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C'era una volta la scuola

Ieri sera mi ha chiamato mia sorella: disperata, chiedeva un intervento nella mia veste professionale di fisico nucleare per aiutare sua figlia (13 anni, terza media inferiore) a comprendere il testo sul quale sarà interrogata prossimamente
Giacomo Alessandroni31 gennaio 2007 - Giacomo Alessandroni


Riceviamo - e, volentieri, pubblichiamo - una lettera di Alberto Brugnettini. Apre gli occhi su un problema talvolta inesplorato: i testi scientifici delle scuole inferiori (e superiori, aggiungo io).


Veduta satellitare del complesso di Isfahan. In questo sito lo «yellow-cake» viene convertito in esafluoruro di uranio, UF6 Caro direttore,
ieri sera mi ha chiamato mia sorella: disperata, chiedeva un intervento nella mia veste professionale di fisico nucleare per aiutare sua figlia (13 anni, 3a media inferiore) a comprendere il testo sul quale sarà interrogata prossimamente. Ridacchio e la prendo in giro per la sua nota allergia verso le materie scientifiche ma, dopo avere visto il libro – Gianni Arduino - “Tecnologia, Energia e Prestazioni per il terzo anno della scuola media (inferiore)” - mi sono dovuto ricredere.

L’autore si dilunga nello ‘spiegare’ che “L’albero di una turbina a vapore è messo in rotazione dalla formazione del vapore che passa attraverso diverse serie di palette contenute in cilindri separati: il vapore ad altissima temperatura entra nel primo cilindro ad alta pressione e nella turbina dove le palette sono più piccole [...] Successivamente il vapore, persa una parte della sua pressione passa nel cilindro a pressione intermedia con pale più grandi. Infine entra nella sezione dei cilindri a bassa pressione dove le palette sono ancora più grandi.” La prima volta che ho sentito parlare di turbine a tre stadi è stato all’ultimo anno di università, nel corso di Fisica del Reattore. I miei colleghi che hanno scelto altri indirizzi (astrofisica, fisica medica, fisica teorica ecc.) ne ignorano l’esistenza.

Nel capitolo successivo l’autore spiega (a dei ragazzini di terza media) come avviene la preparazione del combustibile nucleare, fornendo dettagli che persino mio figlio (maturità scientifica con buoni voti e una spiccata attitudine per le materie scientifiche) stentava a seguire: l’arricchimento dell’uranio naturale per aumentare la concentrazione di uranio 235, come si passa all’ossido di uranio, poi al trifluoruro di uranio e quindi all’esafluoruro di uranio, per terminare con la lega di zirconio con cui vengono incamiciate le pastiglie a costituire le barre di combustibile.

Troppo? Niente affatto! Nel capitolo seguente Gianni Arduino ci porta nel mondo della fusione nucleare spiegando che essa “avviene quando due nuclei leggeri - deuterio e trizio, isotopi dell’idrogeno - sono spinti l’uno contro l’altro sino a saldarsi [...] mentre sono racchiusi da una parete immateriale fatta di campi magnetici”.

Il testo è così farcito di vocaboli specialistici (atomo, molecola, alternatore, turbina, condensatore, deuterio, isotopo, uranio 235, nucleo, campo magnetico e chi più ne ha più ne metta) da sopraffare i giovani lettori e lasciar loro due sole alternative: imparare a memoria senza capire niente (e dimenticare tutto il giorno dopo), o disinteressarsi del tutto. La seconda scelta è ovviamente la più sensata (e, comprensibilmente, la più gettonata) ma, inutile dirlo, comporta l’insufficienza, l’etichetta di ‘asino’ ed il consiglio di non intraprendere studi ‘difficili’ alle superiori. Tutto ciò fa solo diminuire l’interesse verso le materie scientifiche e la ricerca.

Ricordo che mio figlio si era imbattuto in una situazione simile anni fa: in prima media (inferiore) il suo testo di geografia descriveva la Sicilia in termini d’industria chimica e petrolchimica, prodotto interno lordo, tasso di disoccupazione e quant’altro. Cinese.

Non c'è da stupirsi dell’aumentato coinvolgimento di psicologi nelle scuole: chiamati a risolvere i crescenti casi di alunni distratti, zucconi, chiacchieroni e disinteressati (ma va?) diagnosticano disturbi mentali fantasiosi dal nome pseudoscientifico, etichettando i bambini come affetti da ‘deficit d’attenzione’, ‘disturbo dell’apprendimento’, ‘disturbo matematico’, ‘dislessia’ e via delirando.
Meglio farebbero a rivolgere le loro ‘cure’ agli autori di certi testi scolastici o a chi ne consiglia l’acquisto, ché in questo turbinare di autori criptici, psicologi onnipresenti e studenti irrequieti, mi sembra che gli unici sani di mente siano proprio questi ultimi.

Cordialità,
Alberto Brugnettini



Carissimo Alberto,
con me lei sta sfondando una porta aperta. Io sono un ingegnere elettronico ed insegno elettronica ed informatica nelle scuole superiori da ormai dieci anni.

Mio figlio a breve compirà cinque anni, il prossimo anno entrerà nella ex-scuola elementare (ora si chiama primaria, ma poco cambia). Ricordo come fosse ieri i primi giorni dell'asilo (ho capito: ex-scuola materna, ora d'infanzia) e le maestre che ci dicevano: "Che belli questi bambini, pieni di fantasia, di entusiasmo, di voglia di imparare...".

La mia replica non tardò: "A voi i bambini arrivano così, io quando me li ritrovo nella scuola superiore li vedo spenti. Dunque tra asilo e scuola superiore qualcuno ha distrutto queste creature. Io voglio un colpevole!". Non me l'hanno mai dato, lei però mi offre un ottimo spunto.

Alcuni anni fa - parlando dei nostri programmi scolastici con alcuni colleghi - siamo stati costretti a farne una sintesi terrificante: "Bene, il generatore di corrente non esiste; conversioni stella-triangolo sono tabù; potremmo scrivere un libro 'L'elettronica a fumetti', però se il fumetto è lungo non ce lo leggono..." e via dicendo tra chi rideva e chi parlava molto seriamente.

Il risultato sono persone prive di fantasia e curiosità: gli ingredienti fondamentali che spingono un ragazzo a studiare. Io apro un libro perché mi incuriosisce, creo qualcosa di nuovo perché ho fantasia. Non c'è altra via.

In quinta superiore 1.000 per 1.000 fa 10.000, 8 diviso 8 fa 0. Io per spiegare multipli e sottomultipli devo ricorrere ai kiloeuro e megaeuro (solo così mi capiscono). Ma questa non è scuola: questo è un esamificio, con tanto di saldi di fine-quadrimestre per evitare un inutile spargimento di zeri.

Tornando alla sua nipotina io avrei una voglia pazza di interrogare quella maestra che gli ha "consigliato" quel libro. La prima volta che ho fatto conoscenza dell'esafloruro di uranio è stato all'esame di Fisica I dove dovevo calcolare la velocità di rotazione di una centrifuga per la produzione di Uranio238 "per fini immorali", come sottolineò poi il professore durante la spiegazione del compito.

Le consiglio un sito internet di matematica ricreativa "Base 5": http://utenti.quipo.it/base5/. Lo cura Gianfranco Bo, docente di matematica nella scuola media inferiore, di una didattica meravigliosa. Sa rendere la matematica una cosa bella, non un mostro di cui avere solo paure ed incubi notturni.

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