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Nuova tappa dei "Centopassi" di Libera in Puglia

Caselli a Lecce: "Legalità è cittadinanza"

Il procuratore alla presentazione della campagna di ascolto delle imprese presso la Camera di commercio
18 febbraio 2008 - Andrea Aufieri

Da sinistra a destra: Palmieri,De Scisciolo, Prete, Caselli, Casilli, Motta, Bruno


Una Camera di commercio stracolma ed un sincero affetto hanno accolto venerdì 15 a Lecce il procuratore generale di Torino Giancarlo Caselli, incaricato di trarre le conclusioni della presentazione del convegno “Cultura della legalità e sviluppo del territorio”. Un incontro stimolato dai “Centopassi” di Libera ed un’occasione per presentare i dati finali della campagna d’ascolto delle imprese ad opera di Prefettura, Camcom e forze dell’ordine riguardante anche i problemi dell’estorsione e dell’usura.

I dati presentati dal prefetto Gianfranco Casilli reclamano attenzione. Anche per quello che non dicono. Degli ottomila questionari recanti inviati ad altrettanti imprenditori leccesi ne sono ritornati 763. Tra questi il 61 percento ritiene che l’estorsione sia un fenomeno “molto diffuso”, ma solo l’1,8 percento ha dichiarato di subirla. “Un’ incongruenza” la definisce Casilli, soprattutto a fronte delle 111 denunce pervenute nel 2007. Più complesso il problema usura: solo undici segnalazioni lo scorso anno.

Un’interpretazione del comportamento così evasivo delle imprese la fornisce il procuratore Cataldo Motta, anch’egli accolto da un lungo applauso e dal ringraziamento del presidente Camcom Alfredo Prete “per aver liberato Lecce dalla bomba quotidiana”.

“L’usuraio-spiega Motta- è una figura che può sempre tornare utile”. Così, sebbene il Salento sia una terra che ha dimostrato di avere “gli anticorpi” alla mafia, non si può certo dire che comportamenti mafiogeni in seno alla società non persistano, perché hanno i loro vantaggi, come la protezione, ma rappresentano il primo passo verso l’acquisizione di attività legali da parte della criminalità organizzata e la cancerogena infiltrazione nell’economia pulita.“Un biennio tutto sommato tranquillo sotto l’aspetto militare- conclude il magistrato, riferendosi ai due omicidi per mafia avvenuti lo scorso anno- non sottende un rilassamento delle istituzioni e della magistratura: è la condizione ottimale per recuperare la piena legalità”.

Nisio Palmieri, responsabile della fondazione Unipolis per la sicurezza, ricorda a tutti quanto sia determinante per l’illegalità l’incertezza della pena e la lentezza dei procedimenti. Attraverso la citazione di numerosi ed eclatanti fatti di cronaca, poi, evidenzia che la Puglia non può ritenersi estranea alla criminalità organizzata. Un dato empirico, questo, puntualizzato dai numeri del brevissimo intervento del vicepresidente della Federazione antiraket e antiusura italiane (Fai) Renato De Scisciolo: il rapporto Fai individua la Puglia, la Campania e la Sicilia come regioni più a rischio estorsioni e usura. In particolare, questi fenomeni in Puglia riguarderebbero il 49 percento degli imprenditori. Rispondendo all’introduzione di Alfredo Prete, il coordinatore regionale di Libera Raffaele Bruno propone azioni concrete tenendo a mente che ogni anno 300mila giovani emigrano dalla Puglia in cerca di miglior fortuna.Ed è proprio da questo spunto che parte la riflessione conclusiva di Caselli: “Quella di Libera-esordisce- è legalità che paga in iniziative imprenditoriali legali e in impiego. Paga in cittadinanza”.La sua seconda riflessione è tesa ad analizzare il ruolo della politica: in due anni si è passati da ventimila a 50mila casi di indulto, con il risultato che ogni anno nelle carceri entrano 90mila persone e ne escono 88mila, e questo avviene senza distinzione tra reati.

“La tanto invocata tolleranza zero, se la si vuole applicare, deve essere estesa a tutti-prosegue-, perché è palese che in Italia ci siano giustizie ineguali: quella per i cosiddetti “galantuomini a prescindere”, quella per la gente comune, quella per gli immigrati”.Per la magistratura è molto complicato gestire una mole di processi quando il personale è carente e le procedure sono infinite: i cittadini trovano più semplice ricorrere agli usurai, e la società è sempre più indebolita da una crisi politica che favorisce l’illegalità, la quale a sua volta risucchia le forze sane. “Il lavoro da fare è molto-conclude l’ex procuratore di Palermo- e deve coinvolgere ogni singolo cittadino sul piano della coscienza e dell’impegno”.

Note:

http://www.liberapuglia.it

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