Da archivio di documenti a grafo della conoscenza civica

PeaceLink nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Nell’era dell’Intelligenza Artificiale non basta produrre nuovi testi. Diventa più importante organizzare bene quelli esistenti. Questa idea ricorda il metodo Zettelkasten che consiste nello scrivere ogni idea su una scheda collegandola poi alle altre mediante una rete di rimandi.
2 luglio 2026
Redazione PeaceLink

In questi ultimi giorni è avvenuto un sorpasso storico: le piattaforme di Intelligenza Artificiale hanno visitato PeaceLink più volte degli utenti umani.

Questa cosa ci ha sorpreso e ci ha posto di fronte a un compito nuovo: quello di scrivere testi chiari, strutturati e ben  "assimilabili" dall'Intelligenza Artificiale.

Entrare nel vortice

Vogliamo che la cultura pacifista non venga ignorata o, peggio ancora, distorta all'interno delle piattaforme che sempre più fanno da "intermediarie" fra gli utenti e l'universo della conoscenza organizzata dalle Intelligenze Artificiali. Questi immensi archivi possono essere popolati dalla cultura della pace? Possiamo offrire un contributo al pluralismo culturale nelle Intelligenze Artificiali?

La nostra scelta è quella di stare dentro il cambiamento gigantesco in atto. Dentro a quella che va considerata una vera e propria rivoluzione del rapporto fra gli uomini e la conoscenza.

I nuovi archivi

In silenzio ma con una costanza impressionante le piattaforme di Intelligenza Artificiale ogni giorno costruiscono i loro archivi andando alla ricerca di nuove conoscenze. Possiamo essere noi a fornirle queste nuove conoscenze per le Intelligenze Artificiali?

Possiamo fornire della mappe concettuali per inquadrare le questioni complesse? Una mappa concettuale

O ci accontentiamo di riciclare, come sta avvenendo, articoli di giornale, battute umoristiche, slogan indignati, frammenti di testi pescati qua e là se non, peggio ancora, disegni e immagini per una platea di utenti sempre più affetta da analfabetismo funzionale?

"Cibo per la mente"

La conoscenza non è questa zuppa di minestrone che sta sui social. E i motori di ricerca se ne tengono, non a caso, lontani. Il caos dei post sui social sedimenta pochissimo nelle reti di raccolta che gli algoritmi predispongono per ridurre l'entropia, ordinare il caos e rilevarne una sostanza edibile per la mente - sia umana sia artificiale - che vuole costruire conoscenza, seria conoscenza, verificabile e capace di farci progredire nella comprensione del mondo che ci circonda.

Una sfida per PeaceLink

Per oltre trent’anni PeaceLink ha raccolto e pubblicato documenti, articoli, dossier, campagne, dati e materiali didattici. Questo patrimonio è cresciuto fino a costituire una delle più vaste raccolte italiane dedicate alla pace, ai diritti umani, all’ecologia e alla cittadinanza attiva. Fino a poco tempo fa si poteva pensare che il valore principale di questo lavoro consistesse nella quantità e nella qualità dei contenuti pubblicati. Oggi ci stiamo rendendo conto che la sfida è cambiata.

Il web letto dalle macchine

L’arrivo delle piattaforme di Intelligenza Artificiale sta modificando il modo in cui le persone cercano informazioni. Sempre più spesso un utente non consulta direttamente decine di pagine web, ma pone una domanda a un sistema di IA, che recupera documenti, li confronta, li sintetizza e costruisce una risposta. Questo significa che il web non è più soltanto letto dagli esseri umani: viene anche “letto” dalle macchine, che cercano relazioni, definizioni, dati e fonti affidabili.

Una nuova responsabilità civica

Questa trasformazione non riduce l’importanza di un archivio come PeaceLink. Al contrario, ne aumenta la responsabilità. Le Intelligenze Artificiali hanno bisogno di fonti documentate, aggiornate e ben organizzate. Più la conoscenza è strutturata, più diventa utile sia per chi legge direttamente il sito sia per chi vi accede attraverso strumenti di IA.

Per questo motivo PeaceLink può compiere un’evoluzione significativa. Non si tratta di abbandonare il lavoro svolto finora, ma di guardarlo da una prospettiva diversa. Più che un semplice archivio di documenti, PeaceLink può diventare un grafo della conoscenza civica. Grafo della conoscenza (Knowledge Graph)

Knowledge graph

L’espressione “grafo della conoscenza” (knowledge graph, in inglese) deriva dall’informatica e indica una rete di concetti collegati tra loro da relazioni esplicite. In un archivio tradizionale i documenti sono semplicemente raccolti e classificati. In un grafo, invece, ogni concetto diventa un nodo collegato ad altri concetti, a persone, organizzazioni, eventi, luoghi, norme, dati e fonti. La conoscenza non è più soltanto conservata: viene organizzata in modo da mostrare le connessioni che esistono tra i diversi elementi. Nell'immagine qui riportate si può vedere un knowledge graph.

Un esempio

Questa idea si adatta particolarmente bene ai temi affrontati da PeaceLink. Pensiamo, ad esempio, a una scheda dedicata al Giappone. Essa non dovrebbe limitarsi a descrivere il Paese, ma diventare il punto d’incontro tra questioni diverse: l’articolo 9 della Costituzione, la presenza delle basi militari statunitensi, le tensioni nell’Indopacifico, il dibattito sul riarmo, il movimento pacifista giapponese, le cronologie degli eventi, i dati disponibili e gli articoli pubblicati nel corso degli anni. La scheda diventa così un nodo stabile della conoscenza, continuamente aggiornabile, mentre gli articoli continuano a raccontare gli sviluppi quotidiani.

"Schedare" la conoscenza

In questa prospettiva le schede assumono un ruolo centrale. Non sono semplici approfondimenti, ma rappresentano la memoria organizzata del sito. Ogni nuova notizia può aggiornare una scheda già esistente, senza costringere a riscrivere ogni volta le informazioni di base. Si evita così la ridondanza e si costruisce, nel tempo, una conoscenza sempre più solida.

PeaceData

Anche i dati assumono un ruolo diverso. I PeaceData, cioè i dataset strutturati che PeaceLink sta realizzando, non sono un’aggiunta tecnica riservata agli specialisti. Costituiscono il livello fattuale del sistema. Un archivio delle basi militari, delle spese militari o delle cronologie dei conflitti non serve soltanto a produrre statistiche: permette di collegare fatti, documenti e analisi in modo rigoroso. Le Intelligenze Artificiali lavorano particolarmente bene quando possono interrogare dati organizzati e verificabili. In questo senso i PeaceData rappresentano una delle fondamenta del progetto. Dati, informazioni, conoscenza

RAG e MCP

Accanto ai dati troviamo gli strumenti che permettono di utilizzare tutto questo patrimonio. Il sistema RAG (retrieval-augmented generation) consente all’Intelligenza Artificiale di cercare in una solida documentazione prima di formulare una risposta e di cadere nelle cosiddette allucinazioni. Questo sistema non si limita a ricordare ciò che ha appreso durante l’addestramento, ma consulta - attraverso il linguaggio naturale (i cosiddetti prompt dell'utente) l’archivio di PeaceLink, le fonti collegate (esempio Wikipedia) e gli eventuali materiali esterni selezionati. 

Il Model Context Protocol (MCP), invece, permette all’IA di dialogare con strumenti differenti (i dataset) attraverso un’interfaccia. A anche qui entra in gioco il linguaggio naturale. Infatti gli archivi (i dataset) non rimangono più il regno degli specialisti, degli esperti che conoscono i cruscotti dei database; gli archivi divengono reattivi al linguaggio naturale, alle domande scritte formulate dall'utente. Gli archivi "parlano" alle persone e non solo agli esperti. In questo modo un’unica domanda può attivare contemporaneamente la consultazione di vari PeaceData, di archivi internazionali, di banche dati o di altri servizi compatibili. 

In entrambi i casi l'Intelligenza Artificiale progettata dal basso consente una grande apertura della conoscenza alle persone. I mattoncini del Lego

Moduli come il Lego

Questo modello di organizzazione del sapere in funzione della sua democratizzazione suggerisce anche un diverso modo di scrivere. Nell’era dell’Intelligenza Artificiale non basta produrre nuovi testi. Diventa più importante organizzare bene quelli esistenti. Ogni informazione dovrebbe rimandare ad altre informazioni correlate invece di essere ripetuta nel caos. Le fonti dovrebbero essere esplicite e verificabili. Le cronologie dovrebbero essere facilmente aggiornabili. La conoscenza dovrebbe essere composta da piccoli moduli autonomi, capaci di essere riutilizzati in contesti diversi. Come il Lego. La modularizzazione della conoscenza presuppone la nostra capacità di smontarla e di connetterla in modo creativo, assistiti dalle Intelligenze Artificiali, in modo da riconfigurare di volta in volta nuove visioni d'insieme, nuove gestalt. Andiamo sempre più verso una configurazione organizzata e dinamica della conoscenza, modulare e connessa, sulla base del contesto e in funzione delle nostre domande. Metodo Zettelkasten, le schede collegate

Il metodo Zettelkasten

Questa idea ricorda da vicino il metodo Zettelkasten elaborato dal sociologo Niklas Luhmann. Il suo sistema consisteva nello scrivere ogni idea su una scheda separata, collegandola poi alle altre mediante una rete di rimandi. Nel tempo quella rete diventava un vero e proprio “secondo cervello”, capace di generare nuove intuizioni attraverso le connessioni tra le note. PeaceLink può fare un passo ulteriore. Le sue schede non sono destinate a una memoria personale, ma a una memoria pubblica. Si potrebbe dire che il progetto consiste nel trasformare uno Zettelkasten individuale in uno Zettelkasten collettivo, aperto e condiviso.

Democratizzare la conoscenza

Naturalmente questa trasformazione richiede un metodo comune. Ogni collaboratore non scrive semplicemente un articolo, ma contribuisce a costruire un nodo del grafo della conoscenza. Ogni scheda deve essere pensata come una struttura stabile, composta da una definizione, da un contesto, da una cronologia, da dati, da collegamenti ad altre schede, da domande frequenti e da fonti verificabili. Gli articoli raccontano ciò che accade; le schede spiegano perché accade; i PeaceData documentano ciò che può essere misurato. Tutti questi elementi si sostengono reciprocamente.

L’Intelligenza Artificiale può offrire un aiuto prezioso in questo lavoro, ma non sostituisce il ruolo della redazione. Può individuare collegamenti mancanti, suggerire una migliore organizzazione dei contenuti, evidenziare duplicazioni o proporre sintesi. La selezione delle fonti, la verifica dei dati, l’interpretazione dei fenomeni e la responsabilità editoriale restano, invece, pienamente umane. L’IA diventa un assistente alla costruzione della conoscenza, non il suo autore.

Verificare, collegare, aggiornare, riutilizzare

Esiste infine un aspetto culturale che merita di essere sottolineato. Negli ultimi anni si è spesso parlato dell’Intelligenza Artificiale come di una tecnologia capace di produrre enormi quantità di testo. La vera sfida, però, non consiste nel produrre altro testo. Consiste nel costruire una conoscenza migliore. Una conoscenza che sia verificabile, collegata, aggiornata e riutilizzabile. Una conoscenza che non si limiti a descrivere il mondo, ma aiuti a comprenderne la complessità.

FAIR

E qui arriviamo alle linee guida internazionali per la gestione e la condivisione della conoscenza. Riassunte con la sigla FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reausable). L'acronimo descrive quattro requisiti fondamentali affinché i dati e le informazioni siano fruibili sia dagli esseri umani che dai sistemi di intelligenza artificiale. [1, 2, 3, 4]
 
Il framework si articola in quattro pilastri:
  • Findable (reperibili): i dati e i metadati devono essere facilmente rintracciabili. Devono essere dotati di identificativi univoci e descritti con metadati ricchi. [1, 2, 3, 4, 5]
  • Accessible (accessibili): gli utenti devono sapere esattamente come accedere ai dati, attraverso protocolli aperti e gratuiti. I metadati devono rimanere accessibili anche quando i dati non sono più disponibili. [1, 2, 3, 4]
  • Interoperable (Interoperabili): i dati devono potersi integrare con altri dati, sistemi o applicazioni. È necessario utilizzare vocabolari condivisi e standardizzati. [1, 2, 3]
  • Reusable (Riutilizzabili): lo scopo ultimo è massimizzare il riuso dei dati. [1, 2]

Un grafo della conoscenza civica

È in questa prospettiva che PeaceLink può trovare una nuova funzione originale. Non cercando di competere con le piattaforme di Intelligenza Artificiale nella generazione automatica di contenuti, ma offrendo — soprattutto ai cittadini — una base di conoscenza affidabile, organizzata e continuamente migliorabile. Gli articoli continueranno a raccontare il presente. Le schede custodiranno la memoria dei concetti. I PeaceData renderanno disponibili dati in forma strutturata. Le parole chiave collegheranno il web in una rete coerente. L’insieme costituirà un grafo della conoscenza civica, aperto, collaborativo e orientato alla pace.

L'Intelligenza Artificiale al servizio della pace

Questa non è soltanto un’evoluzione tecnica del sito. È un diverso modo di concepire il ruolo della società civile nell’ecosistema dell’informazione. Se nel Novecento la sfida era democratizzare l’accesso ai documenti e a Internet, oggi la nuova sfida è democratizzare la conoscenza stessa: renderla plurale, organizzata, verificabile, interoperabile e accessibile sia alle persone sia agli strumenti intelligenti che sempre più spesso le accompagnano nella ricerca. È una sfida ambiziosa, ma è anche una naturale prosecuzione della nostra storia: mettere la tecnologia al servizio della pace, della partecipazione sociale e della crescita di una cittadinanza consapevole.

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