Il Medioevo dopo il Mille
1 - Gli argomenti
Il Basso Medioevo (dall’anno Mille alla scoperta dell’America, 1492) è un periodo di trasformazioni economiche, sociali e religiose. Gli autori individuano sia elementi di innovazione nonviolenta (energie alternative, limitazioni della guerra, visione francescana) sia elementi di drammatica violenza istituzionalizzata (crociate, ideologia del nemico).
Energia idraulica ed eolica: tecnologie nonviolente
Gli autori osservano che lo schiavismo dell’antichità aveva bloccato l’innovazione tecnologica: perché inventare macchine quando si hanno schiavi a costo zero? Nel Medioevo, invece, la scarsità di manodopera (a causa delle epidemie e della fine delle grandi conquiste) spinse all’uso di energie alternative: mulini ad acqua e a vento, aratri a versoio. Queste tecnologie, oltre a essere più efficienti, sono intrinsecamente nonviolente (non sfruttano l’uomo).
Tecnologie e schiavitù: l'intuizione che il blocco dell'innovazione tecnologica nell'antichità fosse legato all'abbondanza di schiavi, e che il Medioevo sia stato un laboratorio di energie rinnovabili (idraulica ed eolica) a causa della scarsità di manodopera, riprende la celebre tesi dello storico Lynn White Jr. (Medieval Technology and Social Change). Definirle "tecnologie nonviolente" è un'efficace declinazione in chiave peace research.
A supporto della tesi di Lynn White Jr., la storiografia economica (es. Carlo M. Cipolla) evidenzia come l'abbondanza di schiavi nell'antichità avesse privato i popoli classici dello stimolo a sviluppare macchine labor-saving (si veda il celebre rifiuto di Vespasiano di meccanizzare i cantieri romani per non creare disoccupazione servile). Al contrario, nel Basso Medioevo la scarsità di manodopera generò un'esplosione tecnologica quantificabile: il Domesday Book del 1086 registra oltre 5.600 mulini ad acqua nella sola Inghilterra. Sotto il profilo della peace research, questo passaggio segna la transizione dall'energia muscolare-militare (ottenuta con guerre di conquista e mercati di schiavi) all'energia ambientale-meccanica. La sostituzione del lavoro coatto con l'energia idrica ed eolica rappresenta una riduzione della violenza strutturale e un primo esempio storico di 'tecnologia appropriata' e decentralizzata, capace di generare comunità più libere.
Alcuni riferimenti per la ricerca storica possono essere questi.
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R. Hoffmann (2014): An Environmental History of Medieval Europe (Cambridge University Press) è una pietra miliare. Hoffmann dimostra proprio come la gestione dei mulini richiedesse forme di cooperazione comunitaria e statuti giuridici specifici per l'uso dell'acqua, favorendo l'associazionismo (anche se non esente da tensioni).
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Annotazione importante: Il libro di Adam Lucas intitolato Wind, Water, Work: Ancient and Medieval Milling Technology, pubblicato nel 2006 (Brill), evidenzia tuttavia che i mulini erano spesso monopoli signorili che i contadini erano obbligati a usare pagando tasse gravose, diventando talvolta simboli di oppressione sociale e non solo di "liberazione".
“Tregue di Dio” e limitazione delle nuove armi
Viene citato Fabrizio Battistelli: la Chiesa tentò invano di vietare l’uso della balestra (arma micidiale) e poi delle armi da fuoco, ma ottenne qualche successo con le “tregue di Dio” (Treuga Dei): periodi dell’anno (Avvento, Quaresima, giorni festivi) in cui era proibito combattere sotto pena di scomunica. Furono un primo esempio di limitazione convenzionale della guerra, anche se strumentalizzate dalla gerarchia ecclesiastica per mantenere il proprio ruolo di mediazione. La "Tregua di Dio" e la "Pace di Dio" furono istituite dalla Chiesa cattolica tra i X e l'XI secolo nel sud della Francia. Il movimento nacque nel 989 al Concilio di Charroux e fu poi codificato in via definitiva nei concili successivi, in particolare al Concilio di Arles (1037-1041). [1, 2, 3, 4, 5]
T. Head (2017): Thomas Head è uno dei massimi esperti mondiali del movimento della Pace di Dio. Il riferimento alle assemblee di massa (concilia pacis) in cui i contadini e i vescovi costringevano i cavalieri a giurare la pace sulle reliquie è storiograficamente accurato.
Gene Sharp: Sharp individua nell'interdetto e nella scomunica medievali delle forme primitive di sanzione e coercizione nonviolenta (ostracismo sociale e spirituale) applicate a fini politici o di pacificazione. L'interdetto era una severa sanzione spirituale della Chiesa cattolica che colpiva un intero territorio o comunità. A differenza della scomunica, che punisce il singolo individuo, l'interdetto vietava la celebrazione di messe, sacramenti (battesimi, matrimoni) e funerali religiosi in una determinata area geografica. [1, 2, 3, 4] L'interdetto fu utilizzato più volte dai papi come arma geopolitica contro nazioni, regni o città-stato che stavano conducendo guerre non approvate dalla Chiesa. Un esempio curioso rusale al XIII secolo. Durante la Quarta Crociata, i crociati non avevano il denaro per pagare la flotta navale alla Repubblica di Venezia. Venezia propose un accordo: in cambio del trasporto, i crociati avrebbero dovuto aiutarla a riconquistare la città cristiana di Zara (in Dalmazia), che si era ribellata al dominio veneziano. Papa Innocenzo III vietò categoricamente l'attacco a una città cristiana. Quando i veneziani e i crociati assediarono e saccheggiarono comunque Zara, il Papa scagliò l'interdetto e la scomunica contro l'intero esercito crociato e contro Venezia.
Le crociate
Il libro dedica ampio spazio alle crociate, viste come un laboratorio dell’ideologia della “guerra santa” e della costruzione del nemico.
- Urbano II (1096): “A chi dunque incombe l’onere di trarne vendetta e di riconquistarlo, se non a voi cui più che a tutte le altre genti Dio concesse insigne gloria nelle armi?”
- Costruzione dell’immagine del nemico: ogni guerra richiede stereotipi che disumanizzano l’avversario, rendendolo un “animale da uccidere senza pietà”. Marescotti sottolinea l’attualità di questo meccanismo, ripreso poi nel colonialismo e nelle guerre contemporanee.
- San Bernardo di Chiaravalle (1090‑1153) teorizza la legittimità dell’uccisione del nemico in nome di Cristo: “Uccidere il nemico per il Cristo è guadagnarlo al Cristo”. Il cavaliere cristiano diventa “malicida” (uccisore del male), non omicida. È l’anticamera delle moderne “guerre umanitarie”.
Crociate e costruzione del nemico
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C. Tyerman (2006): God's War di Christopher Tyerman è il testo di riferimento moderno sulle crociate. Tyerman analizza dettagliatamente la "macchina della propaganda" pontificia e l'uso di stereotipi per deumanizzare i musulmani.
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J. Flori (2011): Jean Flori è un riferimento autorevole della storiografia medievale (Guerre sante, jihad, crociate è un testo chiave). Il parallelismo tra la "guerra per liberare i cristiani d'Oriente" e le odierne giustificazioni delle "guerre umanitarie" (esportazione della democrazia, protezione dei diritti umani) è uno dei filoni più caldi della Peace Research applicata alla storia medievale.
Francesco d’Assisi e Federico II: crociate nonviolente
Gli autori individua due eccezioni in controtendenza rispetto allo scontro sanguinoso delle crociate.
- Francesco d’Assisi (1219) si recò in Terra Santa senza armi per dialogare con il sultano al‑Malik al‑Kāmil. La Chiesa non lo seguì; l’esperimento fallì da questo punto di vista ma ebbe comunque un'eco importante in quanto Francesco riuscì a dialogare con il sultano e a dimostrare che il dialogo per la pace era possibile. Quell'esperienza venne ripetuta in forme diverse dall'imperatore Federico II.
- Federico II (1228‑1230) guidò la sesta crociata non con le armi, ma con la diplomazia. Firmò un trattato con il sultano d’Egitto che garantiva ai cristiani l’accesso al Santo Sepolcro per dieci anni. Il papa lo scomunicò per aver patteggiato con gli “infedeli”.
Medioevo cristiano ed eresie: nascono i ribelli alla guerra
Gli autori citano i Valdesi (movimento di Valdo di Lione, 1175): predicavano la povertà evangelica, rifiutavano il giuramento e la guerra, furono perseguitati come eretici. Erano obiettori di coscienza ante litteram.
P. Biller (2019): Peter Biller è tra i più importanti storici contemporanei del valdismo. Il testo evidenzia come i Valdesi fossero visti come una minaccia per il loro rifiuto radicale di versare sangue umano, il che impediva loro di partecipare alle guerre regie o feudali.Inoltre l'inclusione di Catari e Fraticelli nel canone dell'obiezione di coscienza è un'operazione storiografica consolidata negli studi sulla nonviolenza. I Fraticelli erano gruppi di francescani ribelli che difendevano un'ideale di povertà radicale. Inizialmente conosciuti come "Spirituali", si opposero alla gerarchia della Chiesa e ai Conventuali, rifiutando qualsiasi interpretazione che mitigasse la regola di San Francesco d'Assisi.
Alcune precisazioni. I Fraticelli: la loro resistenza era teologico-istituzionale, non esplicitamente pacifista nel senso di un rifiuto della guerra in quanto tale; il loro conflitto era con la gerarchia ecclesiastica sulla questione della povertà, non primariamente con il sistema militare. I Catari: non tutti rientrano nel canone dell'obiezione di coscienza totale (erano i Perfetti); altri, in realtà la maggioranza (i Credentes), parteciparono a operazioni militari per difendersi dalle crociate lanciate contro di loro.
Guerra e diritti umani nel Medioevo
Il libro accenna brevemente alla Magna Charta (1215) come limite al potere del re, ma nota che si applicava solo ai nobili.
Vi è poi la dottrina della guerra giusta di Tommaso d’Aquino (discussa nella Scheda 9), che comunque legittimava la guerra anche se sotto alcune condizioni.
2. Aggiornamento con Peace Research & Peace History (2005–oggi)
Dopo il 2005, la ricerca sul Basso Medioevo e la pace si è sviluppata in diverse direzioni: archeologia delle tecnologie nonviolente, studi critici sulle crociate e la costruzione del nemico, nuove prospettive sulle resistenze ereticali.
a) Tecnologie nonviolente: energia idraulica ed eolica come “pace strutturale”
L’intuizione degli autori (tecnologie alternative alla schiavitù come fattore di pace) è stata ripresa dalla peace ecology. Nella storiografia e negli studi sui conflitti, la peace ecology (ecologia della pace) è un framework concettuale e storiografico che unisce la ricerca sulla nonviolenza e la pace agli studi sull'ambiente. Esamina come i problemi di sostenibilità e sfruttamento delle risorse siano alla base di molti conflitti, e come la cooperazione ambientale possa invece favorire la pace.
- R. Hoffmann (An Environmental History of Medieval Europe, 2014) mostra come la diffusione dei mulini ad acqua e a vento abbia ridotto la dipendenza dal lavoro umano coatto, favorendo l’emergere di comunità più libere (es. i comuni dell’Italia settentrionale). L’energia idraulica era una tecnologia decentrata e condivisa, una forma di "anticipazione" delle moderne energie rinnovabili.
- J. Galtung (in scritti successivi al 2005) ha parlato di “pace attraverso la tecnologia appropriata”: le tecnologie che non richiedono sfruttamento o violenza strutturale contribuiscono alla pace positiva. I mulini medievali sono un esempio storico.
- Critiche: alcuni studiosi (es. A. Lucas, Wind, Water, Work, 2006) notano che anche i mulini potevano essere fonti di conflitto (diritti d’acqua, sfruttamento dei mugnai). Tuttavia, il salto qualitativo rispetto alla schiavitù rimane.
b) Tregue di Dio: efficacia e limiti
- Studi recenti (es. T. Head, The Peace of God and the Treuga Dei, 2017) mostrano che le tregue di Dio non furono un pio tentativo isolato, ma un movimento di massa dell’XI secolo, sostenuto da contadini e clero minore per limitare la violenza dei signori feudali. In alcune regioni (Francia, Germania), le assemblee per la pace (concilia pacis) riunivano migliaia di persone.
- Limiti strutturali: le tregue si applicavano solo ai cristiani (non agli “infedeli”), e non impedivano le crociate. Inoltre, erano facilmente eluse. La peace research le considera un primo esempio di peacekeeping religioso e di limitazione convenzionale della guerra – un’eredità che arriva alle moderne Convenzioni di Ginevra.
- Gene Sharp (teorico della nonviolenza) cita le tregue di Dio come esempio di sanzione nonviolenta (la scomunica come boicottaggio spirituale) per imporre un comportamento pacifico.
c) Crociate: la costruzione del nemico e le sue eredità
La storiografia sulle crociate dopo il 2005 ha accentuato l’analisi della propaganda e della memoria:
- C. Tyerman (God’s War: A New History of the Crusades, 2006) mostra come la predicazione della crociata mobilizzasse stereotipi antimusulmani (violenza, idolatria, profanazione dei luoghi santi). La disumanizzazione del nemico era un prerequisito psicologico per uccidere “in nome di Dio”.
- La “guerra umanitaria” medievale: gli autori accennano all’attualità. Studi come J. Flori (Guerre sante, jihad, crociate, 2011) tracciano una linea ideologica che va da Bernardo di Chiaravalle alle moderne dottrine dell’intervento umanitario armato: la guerra viene “santificata” da uno scopo superiore (liberare il Santo Sepolcro e proteggere i diritti umani, ossia dei diritti dei pellegrini a visitare i luoghi santi). La peace research critica questa retorica come giustificazione dell’aggressione.
- La crociata di Francesco e Federico II: la loro alternativa nonviolenta è stata riscoperta come una sorta di precursore del dialogo interreligioso. Papa Francesco (2019) ha visitato il luogo dell’incontro tra Francesco e il sultano, lodando il coraggio del dialogo. La peace history li considera esempi di peace diplomacy ante litteram.
d) Eresie e obiezione di coscienza: Valdesi e altri
- I Valdesi (e i movimenti ereticali come Catari, Apostolici) sono stati oggetto di una rivalutazione da parte della peace history: non solo eretici, ma movimenti di resistenza alla violenza strutturale (guerra, giuramento, pena di morte). P. Biller (The Waldenses, 1170‑1530, 2019) documenta la loro persistente opposizione al servizio militare e al giuramento.
- Obiezione di coscienza medievale: la peace research ha ampliato il canone, includendo i Cathars (che rifiutavano la guerra e la pena di morte) e i Fraticelli (francescani radicali). Tuttavia, la repressione (Inquisizione, roghi) mostra quanto il potere politico‑religioso temesse la disobbedienza nonviolenta.
- Don Milani (che Marescotti cita in altre schede) si richiamava esplicitamente ai Valdesi e a San Francesco come antenati della nonviolenza cristiana.
e) La Magna Charta e limiti del potere del re
Gli autori evidenziano la limitazione del potere del re ma annotano anche che la Magna Charta (1215) tutelava solo la libertà dei nobili. La peace research contemporanea (es. K. Weiler, Magna Carta and the Peace of the Realm, 2015) sottolinea che, nonostante i suoi limiti, introdusse il principio che il potere del re non è assoluto ed esistono leggi superiori (un’anticipazione dello Stato di diritto). Tuttavia, la pace che garantiva era una pace negativa (assenza di guerra civile tra baroni), non una pace positiva per i sudditi.
3. Verifica / Domande chiave
- Secondo gli autori, in che modo l’energia idraulica ed eolica del Basso Medioevo rappresentano “tecnologie nonviolente”?
Riferimento: superamento dello schiavismo, energia senza sfruttamento umano, cambio di paradigma.
- Cosa furono le “tregue di Dio”? Quale fu la loro efficacia e quali i loro limiti?
Riferimento: periodi dell’anno in cui era vietato combattere sotto pena di scomunica; limiti: solo tra cristiani, non fermarono le crociate.
- In che modo Bernardo di Chiaravalle giustificava l’uccisione del nemico in crociata? Perché Marescotti lo definisce un’anticipazione delle moderne “guerre umanitarie”?
Riferimento: il cavaliere diventa “malicida” (uccisore del male); la guerra viene santificata da uno scopo superiore.
- Quali furono le “crociate nonviolente” di Francesco d’Assisi e Federico II? Come vennero accolte dalla Chiesa?
Riferimento: Francesco dialoga con il sultano; Federico usa la diplomazia e viene scomunicato per aver patteggiato con gli “infedeli”.
- Chi erano i Valdesi e perché possono essere considerati obiettori di coscienza ante litteram?
Riferimento: rifiuto del giuramento e della guerra, persecuzione da parte della Chiesa.
- Secondo la peace research contemporanea, quali sono le eredità delle crociate nell’ideologia bellica moderna?
Riferimento: costruzione del nemico, disumanizzazione, “guerra santa” laicizzata come “guerra umanitaria”.
- La Magna Charta rappresentò un progresso per la pace? Quali limiti strutturali ebbe?
Riferimento: limitò il potere del re ma solo per i nobili; pace negativa (assenza di guerra civile baronale).
4. Fonti storiche e approfondimenti
Testi e saggi (aggiornati)
- Marescotti, A. & Marescotti, D. (2005). Schede per una storia della pace e dei diritti umani – “Basso Medioevo”, “Energia idraulica ed eolica: tecnologie nonviolente”, “Tregue di Dio e limitazione delle nuove armi”, “Le crociate”, “La costruzione dell’immagine del nemico”, “San Bernardo: uccidere un nemico non è omicidio”, “Come nasce l’ideologia delle guerre umanitarie”, “Francesco d’Assisi e Federico II: crociate non violente”, “Medioevo cristiano ed eresie: nascono i ribelli alla guerra”, “Guerra e diritti umani: concezioni elaborate nel Medioevo”, “La Magna Charta” (pp. 76‑85 del PDF).
(Testo base)
- Hoffmann, R. (2014). An Environmental History of Medieval Europe. Cambridge University Press.
(Tecnologie idrauliche e pace strutturale)
- Lucas, A. (2006). Wind, Water, Work: A Social History of Medieval Milling. Brill.
(Conflitti e cooperazione attorno ai mulini)
- Head, T. (2017). The Peace of God and the Treuga Dei. In: The Oxford Handbook of Medieval Christianity. Oxford University Press.
(Sul movimento delle tregue di Dio)
- Tyerman, C. (2006). God’s War: A New History of the Crusades. Harvard University Press.
(Sulla propaganda e la costruzione del nemico)
- Flori, J. (2011). Guerre sante, jihad, crociate. Dalle origini al presente. Il Mulino.
(Linee ideologiche dalla crociata alla guerra umanitaria)
- Biller, P. (2019). The Waldenses, 1170‑1530: Between a Religious Order and a Church. Routledge.
(Storia dei Valdesi e loro opposizione alla guerra)
- Weiler, K. (2015). Magna Carta and the Peace of the Realm. In: Magna Carta: History, Context, and Influence. Palgrave.
(Magna Charta e pace negativa)
- Sharp, G. (2012, ristampa). The Politics of Nonviolent Action. Porter Sargent.
(Cita le tregue di Dio come sanzione nonviolenta)
Link e risorse online
- Internet Medieval Sourcebook – Crusades – https://sourcebooks.fordham.edu/sbook1c.asp
(Fonti primarie sulle crociate e le tregue di Dio)
- Peace History Society – https://www.peacehistorysociety.org
Documenti primari suggeriti
- Concilio di Charroux (989 d.C.) – Primo decreto sulla “Pace di Dio”. Il concilio di Charroux, in Aquitania, è generalmente considerato il primo grande concilio della Pax Dei (Pace di Dio). Condannò le violenze contro chiese, poveri e contadini. È uno dei testi fondativi del movimento.
- Concilio di Clermont (1095) – Discorso di Urbano II che lancia la prima crociata (testo in Gesta Francorum).
- Bernardo di Chiaravalle, De laude novae militiae (A lode dei nuovi soldati) – Testo latino e traduzioni.
- Francesco d’Assisi, Regola non bollata (1221) – Chiamata così perché non approvata ufficialmente con bolla papale. il capitolo XVI della Regola non bollata ("Di coloro che vanno tra i Saraceni"), uno dei testi medievali più interessanti sul rapporto nonviolento con il mondo musulmano.
- Federico II, Trattato di Giaffa (1229) – Documento diplomatico della "crociata pacifica". Il trattato fu concluso tra Federico II di Svevia e il sultano al-Kamil. È spesso citato come esempio di soluzione diplomatica della Sesta Crociata.
- Magna Charta (1215) – Testo latino e traduzione italiana.
- Valdo di Lione, Professione di fede (1180 ca.) – Testi dei Poveri di Lione.
https://www.peacelink.it/schede/la-storia-della-pace-e-della-nonviolenza
Da questa pagina web si può scaricare il libro in vari formati: Odt, Markdown, Rtf, Pdf, Epub e Word. Il testo è di oltre trecento pagine.
Per ulteriori approfondimenti:
Storia medievale e storia della pace
https://www.peacelink.it/storia/i/876.html
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