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Lettera a Israele

26 luglio 2006 - Furio Colombo

Da quando la guerra, con il suo volto più cupo e violento, è esplosa di nuovo in Medio Oriente, questo giornale è stato segnato da due diverse testimonianze. Semplificando potrei descriverle così: una è molto vicina a Israele. Una è molto lontana. Non è sdoppiamento del giornale, che nella parte notizie si impegna, come sempre (e col prestigio che si è meritato) a raccontare con esattezza e con dolore gli eventi sanguinosi di ogni giorno. E negli editoriali e nei commenti (specialmente quelli firmati da me) mostra una vicinanza e comprensione per le ragioni di Israele che da decenni non ho mai nascosto, e che cerco di spiegare e motivare senza mai presumere di avere ragione.
«L´altro giornale» - se mi permettete di esprimermi così - prende vita in molte lettere.
Non parlo di quelle che si riferiscono al dolore e alle vittime civili libanesi o alla sofferenza senza fine dei palestinesi. Parlo delle dichiarazioni dure, esplicite e ostili verso Israele con espressioni che non cercano e non conoscono limiti alla condanna. È una condanna che cerca ragioni nel passato, che vede "l´occupazione" come il male, facendo intravedere la vera interpretazione della parola occupazione, cioè tutta Israele. Descrive la "Guerra dei sei giorni" del 1967 come se fosse stata un´opzione aggressiva di invasione invece che un atto di estrema difesa dell´attacco concentrico di quattro potenti Paesi arabi, con il sostegno di tutta la forza finanziaria e petrolifera araba di quegli anni. Ogni riferimento al passato, nelle lettere di cui sto parlando, è una collezione di guerre, tutte pensate e ricordate come scatenate da una parte sola (Israele) contro un mondo che altrimenti (il vero senso è: "senza Israele") avrebbe vissuto in pace. Manca nella memoria di queste lettere ogni riferimento a Camp David, Oslo, Madrid, di nuovo Camp David, Ginevra. In altre parole si immagina e descrive un Paese - Israele - che ha sempre portato guerra e ha sempre evitato e disprezzato ogni iniziativa di pace. Come se Sadat, Begin, Rabin, Barak e lo sgombero di Gaza deciso da Sharon come inizio di una politica di "pace in cambio di territori" non fosse mai avvenuto.

Cito alcune di queste lettere - e spero che il giornale pubblichi le altre - non per avere ragione, ma per offrire spunti, utili e importanti di confronto e dunque di giudizio da parte dei lettori.
«Lo Stato di Palestina è reso impossibile dalla volontà ottusa della maggioranza dei dirigenti di Israele e degli Usa. La terra della Palestina va divisa equamente fra i due Stati con i pozzi di acqua e le terre fertili e questo spaventa gli israeliani più del terrore degli attentati. Inoltre la cattura di un soldato israeliano in territorio libanese (perché era lì?) non può provocare una tale guerra. Dicono osservatori internazionali che era tutto progettato dai dirigenti israeliani e lei questo non lo vede, purtroppo». Gianni Esposito
Lo vedo, caro Esposito, e so purtroppo anche come si chiama. È il complotto ebraico, un popolo che si fa la guerra da solo per potersi lamentare e dare la colpa agli altri.
«Mi pervade una gran rabbia per il comportamento criminale dei soldati israeliani nei confronti della popolazione civile libanese - sparano su tutto, centrali elettriche, linee di comunicazione, ponti, case, e anche sui veicoli carichi di fuggiaschi. E questo solo per stanare i miliziani Hezbollah che lanciano missili alquanto obsoleti (anche se micidiali) sulle città del nord di Israele? È contro ogni convenzione internazionale. Chi ha buona memoria sa di sicuro come è stato costituito lo Stato di Israele e chi erano i primi terroristi di quelle terre». Leopoldo Skercavaj Chi ha buona memoria ricorda le navi di ebrei sfuggiti al nazismo e affondate dagli inglesi al largo di Haifa per non avere noie con gli arabi. Ricordano segreterie di Stato vaticane che scrivevano alle diplomazie inglesi e francesi, a quel tempo padrone dell´area, mettendole in guardia dal permettere uno Stato ebreo nei luoghi santi, ricorda l´organizzazione socialista dei primi Kibbutz. Ricorda «Vedi alla parola amore», il racconto di David Grossman in cui alle prime famiglie giovani di nuovi arrivati in Israele veniva assegnato un "nonno" o una "nonna" fra gli anziani sopravvissuti alla Shoah, ricorda il voto unanime (compresa l´Unione Sovietica) per la fondazione dello Stato di Israele accanto allo Stato Palestinese altrettanto votato in modo unanime dall´Onu.

Purtroppo, invece di quello Stato, è cominciata la guerra di settecento milioni di arabi, dall´Arabia Saudita del petrolio alla Libia del terrorismo internazionale, contro mezzo milione di Ebrei appena sopravvissuti ai campi di sterminio e appena arrivati in Medio Oriente. Chi ha buona memoria ricorda una sequenza di altre guerre ma anche di ostinati tentativi di pace, a volte pagate con la vita come nel caso di Sadat e di Rabin. Eppure
«L´ennesima sporca guerra di Israele è un insulto alla coscienza civile degli uomini liberi. Quanto deve durare il senso di colpa di noi europei nei confronti di Israele per consentire loro di commettere nefandezze? E non mi si venga a parlare di antisemitismo. Se c´è qualcuno che nel dopoguerra ha mantenuto atteggiamenti assimilabili al regime nazista è proprio lo Stato di Israele». Franco Arcidiacono Probabilmente gli israeliani hanno tenuto atteggiamenti assimilabili al regime nazista soprattutto mentre i loro atleti venivano uccisi a uno a uno nelle Olimpiadi di Monaco. Probabilmente era nazista Rabin e lo erano le madri dei bambini straziati dalle bombe sugli autobus all´ora della scuola. Un punto di forte richiamo storico nella lettera di Arcidiacono purtroppo c´è. Agli Ebrei, nei secoli, è sempre stata addossata la colpa, perché dovremmo cambiare il criterio di giudizio adesso? E infatti

«Anche i tedeschi chiamavano banditi i partigiani (allora dicevano "banditi" perché non conoscevano il terrorismo). Allora avevano ragione i nazisti e i fascisti? Missili: hanno cominciato a tirarli dopo che hanno cominciato a distruggere il Libano. Del resto Hezbollah è nato per difendersi dall´occupazione e Hamas si è rafforzata perché alla Anp è stato impedito di avere un ruolo». Pasquale Ruzza Il problema, come si vede, è radicato e profondo. Non è una questione di rovesciamento di responsabilità. È una sentenza già pronunciata molto prima contro Israele. È il riferimento continuo a una colpa originale, qualcosa che è accaduto prima. Prima c´è la persecuzione poi lo sterminio, poi l´esodo dei sopravvissuti verso la Palestina, poi Israele, poi la guerra. È un tragico sillogismo in cui niente è normale, come in India e Pakistan, Indonesia e Timor, Tamil e Cingalesi (Srilanka), Turchi e Curdi, Somalia ed Etiopia, Myammar (Birmania) e minoranze confinate nella giungla, Vietnam e "Montagnard", e persino Russia e Cecenia, per citare scontri, confronti e dispute spaventose che non hanno mai finito di accumulare vittime, persecuzioni e morte ma che tutti accettano come fatti dolorosi ma normali.

Qui, invece, il tragico sillogismo è che la colpa rimbalza di luogo in luogo, di generazione in generazione, sempre sulle spalle di Israele. Il cuore di questa colpa di Israele adesso si riassume così: siete come i nazisti. Ciò vuol dire, proprio se lo si dice a sinistra, che niente di Israele si può o si deve accettare. Per questo
«Vorrei rispondere onestamente alla domanda che lei propone alla fine dell´articolo (la domanda era: che cosa fareste voi adesso, se foste israeliani? ndr). Se io fossi un cittadino israeliano e la mia presenza in quella terra rappresentasse un fattore di instabilità per il mondo da 60 anni, probabilmente abbandonerei quella terra (nel testo e mail le ultime tre parole sono in grassetto, ndr)». Sauro Orlandi E l´argomento rimbalza e si allarga.
«Se Israele continuerà ad aumentare intorno a sé il numero dei nemici prima o poi subirà le conseguenze di tale miope politica». Avv. Milani (un vostro affezionato lettore).
Spero che l´Unità pubblicherà tutta la lunga lettera dell´avvocato Milani. Ma anche qui l´argomentazione si muove intorno a un buco nero, una sorta di involontario ma tenace vuoto di informazione. Non è vero che sono aumentati i nemici di Israele. Egitto, Giordania, Marocco lo erano e non lo sono più. L´Iran di Ahmadinejad, senza alcuna ragione o provocazione al mondo, ha improvvisamente dichiarato (e ripete ogni giorno) che Israele deve scomparire.

L´Iran è molto potente, certo non meno dello "strapotente" Israele. Come potrebbe un Paese minacciato direttamente non prendere sul serio una condanna senza appello, estranea alla politica e alla diplomazia e interpretabile soltanto come un autorevole invito a un pogrom? Come potrebbe non dare importanza al legame noto e diretto (e dunque finanziariamente e militarmente saldissimo) di Hezbollah con il Paese che ha lanciato contro Israele la sua Fatwa?
Il dramma di ciò che ho trascritto sta in due fatti che vorrei notare. Il primo è la buona fede. Chi scrive milita a sinistra, viene dall´antifascismo che ha liberato il mondo dalle persecuzioni e dalle leggi razziali. Eppure pensa davvero che la differenza negativa, il fattore destabilizzante sia Israele, coloro che devono andarsene: gli Ebrei divenuti israeliani. E restano persuasi che gli israeliani non abbiano mai fatto o voluto o cercato la pace, nonostante gli elenchi di eventi, il cambiamento politico di tanti Paesi arabi che erano nemici e non lo sono più. Il secondo fatto è che ciò che avviene contro Israele (le stragi quasi quotidiane nei ristoranti e negli autobus) non lascia tracce nella memoria. Invece il muro (detto malevolmente "dell´apartheid") è colpa grave, benché abbia posto fine ai massacri sugli autobus nell´ora della scuola. Benché si sia detto e ripetuto che è una barriera provvisoria e non un confine. Benché la Corte suprema di Gerusalemme abbia ingiunto il cambiamento o lo spostamento della barriera antistrage. Devo ancora un chiarimento ai lettori. Le lettere citate non sono scelte. Sono di un unico giorno, il 24 luglio. Tutte, meno una, sono contro Israele. Tutte in apertura o chiusura testimoniano che vengono da sinistra. Le più dure non sono state citate.

furiocolombo@unita.it

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