Congo e Ruanda
Ruanda e M23: il saccheggio militare del coltan congolese
A oltre un anno dalla presa di Goma (gennaio 2025), l’occupazione dell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC) da parte della milizia M23 (Movimento del 23 Marzo) e dell’esercito ruandese (RDF) ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio saccheggio industriale. Secondo il governo congolese e numerosi rapporti delle Nazioni Unite, il Ruanda non si limita a sostenere le milizie M23 che atttaccano la Repubblica Democratica del Congo, ma controlla direttamente il traffico di minerali preziosi attraverso una complessa rete di contrabbando.
Un nuovo rapporto del Congo Research Group (CRG) dell’Università di New York, pubblicato nell’aprile 2026, rivela l’entità del sistema di spoliazione. A settembre 2025, l’M23 controllava infatti 45 siti minerari nelle province del Nord e Sud Kivu, includendo coltan, oro e cassiterite (ampiamente utilizzata per la fabbricazione di apparecchiature elettroniche inclusi telefoni cellulari, smartphone e tablet). Da solo, il movimento ribelle dichiara di generare entrate per circa dieci milioni di dollari al mese attraverso una vera e propria amministrazione fiscale parallela con cui tassa ogni aspetto dell’estrazione e del commercio.
15.1- Il contrabbando
I numeri del contrabbando, riportati in vari report internazionali e nelle denunce del governo congolese, delineano un quadro che può essere così riassunto.
- Coltan (minerale strategico per l’elettronica): solo dalla miniera di Rubaya (responsabile del 15-20% del coltan mondiale), vengono estratte illegalmente tra le 112 e le 125 tonnellate al mese, convogliate esclusivamente verso il Ruanda.
- Esportazioni ruandese in aumento anomalo: dal controllo di Rubaya (aprile 2024), le esportazioni di tantalio dal Ruanda sono aumentate di quasi quattro volte nel primo semestre 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
- Riciclaggio di minerali: i minerali portati via dalle miniere congolesi vengono sistematicamente mescolati alla limitata produzione nazionale ruandese e riesportati come “originari del Ruanda”. Basti pensare che le esportazioni di oro del Ruanda hanno raggiunto 1,5 miliardi di dollari nel 2024 (quasi il doppio dell’anno prima), mentre la sua produzione interna ammonta a soli 350 kg all’anno, per un valore di appena 20-30 milioni di dollari.
- Un rapporto dell’UN Group of Experts del luglio 2025 ha documentato che circa 686 tonnellate di minerali sono state contrabbandate dall’inizio del 2025 e che i minerali provenienti dalle aree controllate dall’M23 vengono mescolati sistematicamente con la produzione ruandese prima dell’esportazione.
Il governo congolese ha denunciato il “flagrante fallimento” dei meccanismi internazionali di tracciabilità, in particolare l’ITSCI (International Tin Supply Chain Initiative), che non riescono a distinguere i minerali rubati da quelli legittimi.
15.2 - La richiesta di sanzioni
Il 28 gennaio 2025, nel pieno dell’offensiva M23 su Goma, la ministra degli Esteri congolese, Thérèse Kayikwamba Wagner, ha chiesto con forza al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di imporre sanzioni drastiche contro il Ruanda. Le sue richieste sono state chiare e dirette:
- Un embargo totale sulle esportazioni di minerali etichettati come ruandesi, in particolare coltan e oro, per tagliare i finanziamenti alla guerra.
- Sanzioni mirate contro la catena di comando delle Forze di Difesa Ruandesi (RDF) per “minare la sua capacità di fare guerra alla RDC”.
- Il congelamento degli averi e il divieto di viaggio per le autorità ruandesi.
“Le parole non sono bastate a porre fine alla sofferenza umana e all’aggressione contro Goma. È ora che il Consiglio di Sicurezza agisca”, ha dichiarato la ministra. Wagner ha inoltre sottolineato che ogni minuto senza un’azione del Consiglio è “una vittoria per l’aggressore”.
15.3 - La rete "Insieme per la pace"
Mentre la diplomazia procede a rilento, la società civile congolese non hanno mai smesso di premere affinché l’Unione Europea rompa i suoi rapporti economici con Kigali. In prima linea in questa lotta c’è John Mpaliza, ingegnere italo-congolese e portavoce della rete “Insieme per la Pace in Congo”.
Mpaliza, che già nel 2012 marciò a piedi fino a Bruxelles, denuncia con forza come l’Europa sia complice del saccheggio attraverso i suoi accordi commerciali. La sua rete ha più volte chiesto la sospensione del Memorandum of Understanding (MoU) sui minerali tra l’UE e il Ruanda, firmato il 19 febbraio 2024, che di fatto facilita l’importazione illegale di minerali congolesi.
Le pressioni della società civile e della diaspora, sostenute anche da ONG come Human Rights Watch, hanno avuto un effetto concreto. Nel febbraio 2025, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione storica con 443 voti favorevoli (4 contrari, 48 astenuti) che chiede la sospensione immediata dell’accordo minerario con il Ruanda, fino a prova dell’interruzione del sostegno all’M23.
Come riportato da Euobserver a marzo 2026, le pressioni su Bruxelles continuano.
Ha dichiarato Mpaliza: “Sono indispensabili sanzioni concrete contro il regime ruandese".
15.4 - Aggiornamenti al maggio 2026
Nonostante le sanzioni e le risoluzioni, la situazione rimane drammaticamente complessa e fluida.
- Ritiro e riposizionamento (11-13 maggio 2026): Secondo RTBF e SOS Médias Burundi, l’M23 ha iniziato un ritiro da diverse località strategiche. Le milizie si sarebbero ritirate dalla piana di Rusizi (Sud Kivu), dove erano penetrate a dicembre 2025 per ripiegare verso la posizione iniziale di Kamanyola.
- Reazioni degli Stati Uniti: gli USA hanno inflitto sanzioni pesanti alla RDF (Rwandan Defence Force) e al capo di stato maggiore, accusandoli di aver formato, equipaggiato e combattuto al fianco dell’M23. Dai resonconti della rivista missionaria Nigrizia emergerebbe tuttavia che l'intervento degli USA avrebbe come scopo nascosto quello di ricevere una compensazione in minerali preziosi dal Congo; quest'ultimo avrebbe usufruito anche del supporto di mercenari inviati da compagnie militari statunitensi e non solo.
- L’Onu si muove: il 21 febbraio 2025 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato all’unanimità la risoluzione 2773, presentata dalla Francia, che chiede la cessazione immediata delle ostilità nell’est della RDC, il ritiro dell’M23 dalle aree occupate e la fine del sostegno militare del Ruanda ai ribelli, compreso il ritiro delle forze ruandesi dal territorio congolese. La risoluzione riafferma inoltre il regime di sanzioni ONU contro i responsabili dell’escalation del conflitto. il 2 maggio 2026, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha adottato una risoluzione (Francia) per chiedere la fine immediata delle ostilità, il ritiro dell’M23 e del Ruanda, minacciando nuove sanzioni ai “prolungatori del conflitto”.
Grazie all’instancabile lavoro di informazione e pressione di attivisti come John Mpaliza e la rete “Insieme per la Pace”, il tema del legame tra i minerali del Congo e l’industria hi-tech europea è finalmente al centro del dibattito pubblico. La lotta per la pace è oggi prima di tutto una lotta per la trasparenza delle filiere e la fine dell’impunità.
Vedere anche l'epidemia di Ebola e il suo collegamento con la guerra
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Albert, revisione della presente scheda: 5 giugno 2026
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