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Processo al capitano Ultimo e al generale Mario Mori

Innocenti, e allora perché tutto questo?

Si avvia a conclusione il processo per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina. Affermando quel che già era chiaro all'inizio. Quale il senso della vicenda allora?
14 febbraio 2006 - Alessio Di Florio

Ultimo e Mori sono innocenti. E' una convinzione che chi scrive aveva oltre un anno fa quando il processo stava iniziando. E' una convinzione maturata sempre più in questi, durante la celebrazione del processo. Coloro che arrestarono Totò Riina non lo hanno fatto per favorire la mafia. E' dopo oltre un anno alla stessa conclusione sono giunti i pubblici ministeri. Ma è un finale che lascia l'amaro in bocca. Un finale pieno di dubbi e interrogativi. Dubbi e interrogativi da porsi da cittadini di questo Paese. Sollevati già l'anno scorso, quando su PeaceLink furono riprese le domande che si poneva il Gruppo Capitano Ultimo(http://italy.peacelink.org/sociale/articles/art_8141.html), semplici uomini e donne che in questi anni si sono ritrovate sul web accanto ad Ultimo, e che oggi diventano quando mai pesanti. Qual era l'obiettivo di questo processo? Perché si è voluto mettere alla gogna due persone il cui operato è stato ispirato da "ragion di Stato"(sono parole di ieri del pm Antonio Ingroia)? Perché si è voluto celebrare questo processo nonostante lo stesso pm avesse chiesto il contrario? Ha affermato ieri Prestipino, l'altro pm insieme ad Ingroia, che in questo processo "le qualità professionali non sono mai state messe in discussione" riferendosi a Mori e Ultimo. Ingroia ha aggiunto addirittura che "Questo non è, non vuole e non deve essere il processo all'operazione che portò all'arresto di Riina, il 15 gennaio 93; ai carabinieri a quegli uomini valorosi, al prefetto Mori e al colonnello De Caprio che portarono a compimento una pagina fulgida e lucente di quell'Antimafia che in quel momento, con quest'operazione così importante, cominciò ad alzare la testa. Lì inizò la riscossa, la primavera di Palermo". Quale senso ha avuto allora tutta la vicenda? E ancor di più, se di favoreggiamento mafioso non si tratta, a cosa si riferiscono i due pm parlando di favoreggiamento semplice, prescritto in base alla legge ex Cirielli? Favoreggiamento di cosa, di chi?
Domande senza risposte. Domande che, se possibile, aumentano dopo la giornata di ieri. Domande pesanti davanti ad una vicenda incredibile, nella quale due uomini che hanno combattuto, lottato, rischiato la vita contro la mafia si sono viste di averla voluta favorire, di essere stati conniventi col male che hanno combattuto. Come ha affermato il giornalista Pino Corrias, accade anche questo "nel mondo rovesciato di Palermo". Constatazione amare quanto vera davanti a questa triste vicenda ...

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