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Cooperazione sanitaria, da Pianosa a Sulaimaniya

Intervista al dr. Paolo Morello Marchese, direttore dell'ospedale pediatrico "Meyer" di Firenze
23 maggio 2008 - Andrea Misuri

Il Nuovo Meyer è immerso nel verde delle colline che scendono a nord della città. L’inaugurazione è avvenuta poche settimane fa. La preesistente Villa Ognissanti è ora ospedale d’avanguardia tecnologica, dalle avveniristiche soluzioni biocompatibili. Punto di arrivo di una storia cominciata sul finire dell’Ottocento.

La costruzione che il gentiluomo russo Giovanni Meyer lasciò a Firenze per curare i bambini in ricordo della moglie Anna si trovava vicino alla barriera delle Cure e del Pino, allora periferia della città, in prossimità dei viali di circonvallazione voluti dal Poggi. Per tutto il Novecento i fiorentini l’hanno chiamato “l’ospedalino”, diminutivo di affetto e vicinanza, il luogo dove si portava con fiducia il bambino che stava male. Il passaggio al Nuovo Meyer non sembra mettere in discussione questo amore intergenerazionale, se continua l’abitudine tutta fiorentina, per la quale i giovani che si sposano, spesso sottoscrivono per l’Ospedale i soldi destinati alle bomboniere.

La delegazione irachena visita il Meyer

A piano terreno, lungo la parete della sala d’aspetto, una vetrata artistica di pannelli colorati racconta lo scorrere delle stagioni. Davanti allo sportello per ritirare gli esami radiologici fa bella mostra un acquario di pesci metallici. Grandi coni in ceramica e refrattario prendono luce dal piano inferiore e attirano l’attenzione per i vivaci colori, dal rosso al giallo, dal verde al blu delle pareti circolari. Più in là un’installazione in vetroresina e cemento sulla parola “pace”. Dalle vetrate si nota il verde rame dei tetti che s’inseguono sopra le camere, ulteriore omaggio al desiderio di rendere piacevole la degenza dei piccoli ospiti.

Per raggiungere la direzione amministrativa percorro corridoi ovattati, pareti e mobili dipinti con colori pastello.

Un saluto con Chiara Matassini, attenta e cortese come ho imparato a conoscerla in questi anni.

Il dr. Paolo Morello Marchese mi riceve con il sorriso che lo distingue. Sulla scrivania un coltello ricurvo, l’impugnatura di legno, il fodero nero crettato. Il coltello della tradizione curda che Khedr Kareem sindaco di Halabja donò durante la sua visita. Vicino alla finestra una pachira, pianta dal sottile fusto intrecciato, stretta parente del baobab. Sulla parete - da poco terminato il trasloco - sta per riprendere il suo posto il dono della Talabani, un quadro in legno che raffigura una danza tipica curda.

Il dr. Morello contatta la signora Talabani

Data la conoscenza con il direttore generale del Meyer, è stato possibile sviluppare un rapporto che si è intensificato dal giorno che ho incontrato Hero Talabani. La signora ci aveva ricevuti a Sulaimaniya negli uffici di Kurdsat e ci aveva parlato delle drammatiche conseguenze, ancora terribilmente attuali, dei bombardamenti chimici di Halabja. Lo rintracciai telefonicamente e passai alla First Lady il cellulare satellitare di Flaviano Masella, il giornalista Rai presente all’incontro. Un contatto informale, anzi improvvisato, davvero fortuito. Pochi minuti per allacciare un rapporto di reciproca fiducia.

Nei mesi successivi è stato organizzato il convegno di Pianosa dove abbiamo dibattuto, tra le priorità in cantiere, il sostegno alla realizzazione di un nuovo sistema sanitario basato sulla prevenzione e sull’accessibilità, equità e qualità dell’assistenza socio sanitaria irachena. Le rappresentanti delle donne irachene e di quelle curde - un viaggio rocambolesco per essere lì con noi - con le quali ci siamo confrontati per cercare - insieme - metodi concreti per attivare un sistema d’interventi in rete, per evitarne la frammentazione.

Il quadro della signora Talabani

Ad ottobre Hero Talabani, ospite in Italia del sindaco Leonardo Domenici, ha incontrato le commissioni per la Pace e per le Politiche sociali e della salute del Comune di Firenze. I rappresentanti istituzionali della Regione Toscana, il presidente del consiglio Riccardo Nencini, l’assessore del Diritto alla salute Enrico Rossi e quello della Cooperazione internazionale Massimo Toschi.

A Roma l’incontro con il ministro della Salute Livia Turco, alla presenza del direttore generale delle Relazioni internazionali Maria Paola Di Martino e del consigliere diplomatico Gianni Ghisi, per conoscersi e comunicarsi reciprocamente la fattibilità d’idee e proposte elaborate nel “cantiere” di Pianosa, all’interno di quel percorso di “diplomazia della salute” sulla quale tanto ha creduto il Ministero guidato dalla Turco.

Il Nuovo Meyer, nel frattempo, ha continuato ad essere un crogiuolo di cantieri. Lo abbiamo visitato con Adnan Al-Mufti presidente del Parlamento del Kurdistan, con il sindaco di Halabja, con la Talabani.

Con Hero Talabani

Il direttore ricorda bene la visita della signora. “E’ rimasta particolarmente colpita dalle sale attrezzate alla cura dei tumori infantili e della cardiochirurgia. Ma ancor di più dall’attività in broncoscopia per la cura delle malformazioni e ostruzioni delle vie aeree dell’apparato polmonare, senza bisogno di aprire il torace con un intervento chirurgico”.

“Infatti l’utilizzo del laser - prosegue il dr. Morello - permette la riapertura della canalizzazione all’interno del bronco e l’apposizione di uno “stant”, cannula che tiene aperto il bronco stesso”. Tecnologia per la quale il Meyer è polo ospedaliero di riferimento nazionale e che può presto contribuire a salvare centinaia, forse migliaia di persone vittime delle conseguenze dei bombardamenti chimici di Halabja, spesso di seconda generazione.

Con Nadhim Rashid, Khedr Kareem, Hikmat Faiq Arif e Susanna Agostini

“L’invito di Hero Talabani - dice il direttore - è arrivato nel marzo scorso e in pochi giorni lo staff medico del Meyer è partito. Con me la cardiochirurgo Anna Maizza, il cardiorianimatore Riccardo Moschetti, il broncoscopista Lorenzo Mirabile. Professionisti di fama con una amplissima casistica, un paio di migliaia di casi a testa, a garanzia dell’esperienza necessaria per affrontare gl’impegni che li attendono”.

A Sulaimaniya i nostri medici, accompagnati da Gulala e Nadhim, punti di riferimento costanti del soggiorno in Kurdistan, hanno visitato le strutture ospedaliere, hanno incontrato sanitari locali e rappresentanti istituzionali. La cena nella residenza di Hero Talabani. Il pranzo nella casa del sindaco Khedr Kareem, seduti a terra secondo tradizione.

Il 29 marzo è stato firmato l’accordo con il dr. Sherko Abdullah General Manager del Dipartimento della Sanità di Sulaimaniya.

“E’ scritto - aggiunge - che a seguito degli incontri avvenuti in Italia tra l’Amministrazione del Kurdistan, la delegazione della Municipalità di Firenze, l’Amministrazione della Regione Toscana e del Ministero della Salute italiano, si sono gettate le basi per presenti e futuri progetti di cooperazione sanitaria”.

Con una punta di orgoglio sottolinea i punti principali dell’accordo.

“La progettazione e l’attivazione di una Clinica Pneumologica recuperando un edificio messo a disposizione dall’amministrazione curda. Inoltre la predisposizione di un progetto per la costruzione di un Laboratorio per la manipolazione delle cellule staminali e di un Centro trapianti all’interno dell’attuale Ospedale Oncologico con la reingegnerizzazione di quell’ “involucro” per adattarlo al nuovo obiettivo. Infine la progettazione e l’attivazione un Centro di Cardiochirurgia Pediatrico all’interno di una seconda struttura ospedaliera preesistente. E’ previsto che mentre a Sulaimaniya procederanno i lavori, per la durata di un anno personale medico, infermieristico e di laboratorio sarà al Meyer per specializzarsi nei trapianti di cellule per la cura dei tumori”.

Progetto ambizioso e realistico allo stesso tempo. L’amministrazione curda sosterrà tutti i costi di costruzione mentre verrà offerto gratuitamente, quale supporto di cooperazione sanitaria, il know-how italiano e la professionalità dei nostri specialisti sanitari. Il tutto incontrandosi con la volontà politica del governo iracheno di dare risposte in tema di cura ai suoi cittadini e, nel caso specifico, risposte dirette alle popolazioni che subirono l’effetto delle armi chimiche. Il dramma della malattia attraverso il quale si rinnova il ricordo di quei bombardamenti. Dolore infinito al quale, presto, si potrà rispondere con le “armi” della scienza.

Il dr. Morello ora srotola sulla scrivania i disegni del progetto che ha già preparato e che proprio stamani è stato inviato, tramite corriere, a Sulaimaniya. Segnale di buon auspicio. Risposta alle speranze di tante persone.

"PACE" all'ospedale Mayer di Firenze

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