazioni già dotate di armi atomiche dovrà essere presa anche per l'Iran qualora arrivasse a concretizzare la "Bomba". Ma come saremmo intransigenti con loro nel futuro, dovremmo esserlo con chi adesso vorrebbe "mostrare i muscoli" a suon di missili. Anzi a maggior ragione considerando l'Occidente un maestro nella democrazia e nel rispetto dei diritti... O no?

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